DAFT PUNK – “Random Access Memories”: La Rivoluzione Può Attendere.

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DAFT PUNK – “Random Access Memories”: La Rivoluzione Può Attendere.

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Abbiamo aspettato a recensire l’album più atteso degli ultimi anni, ci siamo presi del tempo per ascoltarlo con calma, capirlo, assaporarlo, sviscerarlo (anche godercelo) senza lasciarci andare a facili proclami, senza farci prendere la mano dall’emozione, per presentare una recensione matura di un’opera che ha letteralmente spaccato in due la critica. Partiamo da un concetto: “Random Access Memories” dei Daft Punk ci ha fatto innamorare sin dal primo ascolto, probabilmente dalla prima nota, nel suo essere splendida rappresentazione di gusto musicale, nella sensualità unica che riesce ad esprimere l’ultima fatica del duo parigino. Alla sua uscita non ha incontrato troppi consensi, purtroppo l’eccessiva attesa a volte tradisce e questo album è stato preceduto da una campagna promozionale mai vista prima, ce l’avevano fatto passare per la fatica discografica che avrebbe rivoluzionato la musica, non è così, ma senza ombra di dubbio è una delle cose più belle che abbiamo mai ascoltato, certamente la produzione migliore che sia uscita nel piattume più totale degli ultimi anni. Gli integralisti della musica elettronica, i romantici innamorati dei primi Daft Punk saranno magari amareggiati dal cambio di rotta (presumiamo momentaneo). Chi si aspetta le atmosfere spinte di “Human After All” rimarrà deluso, perché i DP hanno messo da parte il digitale, per ritornare alla musica fatta di strumenti, corde pizzicate e voci calde, meno sinth e più funk, hanno affondato le mani a pieno nella cultura musicale anni ’70 ed ’80 e l’hanno rivisitata con la solita sapiente genialità. Il brano d’apertura sembra una sorta d’avvertimento, quel “Give life back to music” quasi a sottolineare la volontà di un ritorno alle origini della musica disco che loro stessi hanno saputo rivoluzionare e portare verso la sua versione più elettronica. L’album si sviluppa seducente, morbido, coinvolgente lungo le sue tredici tracce, una più bella dell’altra, tutte diverse fra loro, impreziosite da collaborazioni che ne fanno una vera e propria perla. I Daft Punk tirano fuori dal cilindro un personaggio del calibro di Giorgio Moroder (gli amanti dell’immenso compositore della Val Gardenia saranno inorriditi al pensiero che ci siano voluti due francesi per riportarlo all’attenzione del grande pubblico italiano), in quella “Giorgio by Moroder” che è un vero e proprio monumento alla sua carriera, con l’artista di Ortisei che racconta la sua storia in una sorta d’intervista da bar con un sottofondo di qualità assoluta. RAM si sviluppa fra basso e batteria, si fa dolce con il pianoforte di “Within” suonato da Chilly Gonzales (pianista canadese fra i più apprezzati al mondo), solo il meglio per DP che poi si concedono due pezzi a firma Pharrell Williams, semplicemente il Re Mida della produzione discografica, non a caso fra queste due è stata selezionata “Get Lucky” come primo fortunatissimo singolo. Le sonorità più disparate s’inseguono nell’ultima fatica discografica dei Daft Punk, atmosfere puramente teatrali grazie all’interpretazione di un attore/compositore e, per non farsi mancare nulla, premio oscar come Paul Williams in “Touch”, per passare poi ad un’intro quantomai cinematografica per “”. Sublime nella sua semplicità “Fragments of time”, impreziosita dalla mano sapiente di Todd Edwards, vera e propria sintesi dell’intento di un album che punta dritto al cuore dell’ascoltatore. L’album chiude il suo percorso nell’esplosione in salsa electro di “Contact” con la collaborazione (l’ennesima per un lavoro costellato di stelle) di Dj Falcon, travolgente, dirompente, quasi a voler ricordare che i DP non mollano un beat. Cambia pelle il duo parigino, si regala un lavoro che sappia soddisfare il proprio gusto musicale, si discostano dalle opere presentate sino ad oggi, vestono diversamente la loro vena artistica e ci regalano un album che è un vero e proprio capolavoro, un’oretta di puro piacere musicale. Random Access Memories spazia, sfrutta la scena musicale funk e disco in tutta la sua ampiezza, colorandola in salsa lounge, si fa coccolare da basso e pianoforte, da synth e voci d’autore, utilizza la chitarra, quasi dimenticavamo che fra le collaborazioni c’è anche un “certo” Nile Rodgers giusto per non farsi mancare nulla, si concede gli archi e la batteria. Un vero e proprio frullato d’emozioni RAM, musica allo stato puro, espressione massima della genialità dei Daft Punk che si mostrano per la prima volta senza lo schermo della consolle e si concedono nella nudità dei loro gusti musicali. L’album è meno da ballo, non si rivolge al dancefloor, ma all’ascoltatore che vuole lasciarsi viziare da un lavoro dal livello sopraffino, da chi vuole lasciarsi cullare da sonorità delicate, introvabili, inimitabili, per un’opera unica nel suo genere.

Recensione di Emiliano Cuppone

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