L’unione trasversale degli opposti. “A Mazon” a Roma.

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L’unione trasversale degli opposti. “A Mazon” a Roma.

I “Ritmi Sotterranei” di Alessia Gatta scuotono il Teatro Vascello.

 

LocandinaWeb-(A-MAZON)[2]La percezione definita del bene e del male, dell’orrore e della meraviglia, del bello e del mostruoso, viaggia, esitante, lungo un fiume di incertezza. Una via trasversale forse congiunge le opposizioni dell’umana esperienza e in uno stretto corridoio di ambigua e mista materia c’è l’unica e reale natura di cui siamo il frutto. Il non esperibile luogo dell’unione degli opposti e il vorticoso moto di nascita, amore, distruzione e morte diventano, nell’immaginario coreografico di Alessia Gatta, lo spazio e il suono di una tangibilissima esperienza artistica. Invasori delle geometriche sezioni di un palcoscenico abilmente predisposto all’immediatezza visiva del contrasto, i danzatori mutano la forma e rimescolano la sostanza della materia in cui si insinuano. Figli della stessa natura che ne prevede la morte, nella vana speranza di dominarne i confini, gli uomini ugualmente mutano forma e colore, tra i tumulti di un amore vorace e di un odio desideroso che, apparentemente opposti, si ricongiungono infine nella curva degli estremi.

Sono diversi gli aspetti interessanti e degni di nota dello spettacolo A Mazon del gruppo Ritmi Sotterranei (in scena, in prima nazionale il 25 Maggio 2013 al Teatro Vascello di Roma).

C’è, innanzitutto, l’indubitabile abilità coreografica di Alessia Gatta, il cui vocabolario gestuale sorprende per originalità e ricchezza, grazie anche ad un formidabile senso ritmico che ne amplifica e valorizza le soluzioni dinamiche. Movimenti rapidi e repentini cambi di direzione, alternati a passi felpati e capriole silenziose, creano un unico, ondivago, percorso danzato che non perdona allo spettatore distrazione alcuna. Altrettanto indubitabilmente affascinante e ammirevole, l’affiatamento tra gli elementi del collettivo, il cui entusiasmo trapela nella capacità di privilegiare l’effetto coreografico dell’insieme rispetto all’eccellenza delle parti, con il pregevole risultato di offrire un disegno finale raffinato, pulito e omogeneo, indipendentemente dalle differenti abilità in scena (delle quali pure apprezziamo la varietà nello stile e nel carisma).

C’è poi il piacere di assistere ad un lavoro visibilmente accurato, la cui elaborazione ha coinvolto la creatività di apprezzati artisti innovativi e giovani, ognuno dei quali ha contribuito con misura, dedizione e precisione al comune progetto di A Mazon. Tra buio e trasparenze, il gioco luminoso di Marco Policastro si integra perfettamente con la coreografia di Gatta, rivelando inaspettate sezioni di spazio scenico in cui i danzatori sembrano specchiarsi e poi dissolversi come immagini sognate di notte e svanite di giorno. I suoni elettronici e i singhiozzi ritmici delle musiche originali di Federica Italiano insieme alla sonorità spigolosa e ipnotica delle poesie di Giovanni Fontana, perfettamente sposano l’aggressività muta di volti coperti e copricapi bizzarri; contemporaneamente ne sfumano il raccapriccio e ne svelano il senso, ritrovando l’ordine nel caos e l’equilibrio in una congiunzione di eventi estremi.

La cura dei dettagli è, certamente, la qualità più evidente di questo gruppo di artisti, il cui segno espressivo risalta netto e chiaro in ogni particolare (persino nell’accattivante programma di sala e negli affascinanti video di presentazione del progetto). Ma se pure non bastassero tutti questi elementi a sottolineare l’ottimo risultato di Ritmi Sotterranei, ci sarebbe comunque il pubblico del Teatro Vascello a decretarne il definitivo successo, a giudicare dall’entusiastica reazione e dai calorosi applausi di fine spettacolo.

Che un gruppo indipendente, ideato da una giovane artista, produca uno spettacolo tecnicamente compiuto e visibilmente apprezzato dal pubblico, non può che riempire d’orgoglio e fondare la speranza in un maggiore riconoscimento e sostegno della (buona) danza contemporanea italiana.

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