La Grande Bellezza e ..la Roma di Sorrentino

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La Grande Bellezza e ..la Roma di Sorrentino

La Grande Bellezza è un film potente, complesso ed estremamente, ma elegantemente, imperfetto.

Paolo Sorrentino è tornato a Cannes con un film stupendo nel classico “alto” stile italiano della La Dolce Vita di Fellini e de La Notte di Antonioni: un opera intrisa di una noia romantica fautrice di una analisi compita e raffinata di una Roma Cafonal.
La Grande Bellezza, come La Grande tristezza, può significare l’amore, o il sesso, o l’arte, o la morte, ma questa volta significa Roma, e il plot vuole affogare se stesso nella profondità insondabile di una Roma vacua e futile, pregna di storie e mondanità.

Scrive il Guardian: “Sorrentino è tornato a Cannes con un bellissimo film, girato nello stile classico della Dolce vita di Fellini e della Notte di Antonioni. La grande bellezza è un ritorno al suo naturale linguaggio cinematografico, dopo la difficile esperienza in inglese con Sean Penn in This must be the place. Il film è superbo, ma c’è anche un eccesso di ricchezza che va un po’ a discapito delle emozioni. Toni Servillo meriterebbe il premio per il miglior attore, grazie alla stupenda interpretazione di Jep”.
Si puo’ fare una dolce vita cafonal con citazioni di Celine, canti gregoriani, sindromi di Stendhal e con al centro una Roma indolente, barocca, papalina, bella quanto distaccata?
La risposta è si, poiché una Roma indolente, stra-cafona, con donne di plastica e uomini da poco e’ quella che Sorrentino sa mostrare in una serie di quadri esteticamente perfetti. La Grande Bellezza è uno straordinario concerto audiovisivo dove suoni e immagini sono in perfetta armonia gli uni con gli altri,: il sacro e il profano continuano a mescolarsi, ma nella Roma di Sorrentino ogni illusione sembra definitivamente perduta.
Un ritorno alla forma naturale e linguaggio cinematografico per Sorrentino che, dopo il suo This Must Be The Place, torna nel suo elemento, sconfinando in scene di apertura elettriche e costruite alla perfezione. Innegabili sono le emozioni estetiche che la padronanza della macchina da presa del regista può generare, volteggiando tra le statue testimoni del passato e il reame di caratteri che ruota su Jep.

Struggente nei suoi movimenti di macchina sinuosi, Sorrentino firma composizioni da regista, con rettilinei zoom da sogno e la sua “divulgazione” di persone bizzarre ed esotiche su ogni angolo di strada, che conferiscono corpo ad una città che  allo stesso tempo sembra familiare e completamente estranea.

Toni Servillo
Inutile girarci intorno: la differenza la fa lui (Jep), lo strepitoso attore Toni Servillo. Questa volta il personaggio è insidiosissimo, chiamato com’è a simboleggiare il vuoto, il cinismo, la decadenza della società italiana. Tra le mani di Servillo, Jep Gambardella pulsa di verità, fragilità, rimpianto. Non una macchietta, ma piuttosto la quintessenza di una affascinante atarassia; un uomo che ha nascosto dietro al “successo” la sua infelicità.
Verdone nel ruolo di uno scrittore fallito e succube, Sabrina Ferrili nel ruolo di Ramona, ragazza ambigua e coatta, senza dimenticare le pennellate di tipi con umorismo fortissimo come il chirurgo di Popolizio o il gallerista di Lillo Petrolo, completano un cast composto da personaggi ben delineati e focalizzati.
La grande bellezza si sviluppa, ma si incaglia pure, tra i piani sonori e visivi : non è il miglior film del regista poiché a volte appare in difficoltà nello districarsi tra le tante trappole narrative sottese da Sorrentino. La storia gira troppo a vuoto perdendosi nelle impressioni e tramutandole in tempi morti magistralmente accurati.

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Il protagonista non è deluso dalla vita, e nemmeno dalle persone che non riescono a rendersi conto che la vita è deludente, è solo infinitamente tollerante, ed esprime il proprio rammarico con l’eleganza “stanca” di un vampiro che è già cenere bianca . Nonostante le imperfezioni derivanti da un eccesso di ricchezza e di magniloquenza, che saltuariamente adombrano l’emozione sotto una fredda tristezza operistica, La Grande Bellezza è cinema pure couture brillantemente eseguito, ipnotico e imperfetto.

La grande bellezza di Paolo Sorrentino esce il 21 maggio nelle sale italiane, il giorno dopo essere stato presentato a Cannes. Nel cast, tra gli altri, ci sono Toni Servillo, Carlo Verdone e Sabrina Ferilli.

 

Scrive Jay Weissberg di Vanity Fair: “La grande bellezza è un ricco banchetto cinematografico, che omaggia Roma in tutta la sua bellezza e superficialità. Di certo farà venire un’indigestione a qualcuno, che potrebbe vederla come l’opera di un cinefilo in posa che manca di vera profondità. E non importa se la stessa critica è stata mossa alla Dolce vita 53 anni fa. Il confronto non è casuale: come il capolavoro di Fellini,La grande bellezza fa di una figura esausta dal punto di vista esistenziale una guida dantesca attraverso la decadenza della vita romana”.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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