Il Cantico di Pietra – Terza Mente

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Il Cantico di Pietra – Terza Mente

Il Cantico di Pietra – Terza Mente

terza mente

Ion prosegue lungo il porticato; viene a prenderlo senza preavviso, sotto la pioggia di petali che bombarda vacuamente il rialto maculato, sbavandone i contorni.

Un sobborgo all’ombra di acuite ragnatele metropolitane, tana calda sul fondo sempre proclamabile, ventre stradale materno di una generazione sconfinata.

Le costruzioni mirano alto, ma non sono che spighe di grano piegate a vicendevole asfissia; solo un vortice capovolto si staglia a vegliare sullo sterminato incolto, una costruzione d’altra razza, e noi tutti fossimo funghi e parassiti sbocciati; come se quello impattasse meteorite e noi brulicassimo aminoacidi con ancora un’intera evoluzione (o devoluzione) da sudarci. La piramide risplende d’un colore al di là delle tinte, basandosi fedele sulla lucidità o l’opacità con cui risponde alla luce gettata senza ritegno sulla città; un altro registro, un altro valico, un ideale disciolto. Non sorprende che lui decida d’incamminarsi, stanco, verso il totem; del resto non che possa dissimile: il motel in cui la notte passò è appena crollato e le strade non hanno nome, né direzione, né tratti che le distinguano e le raccordino.

Qualcuna, lo ammetto a caso, s’avvicina dal bordo sfocato con passo deciso ma abbastanza vario da attirare l’attenzione. Gli si piazza davanti, mani suoi fianchi coperti da una vestaglia in cui spartiti litigano tra suoni cacofonici; il risultato sono emanazioni d’incroci tra canzoni demagoghe e opposte, eppure infarcite d’amor proprio e mattoncini: un esito decente, quantomeno lavorato.

-La confusione è sinonimo di vuoto; metafora per renderci curiosi anche quando non lo siamo…vuoto, neanche il nulla, nemmeno un cantiere…sì, ascoltami, sinonimo di vuoto…-…ha una voce bella ma fin troppo piena: quella meraviglia faticosa, quel qualcosa in cui metti del tuo per coprire il proseguo; non saggio udire …non a tenuta magna…

-O di troppo.- la sua invece esce roca, ma non sotto qualche precisa motivazione: semplice mancanza d’esercizio.

-Di troppo non abbiamo mai, d’estremo e gigante e titanico nemmeno; sul nostro piatto non ci sono che briciole…-

-E tu sei affamata?-

Le dita di lei scivolano a tastare i bordi della veste, che hanno preso a svolazzare di cangiante vita propria…-Oh, puoi dirlo, esemplificarlo al mondo e sperare che qualcuno là sopra o lì sotto ti ascolti, ma dipende da dove il creatore di senso si mette quando costruisce, e con che entusiasmo ed estro il gemello a plasmare rifinisce…-

ION la squadra in diverse dimensioni, ma avverte subito troppo grossolanamente: la messa a fuoco avrebbe dovuto attendere, l’infatuazione meno; è alta e d’un vago longitudilineo, ma bastano gli occhi, totalmente sincroni tra loro, a far capire che non sia una semplice comparsa.

-Immagino tu sia qualcuno di importante…-

-Discretamente e potenzialmente sì…ma nella contingenza, poiché nasco da una domenica sera prima di grandi eventi e grandi prove, mi chino a te e al tuo egocentrismo…-

-Vorresti…quindi…- per la prima volta si schiarisce la trachea, ma con scarso successo, -…seguirmi?-

-Che diverso snodo apprezzabile persiste? La città una tappa forzata, e sinceramente non ricordo da quando me ne sto qui in un angolo, sformata, ad aspettare un collante sufficiente…non che questo sia perfetto, ma sempre meglio dell’anonimato…-…era troppo bella, di quella bellezza sotterranea che si lascia prendere senza difese e poi ti assale, da ogni lato…

-…meglio…?-

-Abbracciare l’universo assoluto, una scintilla indefinita di potenzialità…un sogno che non fa altro che succhiarti la contingenza, una bella morfina che rimbomba nelle vene del tuo cervellino, una mitologica comunione di fluidi corporei che non hai il coraggio di procacciarti…qui almeno nasci per crearti le tue occasioni, e un discorso si può imbastire…-

-Ma…vedi…- ora aveva lui le mani sui fianchi (ruvido)., -…la bidimensionalità non appaga…almeno quasi sempre…-

-Sarei più reale di tante persone vere, inciderei incomparabile a fin troppi gesti e smancerie di chi vanta x,y,z…voglio andare in controtendenza ora che la moda d’ovunque è lamentarsi…una creatura devota che usa i propri lati scuri a sostegno della luce che tiene…- i suoi occhi roteano, come a cercare un’ispirazione o meglio un sostegno nell’aria di quanto stia dicendo (dio?).

Solo insetti che logorroici secernono legno marcio con cui si perpetuano sogni fatiscenti.

All’infinito.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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