Eroe universale e genio russo. “Grigorovich e l’espressione del balletto” a Roma

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Eroe universale e genio russo. “Grigorovich e l’espressione del balletto” a Roma

Nella Casa dei Teatri di Villa Pamphilj, Roma omaggia uno dei più grandi coreografi del ‘900.

 Ivan il Terribile

Madre e musa di arte e bellezza Villa Pamphilj è l’angolo incantato di un mondo nervoso; immobile ma viva, generosa eppure altera, la natura di Roma esplode qui trionfante e radiosa. Già perfetta cornice e naturale scenografia di estive notti danzanti, la Villa accoglie e custodisce da ieri la traccia preziosa di un uomo la cui vita si fonde, tra coraggio e fatica, rigore e dolore, tradizione e modernità, con la storia e la gloria del balletto russo del ‘900. Funambolo tra codice classico ed espressività contemporanea, repertorio e innovazione, atletismo e teatralità, Yuri Grigorovich è l’artefice e il simbolo di oltre trent’anni della migliore coreografia russa.

Nel 1957, la creazione Il Fiore di Pietra del trentenne Grigorovich rivela al pubblico russo del Teatro Kirov il talento incontenibile di un giovane coreografo destinato a segnare la vicenda creativa della danza russa e l’estetica del balletto classico. Da allora, dalla ricerca continua di una nuova forma gestuale ed espressiva, nasceranno i capolavori che diventeranno l’immagine del balletto russo e della fortuna del Teatro Bolshoi. Spartacus, Ivan il Terribile, Lo Schiaccianoci, La Leggenda d’Amore consegneranno definitivamente alla storia il quadro di un trentennio di dedizione coreografica e instancabile creatività. Yuri Grigorovich non è solo il carismatico direttore artistico (dal 1964 al 1995) di uno dei più grandi teatri del mondo, e neanche solo l’autore di alcuni dei più famosi balletti del ‘900; è, più di tutto, il creatore e l’ispiratore dello stile più tipico e più riconoscibile della danza russa e del segno ineguagliabile dei suoi interpreti; è il promotore dell’incontro più vivo tra danza, musica, pittura, luce e colore; è l’emblema della più riuscita formula estetica ed espressiva della coreografia russa e mondiale.

P1330081Per onorare l’esperienza artistica di Yuri Grigorovich la Casa dei Teatri di Roma accoglie dal 5 Maggio al 16 Giugno, fotografie, locandine, documenti e costumi che ne rintracciano il percorso coreografico e creativo, a partire dalla prime produzioni che ne consacrarono il mito; provenienti dal Museo Statale del Teatro A.A.Bakhrushin di Mosca, il materiale è oggi esposto nel Villino Corsini grazie ad una mostra promossa dall’Assessorato alla Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, da Biblioteche di Roma e da Teatro di Roma, in collaborazione con Accademia Arco, Museo Bakhrushin e Zètema Progetto Cultura, a cura di Nadeshda Savchenko e Irina Gamula.

L’inaugurazione della mostra, nel pomeriggio di ieri, ha permesso ai presenti di ascoltare l’accurata presentazione del progetto da parte di Larissa Anisimova, Presidente Onorario Fondazione Internazionale Accademia Arco, Daniele Cipriani, Direttore Artistico Premio Positano Léonide Massine, e gli illuminanti interventi di Concetta Lo Iacono, Università degli Studi Roma Tre e di Micha van Hoecke, Direttore del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. È Lylia Ibragimova ad introdurre la mostra e a riportare il messaggio e i ringraziamenti del direttore del Museo Bakhrushin di Mosca: “Siamo grati e felici che abbiate accolto qui a Roma la figura di una nostra leggenda alla quale anche voi siete legati e interessati. L’importanza del lavoro di Grigorovich per il balletto non si può racchiudere in una parola poiché si tratta di un vero patrimonio e di una ricchezza da raccontare; qui potrete vedere alcune foto dei suoi capolavori e alcuni bozzetti che testimoniano la sua lunga collaborazione con il grande scenografo e costumista Simon Virsaladze. I balletti di Grigorovich sono ancora oggi la parte più importante del repertorio del Teatro Bolshoi e l’esposizione è legata anche all’ottantacinquesimo anniversario dalla sua nascita”.

Continua Daniele Cipriani: “Il Premio Positano del quale sono attualmente direttore artistico è, da quarant’anni, l’Oscar della danza e ha permesso al pubblico italiano di ammirare le più grandi stelle del balletto russo, tra le quali gli stessi Ekaterina Maximova e Vladimir Vasiliev che vediamo negli scatti di questa mostra e, più recentemente, Ulyana Lopatkina e altre giovani stelle di oggi. La Russia ha il grande merito di celebrare e riconoscere il proprio balletto. Lo scorso anno, con la consegna della medaglia di Roma ad Elisabetta Terabust, abbiamo dimostrato anche noi di saper rispettare i nostri artisti. Questo è il mio personale input. Dopo il gemellaggio Positano-Roma Capitale dello scorso anno, ricordo che anche questa mostra sarà presente a Settembre a Positano”.

Concetta Lo Iacono precisa alcuni aspetti della genialità del maestro russo: “Grigorovich ha 85 anni, e di questi, 40 li ha vissuti al Bolshoi. È stato direttore del grande teatro nell’era sovietica e in quella della nuova Russia e non è mai venuta meno la fiducia nei suoi confronti. La sua direzione è durata a lungo e si è guadagnato per questo anche la qualifica di “despota”; come l’ultimo guerriero è riuscito a tenere insieme una compagnia di balletto. L’occidente non lo ha accolto subito e facilmente proprio perché lo ha visto inizialmente come un “dittatore” del balletto. Ma di certo il suo pregio è stato quello di garantire stabilità alla scuola russa; ha consentito ai suoi danzatori di stare in scena per molti anni con un repertorio in continua crescita e con il loro stesso personale apporto. La fotografia che vedete in questa mostra è particolare: in quegli anni non si voleva cogliere il movimento come si fa oggi, ma si cercava, piuttosto, di costruire una storia attraverso le immagini; per questo essa potrebbe apparire ai nostri occhi persino “statica”. Lo stile di Grigorovich non è stato inizialmente del tutto classico, ma influenzato dal carattere, da momenti della vita russa e degli stati sovietici dell’epoca; esperto di danze orientali e popolari egli le ha rivisitate attraverso lo spettro della danza classica”.

Infine il coreografo Micha van Hoecke interviene rivelando il senso più profondo della danza di Grigorovich: “Io sono mezzo russo e ricordo che, da ragazzino, avevo un’idea della danza che non era quella dell’Opera di Parigi ma della Russia e dei suoi grandi nomi come appunto quello di Grigorovich (che poi incontrai quando lavoravo con Bejart). Il paese stesso, la Russia, si esprime attraverso la danza, il canto e la musica. Questo esiste anche in Italia, ma qui non viene approfondito e studiato o magari, semplicemente, non viene fatto con lo stesso gusto e piacere. Ci sono diverse figure nella storia dei danzatori russi, ma su tutte prevale quella dell’eroe. Vasiliev lo era, lo rappresentava perfettamente (pensiamo a Ivan il Terribile o Spartaco). Sta anche in questo l’espressività di queste fotografie: esse possiedono e mostrano una verità; sono composizioni che fanno sognare quello che non si è visto, sono fatte per viaggiare, per guardarvi dentro e per andare in profondità. Grigorovich stesso diventa l’eroe che ha rivoluzionato il balletto. C’è davvero qualcosa di potente in queste immagini, esattamente come nei suoi balletti. Il popolo russo può privarsi di tutto ciò che è alla moda ma non del teatro. In Russia si danza per dare senso ed espressione alla propria anima. Per fare questo bisogna avere il fuoco sacro, la fede e il coraggio. “Alzati e danza” è il monito che risuona sempre. Questa mostra è l’omaggio ad un artista potente e presente tra di noi”.

 

Per informazioni sulla mostra: http://www.culturaroma.it/12?evento=1014

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