Primo maggio, il concerto che si prende in giro e prova a svecchiarsi

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L’edizione 2013 del concerto di piazza san Giovanni si muove tra i limiti ideologici che l’hanno generato e il tentativo, soprattutto musicale, di rinnovarsi

primo-maggio-elio-e-le-storie-teseIl punto sul concerto del primo maggio lo potrebbero fare tranquillamente Elio e le storie tese con Il complesso del primo maggio, canzone singolo del nuovo album, che aveva creato un po’ di scalpore nel criticare i gruppi e le modalità datate con cui si svolge da 25 anni quasi il concertone. La stessa Susanna Camusso, leader della CGIL, tra i 3 sindacati che organizza il concerto, ha definito datata, da rivedere la formula. Eppure, a suo modo, il carrozzone di piazza san Giovanni continua ad andare avanti, a ridersi addosso e a cercare di appigliarsi a qualcos’altro.

Per esempio alla musica, unico faro possibile. E allora è perfettamente coerente che headliner del 2013 sia stato proprio il complesso sopra citato che alle 22.30 circa ha regalato al pubblico mezz’ora di risate, spettacolo (Mangoni sempre fulminante) e grande musica culminata con la liberatoria Parco Sempione. La canzone incriminata però sta proprio a scandire le riflessioni su un immaginario musicale che non ha praticamente pubblico (quest’anno in diminuzione, forse anche per la pioggia, nonostante i 700.000 spettatori dichiarati dagli organizzatori) ma che si sposa perfettamente all’idea antiquata di musica di sinistra. La prima ora dedicata ai giovani gruppi impegnati in un concorso da talent show (vinto dai Crifiu, anche se chi scrive preferiva i Toromeccanica, che abbiamo intervistato) sembrava rispondere ai cliché irrisi da Elio, un impasto di folk dialettale e influssi etnici, percussionist cubani “ricollocati” in un gruppo sardo, che ha praticamente distrutto un intero immaginario musicale, ché non si può chiedere musica nuova limitandosi a pizzica e taranta. E anche la prima parte del concerto vero e proprio ha visto il trionfo di quella musica “del territorio” che non sa diventare glocal, ma si limita a rivendicazioni culturali senza spessore: spiace per un grande come Enzo Avitabile, bloccato nella riproposizione sterile della tarantella, mentre gli Africa Unite, seppure fossilizzati in musica e parole da centro sociale, sanno il fatto loro e sanno condurre il pubblico interessato.

Marco Notari ed Enzo Rubino dovrebbero essere il primo tassello di un rinnovamento almeno anagrafica, ma la loro musica si perde nell’anonimato. Il meglio arriva nella seconda parte del pomeriggio, e qui si possono vedere primi accenni a un cambiamento anche comunicativo: se la dance intelligente di Motel Connection è più nelle corde, il rock ‘n roll (celebrato anche da Elio) che chiude la prima parte è davvero notevole e tra i Marta sui tubi (a breve la nostra intervista) e I ministri gruppi pronti al salto di qualità, fanno capolino anche i Management del Dolore Post Operatorio, che scandali religiosi a parte dimostrano live un tiro che sul disco si era già fatto sentire. E allora tanto vale gettarsi a capofitto nel sudore, nella polvere e nel fango (ché tanto piove) del rock: peccato che l’orchestra rock, una sorta di nazionale dei migliori solisti e cantanti della scena, nell’omaggiare la storia della musica italiana resti sul consunto. Morandi, De Gregori e Dalla (che conferma l’adorabile Erica Mou, prossima al nuovo disco e anche lei raggiunta dalle nostre domande, come interprete di Futura), tutto giusto, ma che incredibili vibrazioni escono nei 10 minuti di suite progressive che celebra Area, PFM e Banco del mutuo soccorso, con Vittorio Nocenzi e Francesco Di Giacomo sul palco? Tanto vale allora lasciare che i cantautori contemporanei entrino davvero in contatto col pubblico: Daniele Silvestri, quasi a sorpresa e amatissimo dalla piazza, canta solo un brano (A bocca chiusa) e commuove il pubblico del concerto col più grande applauso sordomuto mai visto; Max Gazzé testimonia la sua diabolica abilità pop nel coinvolgere la folla; Vinicio Capossela è poesia allo stato puro e l’omaggio di De André al padre vale più di 100 cover.

Quello che proprio non funziona è il contesto ideologico che non interessa a nessuno, o meglio non può più interessare in queste forme, perché paiono completamente fuori dalla società, dal linguaggio dei ragazzi, dal modo di partecipare alla politica e alle lotte. Il comizio del disoccupato, del ricercatore, del precario, la lamentela e l’accusa declamate a un pubblico che non sa cosa farsene, perché fuori dai meccanismi e perché provenienti da forze che non sono riuscite a fare in modi che lustri di lamentele diventassero azioni concrete. E anche lo “spettacolo” a uso e consumo della tv non ha forza sebbene Geppi Cucciari se la sia cavata. Ma i ritmi del piccolo schermo non sono conciliabili con platee più o meno oceaniche, i siparietti comici non comunicano mai, se non provocano imbarazzo, il contesto svanisce del tutto per lasciare spazio al solo testo, ossia la musica. Ma anche la stessa Camusso dichiara che serve qualcosa di nuovo per parlare ai giovani. Proponiamo che si riparta dalla proposta musicale, cuore di un concerto.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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