Serata Stravinskij a Roma. Implacabile, impeccabile Aterballetto.

Omaggio ad Andrej Tarkovskij: il contest che fa per te…
25 Aprile 2013
L’Oroscopo di Glo Previsioni Astrali dal 29 aprile 5 maggio 2013
29 Aprile 2013

Serata Stravinskij a Roma. Implacabile, impeccabile Aterballetto.

Serata Stravinskij a Roma. Implacabile, impeccabile Aterballetto.

Le coreografie di Mauro Bigonzetti aprono il Festival Internazionale della Danza 2013.

festival danza 2013

Nel paese della discordia, l’unanime consenso che legittima Aterballetto sul trono del regno della danza contemporanea italiana incoraggia speranze assopite e assume impensati risvolti salvifici. Che sia proprio la scia di bellezza e dedizione della danzante compagine reggiana a disegnare la mappa di un percorso condiviso sembra donare insperato ossigeno all’asfissiante cinismo dell’animo contemporaneo. Mauro Bigonzetti del resto, ben lontano dall’adagiarsi nel regale mantello, pare servirsene, in guisa di stregone, per scoprire d’un sol colpo le magiche creazioni del suo estro inquieto. Più di ogni altra cosa, è l’abilità di Aterballetto di rinnovarsi e rigenerarsi a scuotere l’illusoria quiete del già noto e del già atteso; è la capacità di sorprendere e travolgere la baldanza del comune fruitore di balletto a fare di Aterballetto una creatura viva, ansiosa e scalpitante, da sempre giovane eppure saggia, disciplinata eppure folle. Se poi è Igor Stravinskij a celebrare il rito perfetto di un connubio ideale tra suono e movimento, grazia e vigore, il potere sinistro, ammaliante e irresistibile di Aterballetto si sprigiona invincibile e avanza implacabile.

A chi conserva nella mente e negli occhi il coriaceo codice di Les Noces nella strutturata coreografia di Nijinska (1923), l’impresa bigonzettiana di riproporne lo spirito, disobbedendo alla forma e reinventandone la materia, appare quanto mai coraggiosa e degna di plauso. Affidandosi all’inquietudine musicale di una partitura drammatica che scandisce inclemente un rituale antico e inflessibile, tra note di pianoforti che piangono, voci di cori che comandano e tuoni di percussioni che decidono, Bigonzetti dipinge in scena un quadro dalla tinte scure, in cui un registro gestuale trattenuto e teso, costringe e contiene l’energia vitale dell’amore giovane, inchiodato ad un rigido talamo ed esposto allo sguardo del mondo. Non rinuncia, Bigonzetti, all’espressione sofferta di quel che si nasconde sotto le pieghe perfette degli abiti neri dei suoi ballerini e tra gli spigoli metallici delle sedie traballanti di un convivio scomodo; è nell’ipnotico scalpitio delle sedie, nel teso intrecciarsi delle gambe e dei piedi nudi delle ballerine, nelle rigide mani uncinate dei danzatori e nella sonorità dei salti potenti da un piano all’altro della scenografia che gli uomini e le donne di Bigonzetti dichiarano insofferenza e ribellione, in un desiderio di catarsi che sembra non compiersi mai. Ineluttabilità naturale che pare inesorabilmente svelarsi nel finale dai lenti rintocchi stravinskijani, in cui i lampi di luce alternata, nel movimento costante di sedie oscillanti da un tavolo, scandiscono l’eternità della necessità universale, mentre una coppia di ballerini si scompone e ricompone negli incastri scomodi e infiniti della vita. Les Noces di Aterballetto rivela un aspetto inedito e imprevisto di fascinosa severità e algido distacco coreografico che ammonisce e rieduca lo sguardo altero dello spettatore abitudinario nel sadico gioco bigonzettiano del mostrare e nascondere, esplodere e contenere, darsi e negarsi. Comprendiamo dunque, nel quadro complessivo di una serata stravinskijana orientata verso la deflagrazione sonora e visiva di Le Sacre, il senso e il valore di una breve composizione di passaggio come Intermezzo sulle note regolari e dolci di Suite italienne; è la plastica linearità delle più riconoscibili forme di Bigonzetti che assicurano il riequilibrio dei tormenti; è la placidità della bellezza morbida di corpi di velluto azzurro a compensarci della rigidità spigolosa che ci ha appena schiaffeggiato; è tra le curve rassicuranti di scarpette da punta, braccia arrendevoli e colli sinuosi che ritroviamo gli intrecci amorosi più rappresentativi, eppure sempre diversi, del linguaggio tipico bigonzettiano. Tre coppie di celestiale bellezza si alternano tra i resti scenografici del rito appena compiuto e, azzerando ogni codice, si compenetrano amorevolmente sostenendosi nei precari e instabili equilibri dello scambio umano e del piacere sublime finché tutto è pronto per il terzo atto di una serata perfetta, ideale, compiuta. L’inondazione che segue è il rituale della primavera di Le Sacre, tra le note vigorose e spietate del più ossessivo Stravinskij e la danza energica e ferina del più insaziabile Bigonzetti. Le Sacre è un’onda inarrestabile che nella sua liquida consistenza entra ed esce dalle menti e dai corpi dei ballerini, ignari strumenti di uno slancio vitale selvaggio e indomabile che costringe la materia al movimento, alla trasformazione, alla morte e alla rinascita. Eccezionali i diciotto ballerini di Aterballetto, instancabili esecutori di architetture impossibili: la fierezza energica di Noemi Arcangeli, l’eleganza lirica di Johanna Hwang, la dinamica plasticità di Hektor Budlla e la virile danza di Valerio Longo sono solo alcuni dei tanti tasselli che compongono il puzzle perfetto di un ensemble impeccabile.

 Apertura senza dubbio ideale e di successo per il Festival Internazionale della Danza 2013 della Filarmonica Romana, in programma al Teatro Olimpico di Roma fino al 24 Giugno e dedicato alla grande scrittrice, critica e giornalista Vittoria Ottolenghi.

Programma del festival http://www.filarmonicaromana.org/index.php/calendario-concerti/item/126-festival-internazionale-della-danza-2013

Comments on Facebook

Comments are closed.