Per fortuna dormo poco di Tommaso Di Giulio

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Per fortuna dormo poco di Tommaso Di Giulio

Di Giulio gioca col pop e la canzone d’autore e fa centro al primo colpo.

tommasodigiulio_CD_cover lrSalti di qualità, capitano ancora. Per esempio è capitato a Tommaso Di Giulio, che dopo un po’ di tempo con gruppi e complessi, serate in locali e locande arriva al disco solista con la sicurezza di chi sa qual è musicalmente la sua strada. Per fortuna dormo poco è la prima tappa, ma anche il primo obiettivo, di un percorso che unisce la canzone d’autore contemporanea col gioco della musica, degli arrangiamenti, delle parole, col sorriso sulle labbra che non manca però di zampate malinconiche.

Immagine rockabilly – da dove è partito -, voce calda e ironica, testi ricchi di intelligenza, Di Giulio parte soprattutto dall’idea della musica pop come veicolo nobilissimo proprio perché libero e aperto a tutti per proporre idee, racconti, ritratti che da Max Gazzé (con cui ha duettato e calcato i palchi) salgano a ritroso fino a Lucio Dalla, le sfumature di anime turbate, di piccole storie tragicomiche, messe al servizio della ricchezza degli strumenti, degli arrangiamenti, dei percorsi sempre in divenire delle sue idee. Il cantautorato in perfetto equilibrio sbilenco.

Aperto da Domenica Natale, che sembra proprio la summa perfetta della descrizione dell’album, Per fortuna dormo poco è un ritratto prossimo all’auto-ritratto, colori pastello che ingannano gli occhi celando venature più ombrose: Le mie scuse più sincere, che tra i ritmi vivaci di folk nostrano fa affiorare melodie sincopate e toni più sobri, In confidenza, piccola ballata a fior di lacrime, Trasparente, racconto di un sogno piccolo, fatto di pensione e casa in periferia, Canzoni allegre, che insinua l’ironia fin dal titolo. Il mondo poetico e sonoro di Di Giulio è un caleidoscopio che mescola suoni e provenienze, in cui le chitarre e gli archi (Farò colpo), l’elettronica (la title-track e Per farti un dispetto, primo singolo), il pianoforte come diario di una disperazione minima (Lievito, forse il pezzo più bello) e il rock come retaggio primigenio (Voglio un monitor); ad amalgamare tutto l’uso sicurissimo, sapiente, adatto delle parole, la capacità di dominare la parola e di non lasciare che domini la musica.

Non è solo un esordio che promette grandi cose, Per fortuna dormo poco. E’ un disco bello e sicuro, maturo anche oltre i diretti meriti di Di Giulio, prodotto e arrangiato con la professionalità di chi sa cosa come catturare il pubblico e l’estro di chi ama i suoni e le note come colori da rimescolare. E’ in tour in questi giorni. Ci piacerebbe avere conferma delle nostre parole proprio sul palco di un live.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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