Tommaso Di Giulio, un cantautore da grande schermo

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Tommaso Di Giulio, un cantautore da grande schermo

Dal cinema alla musica, dalle band all’esordio solista: incontro con Tommaso Di Giulio, musicista pronto al grande salto.

tommasodigiulio_CD_cover lrIl concetto di gavetta in ambito artistico è stato forse un po’ trascurato in questi ultimi anni, le meteore e le microstar televisive hanno ridefinito i contorni dello spettacolo e della musica in particolare. Eppure qualcuno che ha sudato in club, salette prove e quant’altro c’è ancora e lo abbiamo incontrato: è Tommaso Di Giulio, cantautore romano che debutta in questi giorni col suo primo album solista dal titolo Per fortuna dormo poco. Artista 27enne che alla passione per il cinema (figlio di un noto doppiatore, anche critico e commentatore cinematografico) ha sempre accompagnato quella per la musica: cantante, bassista e chitarrista, autore di canzoni da solo o per gruppi come Bal Musette Motel, compositore di musiche per spettacoli teatrali e progetti audiovisivo fino a farsi notare come solista, col 2° posto a Musicultura e la selezione nei 60 di Sanremo Giovani 2013.

Sarebbe un esordio, ma in realtà non lo è, vista la tua esperienza: cosa c’è dei tuoi trascorsi e cosa c’è di differente?

E’ in effetti un nuovo esordio, se vogliamo già cominciare con gli ossimori. Il mio album auto-prodotto, Tutto Il Male Vien Per Nuocere, è stato necessario per arrivare a questo Per Fortuna Dormo Poco, che però è stato prodotto da Leave Music e distribuito da Universal Music. Quest’ultimo lavoro è meno oscuro del precedente, ma più ricco negli arrangiamenti e pieno di colori. E’ sicuramente un percorso unitario ma in cui si inseguono canzoni per tutti i gusti, dal folk-rock al pop con quartetto d’archi fino ad arrivare a sonorità più aggressive. Spero che possa piacere sia a chi ama sentire i dischi dall’inizio alla fine (come me) e sia a chi fruisce la musica in maniera più frammentaria.

Ci sono molti stili e registri, ma anche un’identità precisa nelle parole e nella musica: chi sono le tue bussole musicali e poetiche?

Non pensare prima ad un vestito predefinito da cucire alle canzoni mi permette di spaziare di volta in volta tra generi ed atmosfere diverse, anche antitetiche. Questo però fa si che testo e musica si sposino in maniera più naturale; ogni canzone nasce molto spontaneamente, non mi è mai capitato di mettermi seduto e dire: ora scrivo un pezzo hard rock o una ballata romantica. Sicuramente tra le mie principali fonte d’ispirazione ci sono Franco Battiato e David Bowie, di cui ammiro l’incredibile libertà espressiva e la capacità con cui negli anni sono riusciti e tutt’ora riescono ad osare e sperimentare rimanendo “pop”. Tuttavia mi piace veramente troppa roba, ma dovendo sintetizzare un piccolo pantheon particolarmente influente ti dico, esclusi i già citati: Mike Patton, i Talking Heads, Frank Zappa, Piero Ciampi e Paul McCartney.

Come ti poni rispetto a quelle che ormai vengono concepite come le uniche vetrine musicali possibili, come i talent show e il festival di Sanremo e simili?

Sarò snob e banale ma penso che i talent, fatta qualche rarissima eccezione che conferma la regola, siano abbastanza nocivi per il panorama musicale. Sono sostanzialmente una fabbrica di “voci”, di interpreti che spesso interpretano (fin troppo) pezzi altrui dando massimo sfoggio di doti vocali senza magari aver compreso appieno il brano con cui ci si sta misurando. Si è estremizzata una concezione di gara in cui un gruppo di giovani pieni di speranze vengono sbattuti in vetrina e costretti a dinamiche porno-spettacolari che poco o nulla hanno a che vedere con la musica (se calcolate il tempo che in Amici o X – Factor viene effettivamente dedicato alle canzoni vi renderete conto di quanto sia poco messo a confronto con le litigate, le lacrime e i backstage da telenovela). Per di più i vincitori dei rispettivi talent hanno per forza di cose una breve “durata” che non dipende dall’ispirazione; è una data di scadenza vera e propria, visto che ogni anno c’è un “vincitore” nuovo a cui il pubblico televisivo si dovrà affezionare. Si tratta però di un affetto che però è spesso tutt’altro che scaturito dalla caratura musicale dell’artista; è un affetto nei confronti del personaggio, dei suoi problemi personali, delle sue lacrime in diretta, etc. Invece Sanremo non mi dispiace, è divertente anche quando trash e più vario nelle proposte. Mi piacerebbe andarci prima o poi e suonare tutto incravattato con l’orchestra.

Sei un grande appassionato di cinema: quanto ce n’è nella tua musica e nel disco e quanto nei tuoi video?

C’è un sacco di cinema! Il cinema irrompe volente o nolente in molte canzoni, è parte del mio DNA, sia perchè cerco di costruire ogni disco un po’ come fosse come un lungometraggio (con tanto di climax, scena madre, qualche colpo di scena) e sia perché spesso, in fase d’arrangiamento, utilizzo terminologie e riferimenti quasi più cinematografici che musicali che rendono l’approccio molto più surreale. Tipo: questo giro di basso facciamolo un po’ più alla John Carpenter. Oppure: vorrei una linea di violino alla David Lynch. Poi ci sono anche delle citazioni esplicite, sia testuali che musicali. In Farò Colpo cito Herzog, decontestualizzandolo totalmente, e in Voglio Un Monitor ci sono delle chitarre un pò Morriconiane infilate in un brano new-wave. Ad ogni modo il cinema che più mi piace è quello che non da risposte e che si offre al maggior numero di letture possibili, ed è quello che spero che succeda, nel mio piccolo, quando qualcuno ascolterà le mie canzoni.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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