Il Cantico di Pietra – Cantico Artico II

Game Art Gallery con E-Ludo in mostra a LUDICA
12 Marzo 2013
Amedeo Modigliani e i pittori maledetti
In Mostra a Palazzo Reale, la collezione Netter
14 Marzo 2013

Il Cantico di Pietra – Cantico Artico II

Il Cantico di Pietra – Cantico Artico II

artico2

Dell’esterno, appunto, l’intero collettivo, ed era un collettivo estremamente eterogeneo, ne dava una definizione primitiva, quasi fosse uno schifoso brodo primordiale da ringraziare mentre se ne scappava a gambe rodate e levate: guerre assolute, geni perseguitati, una diffusa e qualunquista ingiustizia. E sinceramente pensava fosse probabilmente un posticino del genere. Chiamava la sua missione il frutto proibito, un omaggio biblico e non solo, per organizzare meglio il proprio dominio…il problema cruciale era che il materiale d’autentico era scarso…voci che non portavano che a spettri di persone, e odori goduti come fossero vergini alle narici…ed isolarsi concretamente era impossibile, pur inibendo ogni senso del suo regno.

Username…il mio nome: Arong; eventuali combinazioni, eventuali anagrammi, eventuali collegamenti con il mio fenotipo. NIENTE.

Password…acronimo miei valori, eroe, modello, struttura. NIENTE.

-Persa è la chiave…- ascoltò fischiettare una mantide dagli occhi umani e la cute di cera, -…persa è la strada per tornare, persa è la patria, è qui che ormai sei nato, è qui che il qui mai cambierà, e sarà caldo se sfiorerai la folgore, e fresco se amerai  i venti…sorgi qui, qui dove tutto è, qui dove non c’è sofferenza, dolore, solo amore, e comprensione, e fiducia. Dove risplendi di tua luce in tua voce,  dove non c’è morte, e perpetua è la letizia.-

-Non rimane altro.-

-Non c’è altro, e folle saresti a desiderarlo.-

-Ed è mio?-

-Che sia tuo, o di chiunque, quali differenza ci potrà mai essere? Attento a ciò che credi di bramare…-

-Quanto hai ragione…- disse stancamente Arong. Lì, chiunque aveva ragione.

-Puoi lasciarmi o ti ho creato io?-

-No, passavo semplicemente di qui…non crucciarti, mangia e bevi, e salutami i figli.-

-E tu i tuoi – il colore delle loro parole non lo entusiasmava: si gonfiavano d’arroganza per poi sbollire dissolvendosi nel vespro rupestre alla stregua di lucciole d’un sogno prematuro.

-Arroganza…- lanciò le sue intuizioni come fruste ignare dell’aere.- Non può esserci arroganza, con questa stentata, ributtante solidarietà…-

-Non ci spetterebbe di poter parlare ognuno…dovremmo meritarcelo, guadagnarcelo su veri campi di battaglia…perdere qualcosa, temere, vestire il formicolio del vuoto, del nulla, della fame…fame, sete…non ingrassarci come come…- un grasso vitello grugnì dalle felci, ma il tono degli assordanti pensieri l’offuscò subito, con l’intera impalcatura; -…l’arroganza non è flessibile, ella non s’adatta, ella non si può tradire…-. Entrarono colori che erano solo colori, e niente più…pugni in faccia, vini ansiosi, nudità.

– L’arroganza è virtù da coltivare nell’intimo.-

-Arong…e…Raza…- e seppe di non chiamarsi né in un modo, né nell’altro. Ma sentì d’esser un uomo, e sentì che Lei non lo aveva dimenticato.

Pisin päivä maailmassa.

E uscì.

Comments on Facebook
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

Comments are closed.