Irene Ghiotto si Racconta a Four Magazine!

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Irene Ghiotto si Racconta a Four Magazine!

book_ghiotto:book_ghiottoIn un’industria discografica difficile come quella contemporanea, cosa significa per un giovane andare a Sanremo?

Significa raccogliere tutta le piccole esperienze pregresse e convogliarle assieme, sintetizzarle, capitalizzarle in un’unica performance, che in poco tempo, permette di raggiungere una grande visibilità e un inaspettato numero di persone. Ma ciò non basta. Costruire è difficile. Bisogna aver seminato bene, prima di Sanremo e bisogna aspettare con pazienza la raccolta del post sanremo, senza dare per scontato che ad una grande esposizione corrisponda un grande successo.

Che differenza c’è, dal tuo punto di vista, tra Sanremo e i vari talent-show?

La differenza sostanziale dovrebbe essere che sanremo è una “gara” tra brani inediti, nuove composizioni. Mentre il talent è una gara fra cantanti che eseguono cover. Ma i due piani si mischiano. Sempre di più. Un brano bellissimo ha bisogno di un interprete all’altezza per diventare indimenticabile. Così viceversa. E sempre di più si lascia un ampio spazio alla vocalità, alla personalità dell’esecutore e, secondo il mio piccolissimo parere, meno spazio alla creatività, alla scrittura, alla composizione. Quindi sanremo risente dell’andamento e della popolarità dei talent e accoglie in parte alcuni dei suoi meccanismi.

La tua musica è un pop raffinato molto diverso dalla musica sanremese, a chi t’ispiri?

La categoria di musica sanremese è molto poco definibile. E’ una categoria che si presta a modifiche e aperture. A Sanremo si sono esibiti gruppi e artisti che non sono certo “mainstream”. Ma cos’è pop radiofonico, cos’è indie, cos’è alternativo? Questi macro gruppi FORSE sono saltati. Non valgono più. Valgono ancora le idee, le proposte innovative, originali, e anche i brani classici ben fatti, che sono pur sempre rassicuranti e sempre facilmente fruibili. Il pubblico del Festival è molto vario. Quindi un Festival, se fatto con onestà e criterio, dovrebbe accogliere molti generi, molte influenze, aprirsi a decategoricizzare la musica. Un piccolo passo in questo senso quest’anno mi sembra sia stato fatto. Il mio pop è forse raffinato (lo ritengo un complimento, quindi grazie) e probabilmente non sia allinea parallelo a ciò che va per la maggiore oggi. Ma trovo che in fondo non sia così inarrivabile e difficile. L’ispirazione mi viene da tutto quello che ascolto e ho ascoltato. Dal cantautorato italiano del passato, al brit pop, al tripop, al classicalrock, fino al grunge, al punkrock. Ogni età della mia vita è stata percorsa da nuove “scoperte” musicali. Quello che mi colpisce e mi rimane dentro è la sensazione del perché un brano funziona e di cosa trasmette. Quindi quando scrivo mi ispiro alla musica autentica, che colpisce i miei sensi.

Foto di Irene Ghiotto di Michele Piazza_MG_9638_m

All’estero, visto che il disco guarda ad alcune artiste come Regina Spektor, ha molto importanza l’immagine e la costruzione di un’icona. Tu cosa ne pensi?

Credo sia importante. Ma è altrettanto importante che dietro l’icona (di stile, di comportamento ecc..) ci sia la sostanza musicale. Ci sia un messaggio da veicolare, da convogliare e anche l’abilità e l’intelligenza di sapersi rinnovare costantemente e mutare con coerenza e stile. L’immagine è una parte importantissima del mestiere della popstar. Basti pensare a quanto spesso noi associamo alla musica l’immagine, quanto spesso ascoltiamo un nuovo artista attraverso il suo video. Io da questo punto di vista ho ancora tantissimo da imparare. Ma sono grande abbastanza per sapere chi sono e come mi piacerebbe che la gente mi conoscesse. E quindi cerco di propormi per quello che davvero sono, sapendo che (sarà pur banale dirlo) come mi vesto, come parlo, con chi suono, come mi comporto sono modi per farmi conoscere. E per far arrivare il messaggio più forte: la mia musica.

Quando uscirà l’album completo, che sorprese ci saranno e come pensi di portarlo dal vivo?

L’ep di 6 brani è già uscito. Lo scorso 14 febbraio. I brani in esso contenuti sono in bilanciamento instabile e avventuroso tra due pesi contrapposti: la scrittura, piano e voce, e la veste elettronica. Sto in questi giorni cercando di costruire il live. Sarò da sola ad eseguire i brani, suonando il piano e la chitarra e userò in mondo creativo un launchpad e un controller midi per le basi. Per rispettare la produzione dei pezzi che è sintetica, elettronica, nuova.  Nel frattempo scrivo nuovi brani e lavoro all’arrangiamento di altri brani che per varie ragioni non sono potuto rientrare in questo Ep. Con l’idea di far uscire un disco completo. Un pacchetto più grande da scartare per portare al pubblico il mio mondo musicale.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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