Andrea Nardinocchi si racconta a Four Magazine: ”La mia musica non potete classificarla”

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Andrea Nardinocchi si racconta a Four Magazine: ”La mia musica non potete classificarla”

Quest’anno Sanremo ci ha regalato non poche emozioni contrastanti. In anni e anni Festival, molte sono state le critiche, gli eccessi. La musica l’ha sempre fatta meno da padrona, relegando il tutto alla febbre di chi sarebbe stato ospite internazionale, o chi avrebbe truccato il telefoto. Il 63° Festival della Musica Italiana invece ha saputo regalare qualcosa di nuovo anche grazie alla direzione artistica di Fabio Fazio, facendoci vedere un Festival sobrio, semplice, e che ha lasciato ampia visibilità e ampio ascolto alla musica di ogni singolo artista, sia della categoria dei “big” che di quella dei giovani. E proprio tra quest’ultima categoria, noi di Four Magazine abbiamo avuto modo di incontrare Andrea Nardinocchi, che con la sua “Storia Impossibile” è riuscito a ritagliarsi uno spazio non da poco, nel mercato discografico italiano.

Raccontaci un po chi è Andrea Nardinocchi, da dove nasce la tua passione per la musica, da dove hai iniziato…

Inizierei a raccontarti che da piccolo giocavo a basket, ed è nato tutto da lì, quando mi sono accorto che io non mi divertivo. Era diventata un’attività che non mi dava niente, a parte l’adrenalina delle partite che giocavo comunque in modo stressante. Non era qualcosa che mi desse soddisfazioni diciamo.

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E quando c’è stato il passaggio alla musica?

Quando un giorno ho iniziato a cantare per pura curiosità, semplicemente perché mi sembrava stupido che molte persone nemmeno riuscissero ad intonare un banale “Tanti Auguri” durante i compleanni; è nato tutto per un’intuizione su cosa molto semplici, appunto banali. Dopo ho iniziato a studiare canto, e da lì è nata la passione per questa cosa che mi incuriosiva, la musica appunto; tanta era la curiosità che ho iniziato a sperimentare con la Loop-Station, a registrare dei suoni che producevo io personalmente.

Il tuo primo singolo, “Un Posto Per Me”, ci racconta molto di te. Quando l’hai lanciato?

L’ho pubblicato quasi subito, nel 2011, dopo aver completato la strumentazione adatta per registrare i miei brani, ed è stato subito una specie di successo perché in molti apprezzarono questo primo brano. L’attenzione mediatica si è fatta sentire quasi subito.

Da lì al palco dell’Ariston è stato un passo: cos’è significato, per te, Sanremo?

Beh è stata semplicemente una mossa in linea con i miei desideri/aspettative di riuscire ad arrivare a tante persone. Credimi che di live ne ho fatti, i posti piccoli o comunque con un pubblico abbastanza ridotto; ma quel palco, il palco dell’Ariston, lo paragonerei a 1000 live messi assieme, c’è una tensione incredibile.

Ormai abbiamo visto che ultimamente sono i Talent i primi promotori di nuovi talenti. Secondo me anche Sanremo è un’occasione non da poco. Quale delle due occasioni che sia migliore? Un talent o un festival?

Secondo me quando si pensa ai talent in generale non si considera il fatto che il singolo “concorrente” o “partecipante”, più in generale il singolo artista dovrebbe capire veramente cosa vuole e come realizzarlo. In generale bisognerebbe che ci sia coerenza tra i propri desideri ed il modo o i canali con cui cerchiamo di realizzarli.

Ascoltando il tuo album, si ha l’impressione che non si possa classificarlo od etichettarlo, gode di un’originalità nelle sonorità. Come definiresti la tua musica?

Hai ragione quando dici che è difficile classificare il genere musicale del mio album. È difficile dire:”oggi scrivo una canzone che parla di questo o di quello”, io mi limito a scrivere e a comporre quando sento l’esigenza di farlo. Poi a livello di sonorità ho sperimentato e si sente, ma di fatto non si può proprio dire che si tratti di Pop, o di Rock o di qualcos’altro. Noi di Four Magazine facciamo un grosso in bocca al lupo ad Andrea Nardinocchi! Restate on-line per tutte le news.

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Gabriele Palella
Gabriele Palella
Milanese, giovane ma già competente in quella che è la sua più grande passione: la musica. Milano. Lavora, compone e produce brani, scrive e partecipa a numerosi e diversi eventi a Milano e dintorni. Di sé dice: "credo in quello che faccio, spinto dalla bellezza e dalla forza della musica che unisce, crea, intrattiene ma, soprattutto, insegna. Io ci credo a questa forza...e voi, in cosa credete?"

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