Four Magazine Incontra i BLASTEMA: Una Band dal gusto rock deciso e raffinato.

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Four Magazine Incontra i BLASTEMA: Una Band dal gusto rock deciso e raffinato.

I Blastema, vera rivelazione del festival di Sanremo nella categoria giovani, sono in attività da più di dieci anni, hanno già un album autoprodotto alle spalle e si sono fatti strada sulla scena alternativa italiana con varie partecipazioni a festival di rilievo. Dal 2011 collaborano con “Nuvole Production”, casa discografica di Fabrizio De André© diretta da Dori Ghezzi e Luvi De André con cui hanno prodotto “LO STATO IN CUI SONO STATO”, loro secondo album. Four Magazine li ha incontrati per voi.

Blastema_foto di Marco Nofri_3A

Domanda di rito: Cosa ha significato per voi l’esperienza di Sanremo? Vi sareste mai aspettati di arrivare in finale e al secondo posto per la Giuria di Qualità?

Non ci siamo sentiti fuori luogo ma sorpresi e contenti di questa esperienza che è andata oltre le nostre aspettative. Abbiamo offerto un tipo di sound e prestazione che ci rappresenta in pieno, senza scendere a compromessi. Se in un territorio come quello del festival della canzone italiana, i cui canoni musicali non rispecchiano la nostra produzione, siamo riusciti a spiccare significa che probabilmente in Italia qualcosa sta cambiando

Basti pensare alla partecipazione tra i big di band di nicchia come i Marta sui tubi, gli EELST o gli Almamegretta…

Esatto, fa piacere vedere che Elio possa riscuotere questo successo, considero il gruppo uno dei migliori presenti in Italia con un genere “assoluto” e impareggiabile. I Marta sui Tubi sono un po’ dei fratelli maggiori, noi siamo cresciuti con i loro dischi e aver avuto la possibilità di poterli incontrare e confrontarci è stato come  dar forma a un nostro grande desiderio. Chissà, magari in futuro potremmo pensare anche a una collaborazione.

“Lo Stato in cui sono stato” e il vostro secondo album, “” lo avete autoprodotto. Com’è stato lavorare in una casa discografica come Nuvole e in cosa vi ha arricchito e aiutato? Siete maturati?

Più che a maturare, Nuvole ci ha aiutato a inserirci nel mercato italiano. E’ stata una esperienza nuova sia per noi che per la casa discografica, abituata a lavorare solo con i De Andrè. La parola d’ordine è sempre stata Libertà, ci interfacciavamo con Dori Ghezzi in modo democratico e familiare proprio perché si è instaurato un dialogo non tra band e produttore ma tra artisti. Per questo credo che Nuvole sia una delle poche case discografiche a puntare sulla qualità e che crede negli artisti che ingaggia, non tenta di stravolgerne i connotati per renderli commerciali e più gradevoli al pubblico di massa. Sono 10 anni che suoniamo indie, sarebbe stata una pazzia tentare di farci essere ciò che non siamo. Non è un caso se in italia questo genere ha difficoltà a esplodere..

..Colpa delle case discografiche quindi?

Be penso che una parte della colpa vada attribuita alle grandi Major che investono in artisti creati dai talent e che non riescono ad essere incisivi e durare nel tempo. Oggi si sfornano future meteore, non si punta sulla solidità ma sui dischi venduti e sui costi. Ovviamente mantenere una band richiede più spese ed è più difficile da gestire, ma se si accudisce e si crede in lei può sfornare dischi che rimangono attuali anche fra 20 o 30 anni. Le grandi case discografiche non investono e le band non inseguono più il proprio sogno, noi ce l’ abbiamo fatta dopo 10 anni, molti si sono arresi prima. Ci sono ovviamente esempi di case indipendenti che credono nella forza dell’indie, una su tutte “la Tempesta”, ma è una mosca bianca.

Parliamo di “Lo Stato In Cui Sono Stato”. Un album eterogeneo e complesso in cui non si riesce ad individuare facilmente un genere, come se fosse una sorta di linea di transizione…

E’ vero, anche se le canzoni sono state scritte nello stesso periodo hanno tutte anime differenti. Il primo singolo “Synthami” è una ballad cadenzata e semplice, con una struttura lineare, il secondo “Tira fuori le spine” è completamente opposto e via discorrendo. Sono brani scritti nel giro di tre mesi di nostro pugno, quindi li sento tutti vicini e rappresentano davvero la transizione e il lavoro di ricerca che stiamo svolgendo. Vorremmo creare un nuovo mood per il disco successivo destrutturando l’idea del rock classico, sintetizzandone le strofe e la sonorità per unirle all’ elettronica, senza tralasciare in questo modo la potenza del suono. In “Lo Stato In Cui Sono Stato” è “Sole Tu Sei” che rispecchia di più questa ricerca e che farà da spartiacque tra questo disco e il successivo

Elementi del rock fusi con elettronica.. non può che venirmi in mente Thom Yorke

Esatto, solo che I Radiohead si riuniscono una sera e sfornano 10 canzoni, per noi è un po’ più complicato..

E il  Tour?

E’ ancora tutto da progettare, il 19 saremo a Milano (Salumeria della musica)  e il 20 a Roma (Circolo degli artisti). Queste saranno le nostre date zero e da lì decideremo come muoverci, dove suonare e quante tappe fare per l’estivo e mettere in conto magari un tour invernale nei club.

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