Il Cantico di Pietra Limbo 6

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Il Cantico di Pietra Limbo 6

limbo 6

-Un tentativo- interviene un muro, -…di salvezza d’origine, guarda caso, puramente occidentale…-

-…inoltre non ha portato alcuna risposta efficace, anzi, dando forma a una concezione di società semplice somma delle parti, evitando di porsi un fine superiore, una struttura organica, non additiva. Questo fine adesso può rivelarsi proprio l’emergenza climatica, una tematica autentica e di primo spessore che riguarda tutti, sia nell’intimo che in relazione a chi verrà dopo di noi.

L’utilizzo conscio dei saperi per mappare e avere controllo sul mondo, una sapienza incline anche alla deriva mistica se necessario, significherebbe un superamento del modello individuale democratico; la creazione di una nuova razza di uomini e donne, di guerrieri e guerriere, in grado di utilizzare in maniera mai assoluta correnti per orientare l’esperito, un autoconvicimento aperto e distaccato, un ego che controlla fino in fondo le proprie pulsioni, assecondandole…ma senza cedere a solitudini lussuose, senza critiche urlate e portate ai piedi di comode utopie, senza perdere di vista la collettività risemantizzata come oltre e superamento…in effetti il Cavaliere Bianco, se si guarda ad occhi aperti il passato, rimane l’unico hippy concretamente riuscito della storia.-

Irlandesi applaudono.

-Più volte abbiamo rischiato il ragnarock e l’apocalisse; in realtà riguardano gli dei, le potenze, i giganti…noi rimaniamo, noi dobbiamo usare uomo per costruire l’uomo!-

Tedeschi annuiscono vistosamente.

-Ma…nonostante tutto, questi sono lampi di un sole che non siamo riusciti a far sorgere…- e rimette l’ampolla dentro la tasca. –…se ancora non è risorto, ci sarà un motivo…se ci sono limiti, significa che possiamo essere migliori…sono curioso, eppure non sono un codardo, né uno stanco…-

Si rimette il cappuccio, tenebra calda, e aspetta che il dj manometta il tema principale per farlo combaciare con i suoi passi.

-I vostri gesti siano il mio compenso…agli altri, date.-

Poi si immerse nella gente. Raggiunse la balaustra che dominava l’intera parte vecchia di Werchester, scrutò i minuscoli edifici che come schizofreniche fiamme si litigavano il torbido oceano capovolto, e gettò su quel diorama il dono, stesso sfondo, stessa decisione.

Basta aggiornarci. Basta riformulare il passato.

Entrò nella cantina.

E decise che non gli bastava. Non più.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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