Le molteplici dimensioni del possibile. A Roma Puz/zle di Sibi Larbi Cherkaoui

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Le molteplici dimensioni del possibile. A Roma Puz/zle di Sibi Larbi Cherkaoui

Equilibrio, Festival della nuova danza: il coreografo belga incanta il pubblico dell’Auditorium Parco della Musica.

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Ad un assetto economico e sociale pericolosamente inclinato verso il basso il Festival Equilibrio risponde con la fiducia e la sicurezza di chi riesce ancora a mantenere in asse il piano del gusto, del bello, del nuovo. Da sempre proiettato verso l’esplorazione della coreografia emergente e votato al risalto dell’eccellenza contemporanea internazionale, Equilibrio inebria in questi giorni il pubblico della Capitale con un programma straordinariamente ricco e denso. Non temiamo di peccare di eccessiva celebrazione se indichiamo anche nella direzione artistica di Sidi Larbi Cherkaoui, al  terzo mandato dal 2010, lo stato di grazia in cui il Festival della nuova danza apre i battenti di questa nona affascinante edizione.

Di coloro che han perso il meraviglioso inizio illuminato dalla stella francese Sylvie Guillem, la coreografica impresa Puz/zle dell’artista Cherkaoui (in scena l’11 e il 12 Febbraio) ha indubbiamente saziato gli animi famelici e desiderosi di estetica compensazione. Arte generosa e abbondante, estasi prolungata e appagante, la scultura coreografica di Cherkaoui scompone le dimensioni di un palcoscenico impolverato, penetra la coltre pietrificata del tempo antico e ne risveglia dalle viscere un uomo molteplice, artefice e vittima del proprio vissuto e della potenza del caso. Il palcoscenico ampio, nero e senza quinte si tramuta, nell’immaginario del giovane autore belga, nella cava universale e infinita in cui uomini infaticabili scavano e colgono la pietra delle loro torri, il mattone delle loro case, il marmo dei loro idoli. Cherkaoui si immerge e raccoglie nel giacimento mai vuoto della Storia in cui il tempo ha ricombinato le vicende dell’uomo, eretto e distrutto i templi della civiltà, costruito e demolito gli edifici del pensiero. In un continuo scorrere tra filogenesi e ontogenesi, l’individuo riscopre l’incastro del proprio vissuto e tra vie percorse e strade evitate ritrova il senso di un processo evolutivo inevitabile eppur casuale, frutto di scelte imprevedibili eppure generatore di catene necessarie.

Parte del fascino di questo puzzle tridimensionale e danzato è nell’inaspettato stravolgimento dei piani spaziali e musicali tra i quali ballerini e musicisti si destreggiano come architetti volanti e divinità invisibili. Quel che all’inizio appare come un unico e imponente blocco marmoreo si rivela da subito una scenografia scomponibile e mobile fatta di grandi muri e cubi color sabbia continuamente manovrati, distrutti, ricomposti e poi di nuovo sparsi in scena degli stessi abili danzatori. Dalla prima alta scala su cui uomini e donne si arrampicano ansiosi come posseduti da un irrefrenabile desiderio di cielo e potenza cadranno stanchi ed esanimi corpi come macerie tra le rovine di un mondo sconvolto. È su questi frammenti di muri portanti che si erigeranno nuove case e colonne, si scaveranno sepolcri e sotterranei, si incontreranno, si ameranno e si uccideranno uomini e storie.

La danza di Cherkaoui commuove, ipnotizza ed esalta. Corpi refrattari al distacco sembrano trovare, infine e sempre, soluzioni d’incastro impreviste tra innumerevoli modi per annullare ogni distanza e spazi per ampliare gli intrecci. Danzatori leggiadri eppure potenti, elastici eppure solidi, si sollevano l’un l’altro affidandosi alla forza di un dito o di un fianco e d’un colpo balzano da un piano all’altro della scenografia colmando in altezza e in larghezza ogni vuoto spaziale e musicale. Le barriere tra danza e musica si assottigliano tra i canti pieni e potenti del gruppo corso A Filetta, la voce avvolgente e calda della cantante libanese Fadia Tomb El-Hage e il soffio gentile del flautista giapponese Kazunari Abe. Suoni, respiri e passi diventano note di uno stesso pentagramma che scrive e per sempre ricorda la melodia infinita, struggente e straordinaria dell’uomo nel mondo.

Il religioso silenzio con cui il pubblico dell’Auditorium ha assistito alle due ore di Puz/zle è quello inconsueto di un’empatica partecipazione ad un evento collettivo ma intimo, condiviso eppure profondamente interiore. Non sorprende dunque l’esplosione di applausi che al termine dello spettacolo ha più volte richiamato in scena danzatori, musicisti e cantanti ringraziando la sensibilità e la generosità del giovane coreografo Sidi Larbi Cherkaoui e il suo meraviglioso ensemble.

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