Il Cantico di Pietra – Limbo 5

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Il Cantico di Pietra – Limbo 5

limbo 5E infine parla lui, Fio, un flusso ininterrotto per cui non esiste diga; i tratti che sfociano nella notte, perdendosi in essa:

-Noi classici necessitiamo di fulcri distaccati, una galassia di scogli attraverso cui confrontarci e formulare pensiero: lo sprono della competizione riguarda con maggior forza le nostre terre, e questa continua dicotomia e frammentazione ha trovato manifesto prima nel politeismo greco (usato dagli antichi per esplorare la molteplicità umana attraverso nuclei rappresentativi, gli dei appunto); poi nella venerazione dei santi, che ha mascherato tale tendenza nei confronti di un monoteismo che di fatto non appartiene alla nostra indole culturale; infine nell’uso dei brand e dei tags odierno, un universo d’identità che rifiutano qualsiasi canonica o dottrinale classificazioni.

Gli orientali praticano all’opposto la fusione (il continuo rimando, l’assenza di duello, il distruggere l’”io”), e il loro fervore tecnocrate segue regole a noi enigmatiche, mostrando aspetti maggiormente passivi, come passiva è la loro concezione di verità e bellezza, piuttosto che la nostra, attiva e artificiale…-

Un paffuto omuncolo, meccanico: -io devo costruire il superbo, esso non è insito nel primordiale; non come il giallo e il suo equilibrio naturale!-

Il bimbo riprese: -il distacco in questione avvenne non tanto con l’alfabeto, di per sé lineare e opportunità, quanto attraverso l’ascesa della legge, ergo di giusto e sbagliato, della comparazione senza soluzione di continuità. Mentre per la cultura classica la morale porta il distacco, quindi una temporalità progressiva, di sottofondo, macrolegge a cui sottostare, per la cultura sinica esiste solo presente, un ciclo insonne, rituale…l’eterno ritorno, l’essere liberi da un forzato progresso, e l’ascendere di conseguenza.

Gli Gnostici cercarono provarono ad unire entrambe le visioni, ma furono perseguitati e costretti al silenzio dalle altre fazioni del loro identico credo, che nell’arco di pochi secoli eliminarono le voci intestine discordi …oggi si ricerca un minimo comune denominatore che colleghi e tuttavia mantenga la nostra pluralità: il pianto di gaia, e la molteplicità sarebbe garantita dalla infrastruttura tecnologica e dal vivere secondo stili sempre più modulari; inoltre tale processo condurrebbe a una ripresa del linguaggio per ciò che è: il motore della realtà, l’artefice del nostro modo di suddividere e quindi muoverci, potere in termini poveri: il dare etichette, operazione tipica ormai nel cyberspazio e non solo, comporta una ripresa del dominio sul verbo, il fondamento della magia ebraica (la cabala antica, che attraverso la conoscenza del vero nome delle cose permetteva il controllo sulle stesse): all’inizio fu il verbo, e solo dopo tutto il resto seguì; ciò è l’incipit di molte esegesi, una intelligenza ante-litteram di un valore che non sarebbe saggio ignorare.

E’ comunque indubbio che l’egemonia cattolica ha gravemente nuociuto alla nostra ratio, alla nostra capacità collettiva e individuale di riflettere, eliminando generalmente i propulsori della meditazione, gli spazi attorno cui eravamo abituati a dialogare. L’esperienza dell’ideologia politica…-

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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