Israele in mostra: conosciamo il passato, reinventiamo il futuro

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Israele in mostra: conosciamo il passato, reinventiamo il futuro

ISRAELE IN MOSTRA

Conosciamo il passato, reinventiamo il futuro.

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Dal 1 febbraio 2013 MACRO Testaccio ospita una delle più importanti mostre d’arte contemporanea su Israele realizzate in Europa nel 2013.

Israel Now – reinventig the future, si presenta come una piattaforma culturale trasversale e multidisciplinare capace di mettere a confronto il dinamismo delle avanguardie artistiche con una cultura che affonda le proprie radici in una storia millenaria.

Qui l’arte contemporanea, che da sempre è considerata barometro del futuro, agisce da filtro in uno scenario artistico sempre più globalizzato dove troppo spesso il mezzo  rappresenta il messaggio; in questo senso gli artisti israeliani hanno colto l’opportunità di declinarsi al futuro, senza compromessi o forzature imposte dal mercato e con una spinta costante nella direzione dell’autonomia artistica e concettuale: la peculiarità della mostra infatti risiede nella capacità di concepire un alternativa alla produzione artistica dove si mescolano insieme identità individuali, tipiche dell’arte contemporanea, e processi culturali collettivi, rappresentativi della società israeliana,riuscendo a definire un perfetto equilibrio tra tradizione e avanguardie, tra nuove tecnologie e vecchie metodologie.

Il progetto, curato da Micol di Veroli, è strutturato attorno ad una selezione di ventiquattro artisti israeliani provenienti da esperienze e generazioni diverse, e si suddivide in grandi insiemi, definiti in base allo “strumento artistico” utilizzato, all’interno del quale ogni artista illustra la propria visione di futuro reinventato.

Si pensi, ad esempio a Nahum Tevet, professore alla Bezalel Academy of Art di Gerusalemme, che parte dalla messa in discussione dell’oggetto comune per definirlo come un alias della società: le sue istallazioni,infatti imitano oggetti di uso comune come tavolini e letti troppo fragili e bassi per essere utilizzati, portando ad una riflessione sul senso delle cose e sulla precarietà della realtà che ci circonda.  Michal Chelbin, attraverso le sue foto cattura la tensione scaturita dalla messa in discussione di un soggetto che si relaziona con altri individui , rivelando quel dramma interiore, tipico della quasi totalità dell’esperienza umana, che pone le basi per la piena consapevolezza del sé. Ofri Cnaani invece, si affida alla video arte per riprogrammare nuove forme di identità religiose, in cui memoria e passato si mescolano con il potenziale urbano moderno. E ancora Adi Nes che con le sue fotografie offre allo spettatore un’affascinante panoramica sulla situazione politico-sociale israeliana: la sua ricerca che ha rappresento negli ultimi vent’anni un vero e proprio spartiacque per intere generazioni artistiche, indaga sulle complesse relazioni tra identità sociale e nazionale creando una realtà artificiale che si sovrappone a quella comunemente accettata, portando lo spettatore a ragionare sul concetto di comunità, stato e identità privata.

 La mostra, presentata al MCARO, dal primo febbraio al 17 marzo 2013, è prodotta da Drago, casa editrice d’arte internazionale che gestisce e controlla il panorama artistico contemporaneo e che metterà a disposizione per l’evento un catalogo bilingue (italiano e inglese)  teso a migliorare la comprensione dei visitatori. Sostenuta dall’Ambasciata d’Israele in Italia e dalla Fondazione Italia Israele per la Cultura e le Arti, che ha lo scopo di rafforzare il patrimonio comune di valori e di idee vivo nelle culture dei due paesi, ricchi entrambi di retaggio storico e di visione per il futuro. Patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri, regione Lazio, Provincia di Roma e Roma Capitale – assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Comunità Ebraica di Roma, UCEI e Centro Ebraico Italiano, la mostra ha ottenuto la Medaglia di Rappresentanza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Occasione questa per conoscere in modo più approfondito una ricca cultura spesso sminuita da facile retorica, e rafforzarne quel patrimonio culturale che, affondando le radici nel retaggio storico, si dispone ad una visione per il futuro.

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