Il dolce profumo del primo frutto: Enzo Cosimi a Roma con “Calore”

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Il dolce profumo del primo frutto. Enzo Cosimi a Roma con “Calore”.

 “Calore”, 1982. Il Teatro Palladium “riscopre” la danza contemporanea italiana. 3 febbraio 2013.

La danza contemporanea gode e soffre del proprio originario impeto verso il nuovo. Un irresistibile furore profetico ne informa lo slancio e irreversibilmente ne consuma la materia allo scoccare della nuova ora. Umanamente ossessiva e divinamente ispirata, la danza contemporanea corre come il tempo, ritrosa e beffarda nei confronti di ciò che è già passato, visto, vissuto. Eppure essa sopravvive: negli occhi di chi ne ha ammirato i primi frutti, nella memoria di chi ne ha rivelato i segni, nel corpo di chi ne ha danzato il passo. Onorarne il principio è, oggi, comprenderne il verso, riassaporarne il profumo e recuperarne la verità. È con simile intenzione di recupero e forma di rispetto che si muove il Progetto RIC.CI-Reconstruction Italian Contemporary Choreography, ideato e diretto da Marinella Guatterini. Piano di lavoro ampio e ambizioso che sperimenta in Italia la tendenza già diffusa in contesti internazionali di riportare in scena coreografie esemplari di un passato presto dimenticato, RIC.CI ripropone vecchi gioielli contemporanei ad un pubblico giovane e diverso, colloca l’autore di fronte all’origine della propria ispirazione, costruisce un ponte creativo tra artisti del passato e nuovi creatori ed espone infine il seme da cui nel tempo si è generato il genio coreografico italiano. Tra le dieci coreografie che RIC.CI ricostruisce e reinserisce nel circuito teatrale ci sono lavori che hanno compiuto venti o trent’anni; si tratta di coreografie messe in scena tra il 1982 e il 1999 da autori ormai noti della danza contemporanea italiana (Virgilio Sieni, Enzo Cosimi, Fabrizio Monteverde, Michele Abbondanza e altri ancora): opere significative, e forse da qualcuno dimenticate, che rivedranno luce e spazio in un programma che mira, audace, al 2015. calore_enzo_cosimi

Enzo Cosimi è oggi un coreografo maturo e sicuro costruttore di un proprio universo coreografico e filosofico vivido, riconoscibile e vibrante. Stupisce e incanta riconoscere in Calore, prima coreografia di un Cosimi appena ventiquattrenne (1982) i primi coraggiosi segni di un’espressività senza veli, sfacciata, esposta e seducente che ben intende e reifica quell’atmosfera calda, colorata eppur insidiosa a cui il titolo intenzionalmente ci predispone. Le pennellate celesti dense e vigorose che colorano il fondale imperioso donano un aspetto quieto, fanciullesco e paradisiaco ad una scena frequentata da danzatori-bambini che, bianchi in calzoncini, sembrano svegliarsi e scoprirsi vivi in un luogo indefinito e sconosciuto. Tra vagiti e rumori di fondo i tre danzatori non riconoscono ancora l’altro e solitari indagano il proprio stato di vita acerba in cui il corpo fatica a stagliarsi nello spazio ignoto, tra i profumi della natura e gli odori della nascita. Ma c’è una quarta danzatrice che stravolge il quadro: una giovane dai tacchi rumorosi, pettinatura punk e aderente abito verde che, distratto, espone maliziose e involontarie nudità. Non è un’adulta, non è una bambina. È l’immagine della giovinezza impertinente, sfacciatamente desiderosa, villanamente seduttiva e segretamente impaurita. Tutto il balletto ruota attorno al viaggio meraviglioso, violento, doloroso, della vita giovane in un crescendo di suoni, rumori, immagini e profumi che coinvolgono e travolgono interpreti e pubblico in un percorso sensoriale comune, totale e senza scampo. L’aria agrumata di un palcoscenico di limoni, i rumori di mani e corde di giochi infantili scompaiono nell’atmosfera calda di baci sensuali, contatti lascivi, corpi bramosi. Ritmi e volume si fanno più serrati e potenti tra schizofreniche alternanze di risate e pianti, eccitazione e tormento, spensieratezza e sconforto. Nasce il nuovo, il calore della giovane età spazza via l’antico freddo che ne impediva l’esplosione e la diffusione. E con l’esaltazione della nascita c’è anche l’ansia dell’ignoto, la difficoltà della crescita, il pericolo della caduta. Vediamo e sentiamo ancora, dopo trent’anni, il calore che Enzo Cosimi intendeva irradiare già nel 1982 contro un ambiente prigioniero del ghiaccio e del concetto di fine anni Settanta? La risposta è sì. E non solo grazie ad un lavoro ben costruito il cui disegno pulito e chiaro rischia quasi di far rimpiangere che la provocazione non assuma ancora oggi simili tratti; ma anche grazie alla rigenerata vitalità che la coreografia guadagna dai quattro giovani interpreti dalle spiccate qualità espressive (Francesco Marilungo, Riccardo Olivier, Francesca Penzo, Alice Raffaelli).

Aspettiamo con motivata fiducia e interesse la programmazione del progetto RIC.CI.

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