Il Cantico di Pietra – Limbo 4

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Il Cantico di Pietra – Limbo 4

 Limbo 4

Un altro imbonitore si alza, e la sua voce si riversa sull’asfalto cancellando le storie abbozzate.

-Metafisica! Irrazionale! Uditemi ora!-

Questo pare forte, meno unto e spezzato, e la sua voce è imperiosa tanto da sembrare un focolare senza frontiere.

Immerso in una tunica che ride maliziosa al vento marino, giunto da una laguna che bagna i piedi, riprende la parola:

-All’inizio fu il verbo.

La materia, nascosta nelle profondità del possibile, emerse gradualmente al suono della chiamata; della fibra più fonda del vibrare, una mano gettata dove è tenebra, per un buio nuovo, un buio visibile alla luce della coscienza.

E così il verbo divenne carne, metallo e intenzione.

Pulviscolo di storie in solo battito. Flussi e riflussi di maree sulla pelle nuda del creato.

S’alzano le memorie prima della falce dei vivi.

Finché l’eco del verbo si spense nelle maglie lise del tempo degli uomini.

Finché il creato s’incamminò verso il primordiale volto.

Ci stiamo sciogliendo, sono i nostri altari a sciogliersi.

Alla fine fu silenzio.

Il brusio sradicò il danzare della mente, la voce dell’anima, il rintocco dei passi incerti nell’inverno del sole.

Ma il regno ultimo non mostra ancora i sigilli sedotti.

La fine è solo per occhi non eretti a sopravviverle.-

Allora l’attaccato, con piccoli occhi ruggenti indistinguibili dalle rughe, rispose:

-Qui la storia di come moltitudine divenne uno, e uno solitudine: in molti occupavano la mente del figlio; lo orientavano, infinitesimi nuclei attraverso cui rendere conto della propria complessità, sebbene ciò che ci qualifica sia la concreta mancanza di definizione, d’ardore e d’istinto, o solo la voglia d’averne tenacemente uno. Ciascuna estraniazione serviva mansueta tra i molti, in modo che ogni discorso, esperienza e dono non scappasse dalla mano del comando, ma potesse tornare ed arricchire l’eroe, il saggio, il giovane.

Non unica via si rivelò questa; anzi, nel tempo senza tempo, nell’insonne ritorno, riluceva ulteriore fede che agli Urali, dopo l’avvento dei giudici, si quietò: essa non conosceva la necessità di frammentazione, di confronto, di ambra per partorire pneuma. Lì continuità, rimando, alcun criterio chiuso; lì la legge e l’artificiale bellezza non presero piede; buono e malvagio privi di sostanza, e il fuoco si sparge in onde di cristallo, sotto un solo strato è quel vivere.

Qui, in opposto, giusto e sbagliato. Lo sforzo e il premio. L’etichetta catalizzatrice. Ma il Dio egoista arrivò, e con un mano spazzò via il noi e molteplice: gli Gnostici, che cercavano identità tra  i due volti, e vennero arsi vivi d’ancestrali crociati; gli idoli e gli olimpi, che i Santi e ambigue ricorrenze tuttavia mascherarono con grazia. Eppure, violenza fu usata, razzia nelle flebili parole sotto il dominio di un esempio troppo perfetto per essere all’uomo utile e caro. E quando apparvero messia, essi furono travisati, oscurati, addomesticati dall’oblio. Una benda sull’aedo, rovente ferro sulle impavide lingue.

L’uno comunque ebbe le sue vittorie, dipinto dagli uomini, un regno di feudi e odi. E con esso il pensiero morì, cadde il riflesso, si ruppe la società, che da potenza somma divenne. Uomini soli, un morbo disperso anche agli occhi a lama, ormai. Ma il relativismo, la disperazione del confronto, non ha padroni, né moralità; per distruggere la finzione, per rompere le catene di cielo pitturate, fa buon gioco, e noi dobbiamo giocare. Vi parlo di un mondo che conoscete, ma che servite senza rendervene conto. Annuncio il ritorno dei molti, la fine dell’uno, e di un principio di rimandi che possa unificare l’intera nostra razza. Nessuna ideologia.

Solo verde…-


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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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