L’esclusiva di Four Magazine con i Freres Chaos

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L’esclusiva di Four Magazine con i Freres Chaos

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Escono da uno dei talent più ambiti Manuela e Fabio Rinaldi, in arte Freres Chaos, fratello e sorella marchigiani che hanno effettivamente scombussolato il panorama musicale italiano. Erano stati definiti da Morgan, uno dei giudici di Xfactor, durante la seconda fase di selezioni, come due ragazzi dalle sonorità “tra il dark e il mortuario”, catturando l’attenzione di Simona Ventura ma soprattutto da Arisa, che poi li ha seguiti durante il serale del talent. E hanno affrontato un percorso tutt’altro che dark o mortuario, cantando cover di gruppi celebri come Depeche Mode, Little Dragon od Of Monsters And Man, spaziando tra diversi generi musicali tra cui l’elettronica, il pop, la dance music o la musica italiana anni ’80. Un percorso che ha diviso il pubblico tra chi aveva dubbi e chi li ha amati fin da subito, due artisti che si sono presentati davvero caotici, misteriosi e quasi indecifrabili. Ma dietro questo nome, questi due nomi, c’è davvero un “chaos” di vissuti, di emozioni, di esperienza, di formazione.

Chi erano i Freres Chaos prima di Xfactor e chi sono adesso?

Beh siamo sempre noi, sostanzialmente. Abbiamo vissuto un periodo a Londra e di strada ne abbiamo   fatta, ma non solo dal punto di vista artistico, anche e soprattutto dal punto di vista formativo. Eravamo arrivati ad Xfactor convinti di un progetto Indie Rock, e alla fine siamo riusciti a spaziare, grazie anche all’aiuto di Arisa, in diversi generi. Manuela per esempio ha una formazione molto classica, ha studiato pianoforte, mentre io ho invece un approccio più elettronico a livello musicale, ho una cultura musicale improntata su un genere diverso rispetto al suo, che quasi non c’entra niente.

Siete quindi coerenti col vostro nome d’arte: Freres Chaos.

Si anche perché mettendo assieme il classico con l’elettronica rischi di creare un caos di sonorità, colori, emozioni, sensazioni, che è quello che facciamo sostanzialmente quando cantiamo.

Xfactor: il vostro percorso è stato seguito da moltissime persone. Ma cosa c’è dietro? E’ davvero un trampolino di lancio per un artista emergente?

Diciamo che è un talent che si concentra più sulla produttività che sulla voce di un artista, o comunque alterna le priorità a prescindere dall’artista che si trova davanti. Quest’anno poi ci sono stati cantanti e gruppi uno diverso dall’altro, quindi è stata una sorta di catena di montaggio, o almeno noi l’abbiamo vissuta così.

Siete d’accordo con chi dice che la musica italiana è ripetitiva?

La musica italiana è forse morta negli anni ’60. Abbiamo avuto modo di  constatare che ci sono realtà trascurate, cose che spesso passano in secondo piano per dare più importanza alla musica commerciale o alle cose uguali a se stesse. Non ne facciamo un discorso troppo generale, ma tendenzialmente è così: c’è poca sperimentazione, e se c’è passa quasi inosservata.

Coltiva L’inverno è il vostro primo singolo inedito trasmesso in radio.

Si, ed è una bella sensazione ascoltare qualcosa di tuo in radio. È stato prodotto da Roberto Vanetti e l’abbiamo scritto noi due, riuscendo a mischiare le nostre passioni e diversità musicali. Ci piace giocare con le scale melodiche, cantare ad intonazioni opposte per creare una musicalità che alla fine funziona. È anche in questo che mettiamo un po’ del nostro caos in qualsiasi cosa facciamo.

E cosa faranno i Freres Chaos in futuro? Avete in cantiere qualche progetto specifico?

Diciamo che in cantiere c’è un EP con alcune cover fatte ad Xfactor e il nostro inedito, ma la fase di scrittura e produzione musicale non finisce. Stanotte abbiamo finito di scrivere un pezzo!

 

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Gabriele Palella
Gabriele Palella
Milanese, giovane ma già competente in quella che è la sua più grande passione: la musica. Milano. Lavora, compone e produce brani, scrive e partecipa a numerosi e diversi eventi a Milano e dintorni. Di sé dice: "credo in quello che faccio, spinto dalla bellezza e dalla forza della musica che unisce, crea, intrattiene ma, soprattutto, insegna. Io ci credo a questa forza...e voi, in cosa credete?"

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