AUDIOVISIONI DIGITALI: L’arte che si muove

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AUDIOVISIONI DIGITALI: L’arte che si muove

MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma – venerdì 18 e Sabato 19 Gennaio, ha presentato Audiovisioni Digitali. L’iniziativa, promossa e organizzata da CARMA (Centro Arti e Ricerche Multimediali Applicate), in collaborazione con Art Hub – UnDo.Net, è stata un occasione ideale per conoscere al meglio l’attuale scena internazionale per quanto riguarda la videoarte in digitale, con occhio particolare rivolto alle produzioni italiane.

La sala cinema del prestigioso museo romano, ha ospitato, in conferenza stampa, artisti, ricercatori e studiosi che hanno affrontato in maniera dinamica tutte le tematiche sul fenomeno della videoarte. Ad aprire il dibattito, Giacomo Ravesi (dottore di ricerca presso l’università di Roma Tre e critico di audiovisivi contemporanei), che dopo aver definito la videoarte come un linguaggio artistico basato sulla creazione e riproduzione di immagini in movimento mediante strumenti video, ha posto l’ accento sulla multifunzionalità della sua produzione.

L’arte in questo senso, supera i tempi in cui l’opera si ferma ad una documentazione, seppur soggettiva della realtà,  e si serve del medium per finalità comunicative, che attraverso il montaggio di video e suoni ha la capacità di intervenire sul reale, modificandolo, e stimolare la percezione individuale che un soggetto ha della creazione; tutto ciò si traduce in una messa in discussione della posizione dello spettatore che non si sente più alienato nell’opera, ma agisce e interagisce con essa.

Temi questi, teorizzati e dimostrati da Lino Stangis ( artista e studioso delle arti audiovisive sperimentali e direttore di CARMA) nel suo libro (comprensivo di dvd) dal titolo La Videoarte nel mondo del software.                                                                                                                                                        La sua opera fa un passo in avanti: esce dalle gallerie ed entra nelle librerie per essere comprato. L’opera viene commercializzata, distribuita su larga scala e accessibile a tutti mediante dispositivi che riducono tempi e spazi a zero.                                                                                                                       In perfetta sintonia con il sistema produttivo moderno!

La rete, quindi, si pone come interessante canale di distribuzione dove idee, movimenti e avanguardie artistiche posso essere reperite da chiunque e in qualsiasi momento.

E se come dice Castellspiù si usa la rete più si è liberi” (The rice of Network Society ), non è sbagliato ipotizzare una forma d’arte che entra in collisione con il concetto di sublime per potenziare altri aspetti come la “possibilità del fare”. I tempi sono ormai troppo veloci per un vecchio Friedrich che, in un mare di nebbia, tutto ciò che concretizza di certo è l’impossibilità del fare.

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