Il Cantico di Pietra – Limbo 2

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Il Cantico di Pietra – Limbo 2

AUSTRALIA-ANTARCTICA-AURORA AUSTRALIS

La città respirava al suo solito. Dai pub canti sfrenati si sfidano sotto i lampioni. Lui si mise il cappuccio, la bocca come porta, e si incamminò verso casa. Sui tetti volteggiavano le tribù, dalle fogne le litanie degli stregoni si intrecciavano con il chiacchiericcio delle prostitute, palle di neve costruivano ragnatele di bianco.

Qualcuno occupava la piazza su cui dava la mansarda, o il loculo, che usava chiamare casa; doveva essere un predicatore tanto era nascosto dalla folla, i giocolieri o i bardi per esibirsi chiedevano almeno metà del foro.

La cosa di per sé non lo sorprendeva: ogni sera c’era uno spettacolo diverso, e la gente dava alla fine, in base al divertimento ricevuto. Tra poveri lo scrocco è il peccato capitale. Ma ci vorrebbe qualcosa di meglio della libertà per un minimo di fratellanza.

Si avvicinò, per una veloce e curiosa occhiata prima che il sonno lo vincesse. Arrivò ad una buona posizione.

-Cercasi volontari per cavalcare cieli di rivincita!-

Esordì la montagna di stracci alla primula aria malsana che con onde contrarie alzava la nebbia d’aurora.

-A dei ragazzi, a dee ragazze…- indicando mocciosi dispersi che battevano sui muri per salvarsi dal terribile ritmo della strada, -…e manifesto dietro questo modello e ciò che l’ha preceduto…, si strofina la faccia, polvere bronzea piove sulle sue vesti -…perché per ora ci siamo solo riscaldati; adesso osa il tempo di fare sul serio.-

Sorride, mostrando irregolari buchi fuxia.

-Qualcosa non va. O meglio è questa cultura che non funziona: la cultura è il palpito silenzioso del mondo, e questo vi sembra forse un mondo che danza? Un mondo giusto, un mondo fino in fondo sincero con se stesso? Spesso si parla di filosofia pop, ergo spazzatura per i poveri involucri che con orgoglio siamo diventati; altrettanto spesso si parla di avanguardie elitarie, intese come masturbazioni venali che mirano unicamente a dar tono e muscoli a sognatori falliti, disarcionati dalle proprie facili e accessoriate visioni. E’ dura stare nel mezzo, anche perché un mezzo, un compromesso, è qualcosa che nell’arte, e per arte intendete quel che vi pare, stona; stona perché nello scenario manoscrivente, strimpellato e via di tal passo il piatto è preconfezionato, i generi fissati, i dogmi incelofanati per i caldi pregiudizi che già portiamo nell’anticamera del cervello. E’ stressante, forse persino deprimente, trovarsi di fronte all’inusuale; e non ci si riferisce alla novità, all’ultimo grido, all’ennesimo figlio dell’ennesima generazione dell’ennesimo capovolgimento: tutti i più grandi vengono ricordati per essere sorti inqualificati, imprendibili, per la limpida forza (e non di meno la ruvida debolezza) del proprio ego. Il problema rimane che spesso si dimentica che questi scintillanti nomi erano uomini, donne, carne, sogno e incubo alla stregua nostra; non c’è poi tanta distanza tra voi e Nutmsch, per esempio (ok, magari non scriverete mai lettere d’amore a un cavallo…non che io abbia qualcosa in contrario, sia chiaro). Se si ragiona così, quasi d’incanto non sono poche le frontiere che si aprono, e smettono di rifiutarsi: poiché la letteratura, come le sue sorelle, rifiutare non può; oh sì, voi potete, è vostro attivo e sacrosanto diritto, analogo a quello di interrompere un monologo a metà, rileggerlo, non parlarne, criticarlo nella più totale libertà. Ma qui siete voi a decidere, non la processione interminabile di pagine in quanto tale, grossa e ingombrante, a cui l’anima (o ciò che preferite al suo posto) non raramente è impermeabile.

E allora?

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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