Quartet – Quando Invecchiare non fa Paura!

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Quartet – Quando Invecchiare non fa Paura!

Dustin Hoffman fa il suo debutto alla regia con Quartet una commedia soft con: Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins e Michael Gambon.

 

Sheridan Smith interpreta il dottor Lucy Cogan, direttore simpatico e medico residente a Beecham House, una elegante e rinomata casa di riposto per cantanti lirici anziani caduti in disgrazia.

Il nome della tenuta è dedicato al direttore d’orchestra Sir Thomas Beecham che, una delle dive residenti, dipinge come erede di una fortuna basata sulla vendita di lassativi che hanno rifornito intere generazioni di vecchi per svariati lustri.

 

Il film apre con cautela e stabilisce tre cose.

  • In primo luogo, la varietà dei residenti, che vanno in pensione: dal famoso soprano Ann Langley (Gwyneth Jones, una figura importante opera in un cast di stelle teatrali), a una coppia di allegramente estroversi ex coristi (David Ryall e Trevor Peacock).
  • In secondo luogo, la vita apparentemente idilliaca che i “detenuti” trascorrono tra canto, lettura e pittura in uno splendido parco della casa,  utilizzato come banco di prova per il direttore della fotografia John de Borman, che si esalta nell’infiocchettare con un tono autunnale l’elegiaco luogo.
  •  In terzo luogo, le dinamiche di gruppo di questa raccolta e disparata pletora di anziani artisti, accomunati da un amore per la musica e dal bisogno di avere un tetto sopra la testa.

Quartet non è una commedia triste come Ending Up, racconto amaro di Kingsley Amis, che narra le ultime gesta di un ristretto gruppo di anziani sul finire della loro esistenza che cercano una “isolata” compagnia  per traghettarli verso la fine. Come non ha la qualità cupamente stoica che impregna Amour, di Michael Haneke.

Quartet è più divertente, meno malinconico, i personaggi sono impegnati freneticamente nell’attività di praticare la loro arte per sopravvivere spiritualmente e comunitariamente,  cercando un senso e un peso per le proprie esistenze.

Il dispositivo di azionamento della trama risiede nell’arrivo a sorpresa del soprano Jean Horton, una più grandi cantanti liriche del suo tempo, interpretata da Maggie Smith che sforna una delle più belle performance.

Il suo orgoglio qui, tuttavia, non risiede nella sua preminenza sociale, come avviene in Downton Abbey, quanto nella sua vulnerabilità, figlia della consapevolezza che i doni che sono alla base della sua statura non sono immortali, ma piuttosto un contratto di locazione che si sta esaurendo.

Jean è un rivale di lunga data dell’attuale regina della casa, Ann Langley, così come è la ex moglie di uno dei residenti di primo piano, il celebre tenore Reggie Paget (Tom Courtenay), tranquilla, figura cupa.

“Voglio una senilità dignitosa,” Reggie dice rassegnato pur considerando l’inaspettato nuovo arrivato.

Qui, una nuova catena di avvenimenti entrano nel plot, due ex amanti sul finire della propria esistenza, che dimostrano come i rapporti interpersonali non hanno età.

Questo tema dell’amore romantico è accompagnato da quello altamente drammatico o lirico della morte, della malattia, della vecchiaia come forma di deterioramento delle proprie caratteristiche.

 

Palese la sensibilità e l’eleganza di  Hoffman come regista, e la sua evidente capacità di gestire un lavoro corale incentrato sulla sottomissione e orchestrazione di molteplici ego concorrenti, il quartetto del Rigoletto diventa infatti una metafora positiva sullo sforzo della comunità dietro e davanti alla MDP.

Si potrebbe malignamente asserire che la linea, tra eleganza e sobrietà di una mano artistica e assenza di un idea registica, che semplicemente in punta di piedi si districa tra i movimenti di un cast stellare,  è molto sottile. Hoffman senza ombra di dubbio non incide marcatamente nella storia, ma a mio parere la lascia scivolare di fronte all’obiettivo. Aspetteremo il secondo film per confermare o screditare questa sensazione.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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