Il Cantico di Pietra – Interludio Anticipatore

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Il Cantico di Pietra – Interludio Anticipatore

Il Cantico di Pietra – Interludio anticipatore

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Lei non emette suono. Veglia, e qualcosa nella postura suggerisce che sente, e tuttavia non può fare oltre, non ancora: prima si impara a stare soli, a definirsi, a tracciare il proprio corpo, meglio è…le più grandi conquiste si ricevono su vette superbe e sottili, dove cori e amori non entrano né imperano: valanghe e colline, ciò ottiene chi rischia questo.

Lei è ciò che si cerca nel buio, è la certezza prima della domanda, il calore prima del freddo, poiché gli orrori della nostra mente e della nostra solitudine sono superbi quanto tremendi. Lei, e poi il resto. Ma lei non risponde. Razionalmente sai che è meglio così, che bisogna sapere il nostro nome prima di intrecciarlo con un altro, ma serve a poco…nudo, a cuore scoperto, scivoli…

 

Scivolando in un cocente cupo, e dove sei? L’ora più buia, e remoto il tuo scrutarmi…soffio all’empireo…sfrontate maree di spezzate risposte…ti tradisce il petto di velluto, al niente proteso…appassire ignoto, morire ignaro…chiedermi quanto ti stia intrattenendo…isolato in qualche mio dirupo, i fiumi torbidi errano, fili tornano amputati di altri…devi ridere, o soffrire nel permettermi una veste nuda, una veste sudata; e laconica tirerai il fianco di una camicia stirata per la tua venuta…mi racconto, rannicchiato nel vuoto d’ovunque…persino, che mio sia il compito…sono bravo, forse troppo…sperando di non sorprenderti…e continuo, immerso nella sterile solitudine di un’estiva codardia…continuo accarezzando i mondi che crescono in me, affogati in calendari dal respiro affannoso e regolare, incorniciati da saracinesche di microscopiche vittorie…ho paura del mio cielo incapace di smorfie, di abbracci che non frantumino donate attenzioni…giungi presto…che scavi nel cielo una strada per te…che una strada per te io scavi in me …la cicatrice d’un vuoto, il freddo del mio bacio nella tua assenza, un oblio rotto, e mai più dimenticato.

 

La prendi per buona; ti convinci che ci si leghi solo da completi per un’ulteriore completezza, che la passione non sia questione di equilibrio, ma di sostenere lo sguardo altrui quell’istante che congiunge stelle e il letto duro della strada; in pratica, ti convinci di non essere pronto, ma che ci stai lavorando su; in teoria, la aspetti al varco, scrutando il tuo futuro come un bimbo il domani dei grandi; ma a differenza di questo, tu non avrai alcun successo, non ci ricaverai niente.

Ed è allora che ami.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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