Un tuffo nei pensieri del regista e coreografo di ‘histoire + meet her’, Alex Cantarelli

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Un tuffo nei pensieri del regista e coreografo di ‘histoire + meet her’, Alex Cantarelli

Alex Cantarelli, filosofo, danzatore, coreografo, regista, e questa volta anche compositore. Da dove è nata l’ispirazione per i brani musicali di ‘Meet Her’? Da un’esigenza. Da un viaggio. Dal caso. L’ispirazione musicale non deve necessariamente provenire da altra musica, può scaturire da una situazione che vedi per strada, da un rumore che ti piace ascoltare, o da Cronenberg, o da Antonioni, da Picasso. La musica non produce necessariamente altra musica: io ascolto da 20 anni tutto ciò che sia mai stato suonato da Miles Davis o da Keith Jarrett, ma nell’album non c’è neppure una nota che sia riconducibile a loro. Non sempre è la musica ad ispirare altra musica, l’ispirazione può attraversare i generi. L’ispirazione, in questo caso, è venuta poi dal Nord, inteso come un luogo in cui la concentrazione di persone e la confusione si fanno sempre più rarefatte; scenari in cui non c’è nessuno, non si sente che un rumore leggerissimo. L’assenza di rumore è per me fonte di ispirazione, un luogo da riempire.

Quali musicisti ti hanno influenzato di più?Nessuno! La musica che ascolto e quella che ho composto io non hanno nulla in comune. Certo, è possibile percepire in ‘Meet Her’ alcuni suoni cupi di artisti come Massive Attack, ma è solo un esempio. In più, quando si pensa alla musica italiana, si pensa sempre al Mediterraneo, ma qui non si avverte – credo che quando si vuole classificare qualcosa in qualche scomparto si faccia sempre un’operazione commerciale. Le classificazioni sono contrarie allo spirito dell’uomo, che è continuamente in movimento creativo. L’arte ha se stessa come riferimento, diceva Kant.

Ti abbiamo visto a teatro come regista di diversi spettacoli di tango e di prosa. I tuoi spettacoli di fine anno, in cui tu e Mimma Mercurio riuscite a mettere in scena tutti gli allievi della vostra compagnia possono essere considerati come unici nel panorama dell’insegnamento del tango di qualità in Italia. Come spieghi l’approdo alla danza contemporanea?

 Non definirei ‘Meet Her’ come uno spettacolo di danza contemporanea, non vorrei qualificarlo come tale. Credo che il linguaggio che stiamo utilizzando non sia chiaramente classico, allo stesso tempo ha molto a che fare con il teatro danza. Mi piace molto la danza contemporanea, già da tempo seguo diverse compagnie. Ciò che mi affascina maggiormente è che almeno in apparenza si può muovere il corpo senza schemi precostituiti: partendo da un’idea si può arrivare a un movimento. Io non sono un coreografo di danza contemporanea, nel preparare lo spettacolo non ho seguito una linea ben precisa, ho per lo più condotto esperimenti sui corpi.

Visto il tuo background nel tango, e quello classico di alcuni dei protagonisti dello spettacolo, si possono constatare delle contaminazioni con danze diverse dalla contemporanea, in ‘Meet Her’?

 Certo: ci sono il contact, la danza classica; c’è anche una specie di tango a livello zero, un tango ridotto ai minimi termini, che non è direttamente e visivamente riconducibile al tango inteso come una danza folklorica. Noi non abbiamo mai concepito il tango come una danza folklorica, piuttosto come una dinamica di coppia, e questa forma è decisamente più esportabile nelle altre danze. È chiaro che, dopo venti anni di studio e di insegnamento, si sente l’influenza del tango. C’è tango anche quando faccio il risotto.

Come nasce uno spettacolo come ‘Meet Her’? 

Dal titolo. Questo è il 35esimo spettacolo che dirigo, e per creare tutti e 35 gli spettacoli sono partito dal titolo: sono un idealista platonico. E il titolo, di solito, all’inizio, non significa proprio niente: lascio sempre che queste parole, questi titoli agiscano lentamente. La prima cosa che creo è il titolo, e poi lascio che sia esso ad aprirmi degli scenari. Quello che poi alla fine si realizza è sempre riconducibile al titolo, ma non è un processo immediato, è anzi il frutto di selezioni, tagli, rinunce, affermazioni. La creazione, la realizzazione finale, non è già nella mia mente, viene solo dopo.

Che ruolo svolge il pubblico nella realizzazione delle tue opere?

Nessuno. Per come sono fatto, ricevere complimenti non mi piace, mi mette a disagio. Allo stesso tempo, mi dispiacciono molto le critiche, quindi con il passare degli anni, ho fatto un lavoro su me stesso, per dimenticarmi del pubblico.

Le coreografie di ‘Meet Her’ sono nate dalla collaborazione tra te e tre ballerini professionisti, Stefania Bucci, Giuseppe Perricone e Gianluca Possidente. Come è stato lavorare con loro? Che tipo di rapporto si è instaurato? 

I danzatori hanno avuto un ruolo fondamentale, attivo, nel tradurre in movimento le idee che avevo in mente. Senza il loro contributo, sarebbe stato impossibile creare questo spettacolo. Il lavoro con loro è stato diversivo e divertente, e non me lo sarei aspettato. Il rapporto creativo che si è instaurato è stato molto intenso.

Nelle coreografie si leggono numerosi movimenti isolati delle mani, dei piedi, così come parole e sguardi, spesso dal sapore quotidiano. Qual è il significato di questi dettagli?

Le parole pronunciate in ‘Meet Her’ sono rare, un’eccezione, direi. Tutto si aggancia a quanto ho detto finora, e cioè che io lascio che le impressioni, le idee, le emozioni agiscano, e le provo sui corpi delle persone, senza un’idea precostituita. Nello spezzare il movimento, nel creare contrazioni e convulsioni, c’è molto dell’esperienza della vita contemporanea. Il nostro movimento, nella vita, non è né armonico né tantomeno lineare, è una ricerca spesso frustrata verso l’armonia. In questa epoca, il movimento, poi, è quasi nullo: siamo sedentari, al massimo usiamo il polso, il pollice e l’indice, nient’altro. Nel rapporto fra i danzatori, il movimento è un passaggio continuo di energie e dinamiche, e tale passaggio spesso si complica, tanto da far uscire movimenti spezzati. In ‘Meet Her’ accade in continuazione. L’idea che ha preso forma è diventata questa: esiste un continuo passaggio e scambio di ruoli ed energia tra i personaggi, che si mettono nelle condizioni dell’altro, e in questo senso si incontrano.

 Sulla pagina ufficiale di ‘Meet Her’ si legge che ‘Histoire’ e ‘Meet Her’ sono due atti unici, scollegati tra loro. Hai mai pensato alla possibile presenza di un filo conduttore tra i due?

‘Histoire’ è un atto unico di parola, scritto non molto tempo fa e destinato ad essere rappresentato dal gruppo di allievi del Laboratorio Teatrale Meditango, un Lab che esiste da tre anni, anche se alcuni dei partecipanti si sono aggiunti successivamente. Hanno fatto un ottimo lavoro, perchè la tensione drammatica nel pezzo, da creare e mantenere, non era semplice. Quanto al filo conduttore tra i due atti: sulla carta, non era previsto. Il caso però, ha voluto che l’autore dei due atti fosse lo stesso…e in effetti un filo conduttore c’è. Se la prima parte, ‘Histoire’ , racconta una violenza, la seconda, ‘Meet Her’, prende questa violenza e la porta verso la possibilità di una soluzione, di una riconciliazione. L’uso delle pareti come dimensioni e ambienti restrittivi dovrebbe dare un’idea di violenza sottile. Tuttavia, ‘Meet Her’ non è uno spettacolo di danza narrativo di una situazione. In questo non è collegato alla parte precedente. Però ci sono delle costanti espressive, tra cui questo passaggio di energia reale, espressiva, dei corpi e di ruoli che non sono definiti. Il brano che cade a metà dello spettacolo in cui si ascolta la voce di Freud poco prima che morisse, potrebbe indicare che questi personaggi sono tre parti diverse della personalità, ma anche questo è da prendere con le molle. Non ci sono ruoli definiti, ci sono passaggi, e anche nella personalità è così, non ci sono compartimenti stagni.

Quindi è presente una violenza sottile, subdola, talvolta anche evidente, fisica ma anche psicologica. Che ruolo svolge la violenza in queste due opere?

Intanto io non mi sento una persona violenta, se la rappresento è perché la vedo quotidianamente, la subisco indirettamente, e abitare questa sensazione, esprimerla, mi sembra un modo per riportare il teatro verso uno dei suoi ruoli fondamentali: far uscire la gente migliore di quando è entrata, senza nessuna volontà di voler a tutti i costi educare.

Quali sono i brani di ‘Meet Her’ che più ti emozionano?

Ciascuno degli assoli dei ragazzi. E poi, One 2.

Progetti futuri?

Beh, intanto a Gennaio devo ballare Tango…Poi: pubblicazioni di racconti e una “Odissea” contemporanea a teatro. Su tutto sempre e comunque: ricerca. Viaggi. E poi mi piacerebbe portare lo spettacolo in giro, in alcune rassegne di danza. Penso che possa avere una buona collocazione, è un lavoro di qualità, soprattutto grazie agli interpreti. Mi piacerebbe infine dare un seguito a questo progetto, ed ho in mente un’altra parola-titolo-idea platonica: Corpses.

A cura di Roberta Della Valle

histoire + meet her
‘Histoire’ di Alex Cantarelli con i corsisti del Laboratorio Teatrale Meditango
Regia di Mimma Mercurio e Alex Cantarelli (35′)  
‘Meet her’ musiche originali e regia di Alex Cantarelli
coreografie di Alex Cantarelli, Gianluca Possidente, Giuseppe Perricone, Stefania Bucci.
Assistente Roberta Della Valle (55′)   22/23 dicembre 2012 Teatro Lo Spazio  Meditango Festival 2012  
Fotografo di scena Claudio Mirabella 
Tecnico di scena Luca Capparucci  
Lo spettacolo è vietato ai minori di anni 14. La musica dello spettacolo è disponibile su iTunes Music Store.

 

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