Ralph Spaccatutto: il cinema guadagna una vita extra!

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Ralph Spaccatutto: il cinema guadagna una vita extra!

Ralph Spaccatutto: il cinema guadagna una vita extra!

Prima o poi doveva succedere. Prima o poi qualcuno doveva rendersi conto dello smisurato potenziale narrativo nascosto nella storia dei videogiochi. E si badi bene, non si intende la storia come aspetto narrativo dei videogiochi, ma come storia del medium, le sue evoluzioni, i tanti personaggi che hanno contribuito a renderlo noto e apprezzato da un pubblico sempre più vasto e competente. Ralph Spaccatutto dimostra che se si conosce il mondo dei videogiochi si possono fare grandi film sfruttandone il vastissimo universo di riferimenti e rimandi…Dopo questo film il videogioco è ufficialmente patrimonio culturale.

Ralph Spaccatutto riesce a dar conto di questo percorso inserendolo come contesto per una storia che è tipicamente Disney e si caratterizza per tematiche classiche come l’accettazione della diversità, propria ed altrui, la ricerca e affermazione della propria individualità, l’importanza dell’amicizia e, naturalmente, il più classico dei topos americani, ovvero la convinzione che credere fermamente nel proprio sogno e nei propri ideali possa davvero cambiare le cose.

Ralph, antagonista di Fix-it Felix nell’omonimo gioco, decide, in occasione del trentennale del gioco, di uscire dal proprio contesto di “cattivo”, cercando di dimostrare di essere anche lui in grado di guadagnare una medaglia come quelle che Felix ottiene completando il gioco. La ferrea volontà di Ralph mette però a rischio l’esistenza del suo stesso videogame, impossibilitato ad operare in mancanza di una figura chiave come quella dell’antagonista.

Felix è dunque costretto a rintracciare Ralph, inseguendolo per gli altri giochi della sala in cui il coin-op è ospitato e visitando così una serie di diversi “mondi di gioco”, in una carrellata di stili, tipologie di gioco e caratterizzazioni che spaziano dallo sparatutto in prima persona al racing game, passando per platform, e picchiaduro e inserendo ovunque rimandi a figure cardine del mondo videoludico, da Sonic e Mario (presentissimo anche se solo nominato) a Ryu e Ken, Q-bert, per non parlare di Pac-Man…cogliere tutte le citazioni può essere uno dei motivi per rivedere il film svariate volte.

Ma anche se non si è un videogiocatore incallito, Ralph Spaccatutto si fa amare perché è un ottimo film: il racconto si dipana, come è ormai consuetudine dei migliori film di animazione, su diversi piani di lettura, che permettono a grandi e piccoli di apprezzare quanto avviene sullo schermo in modo diverso ma con una stessa intensità. La realizzazione tecnica è ineccepibile, con un comparto grafico dettagliatissimo e colorato, un 3D non invasivo e una colonna sonora che vi ritroverete a canticchiare all’uscita dalla sala. Così come i contesti, i personaggi sono estremamente ben realizzati, in particolare i protagonisti: Ralph, gigante buono intrappolato nel suo ruolo “sociale” è parente del Mike di Monsters & Co., con la differenza sostanziale che il proprio ruolo non lo rende amato, ma temuto dai suoi concittadini virtuali, che sembrano incapaci di cogliere la distanza fra la persona e la sua professione. Qualcosa di simile avviene a Vanelope, la pilota sbarazzina che Ralph aiuta suo malgrado a competere in Sugar Rush, dalla cui gara è sempre stata allontanata a causa del proprio essere un “glitch”, un’errore (grafico) di sistema. La coppia di reietti, uno per ruolo, l’altra per un difetto “fisico”, si fa forza vicendevolmente per ottenere i propri scopi, ma il risultato sarà diverso per i due: Ralph capirà qualcosa che un insospettabile “filosofo” aveva provato a spiegargli all’inizio del film, e soprattutto riuscirà a farlo capire ai suoi “colleghi di gioco”; Vanelope sarà portata da circostanze “drammatiche” a fare del proprio difetto la sua caratteristica vincente, scoprendo di avere nel proprio gioco – e quindi nella propria realtà – un ruolo diverso da quello che qualcuno aveva deciso per lei.

Ralph Spaccatutto è un film che sfrutta il videogioco non solo per contestualizzare una storia, ma anche per farne una metafora della vita reale e delle maschere che ognuno di noi si trova a portare affrontandola. Spesso tali maschere finiscono per aderire in modo permanente al nostro viso, a volte invece sono mal sopportate, altre volte non ne capiamo le potenzialità, a volte semplicemente non ci rendiamo conto che in quanto maschere abbiamo sempre la possibilità di toglierle o cambiarle.

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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