Call of Duty: Black Ops II – La guerra fra il joypad e il ciak

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Call of Duty: Black Ops II – La guerra fra il joypad e il ciak

Call of Duty Black Ops II – La guerra fra il joypad e il ciak

Da quanto tempo associamo alla figura del soldato l’immagine di Sylvester Stallone nei panni di Rambo? Pochi personaggi hanno saputo ritagliarsi la stessa rilevanza nella storia dei film di guerra, almeno per quanto riguarda il grande pubblico. Certo sono invece molti gli attori che hanno reso grande la storia del film di guerra, non citare almeno Matthew Modine, Martin e Charlie Sheen o Robert De Niro e Christopher Walken, fra i tanti, sarebbe quasi un delitto. C’è però una differenza: Rambo è diventato un’icona, uno stereotipo entrato nel nostro immaginario, che rimanda in modo diretto, viscerale potremmo dire, al concetto stesso di guerra.

Oggi anche in questo campo il videogioco è in grado di dire la sua e di imporsi con forza come riferimento mediatico: Call of Duty è il nome di una serie che ha stabilito numerosi record, diventando familiare per milioni di giocatori nel mondo, Black Ops 2 è il capitolo che rinnova la sua mitologia, proponendosi di diventare una nuova pietra miliare nel cammino del videogioco come medium maturo.

Cosa rende un film di guerra interessante? Non bastano in effetti proiettili ed esplosioni per fare di un film di guerra un bel film di guerra. Serve una storia. Servono dei personaggi. Serve tensione drammatica, un conflitto che non sia solamente quello bellico. Ci sono poi elementi non secondari, come la colonna sonora, l’ambientazione e naturalmente attori e regista di talento.

Tanti grandi film hanno saputo mescolare magistralmente questi elementi consegnando alla storia film come Apocalypse Now o Platoon, non sono invece tanti i videogiochi che hanno lasciato un segno analogo, o quanto meno non l’hanno fatto nello stesso modo: Contra o Cannon Fodder resteranno nella storia del videogioco, ma da un punto di vista prettamente ludico. Giochi come Metal Gear Solid e Call of Duty: Black Ops 2 sono invece opera mature anche da un punto di vista narrative, e si avvalgono di caratteristiche ed elementi comuni al cinema. Partendo dagli elementi “secondari”, una main theme composta da Trent Reznor, leader dei Nine Inch Nails, e un doppiaggio che ha la propria punta di diamante in Giancarlo Giannini, sono già elementi che, se non associano direttamente il gioco ad una produzione cinematografica, certamente ne denotano l’attenzione al dettaglio.

Ciò che davvero rimanda alla costruzione di un film è però la trama, che in questo case si avvale dell’apporto di David S. Goyer per costruire una narrazione sospesa su un continuo rimando fra passato e futuro. Questa costruzione temporale su due binari ha degli interessanti riflessi sul gioco, permettendoci ad esempio di portare a termine le missioni in un caso con armamenti vecchio stampo, nell’altro con armi e mezzi che ne sono le ipotetiche evoluzioni, con tutte le migliorie del caso.

Al rapporto fra passato e presente/futuro sono legati anche i legami fra i protagonisti, che vedono David Mason e suo padre Alex alternarsi fra 2025 e la fine degli anni ’80, in una storia di vendette, interessi e politica internazionale che non ha molto da invidiare ad un libro di Tom Clancy – a sua volta, e non a caso, coinvolto in prima persona nella creazione di videogiochi.

CoDBO2 coniuga quindi il piacere proprio di uno sparatutto in prima persona dalla forte componente strategica con quello di una trama che è divertente scoprire e approfondire, donando profondità ad un’attività ludica che già in termini tecnici e di design si presentava robusta ed efficace.

Come stiamo avendo modo di vedere in diversi casi – Red Dead Redemption per il Western, Uncharted per l’avventura – il videogioco si va definendo come medium in grado di raccogliere ed espandere l’eredità del cinema, proponendosi come una valida alternativa nel nostro paniere d’intrattenimenti culturali.

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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