Robbie Williams:”Rivoglio la mia corona”.

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Robbie Williams:”Rivoglio la mia corona”.

“Take The Crown”: è questo il titolo del nono lavoro in studio di Mr. Robbie Williams, ex storico membro di un’altrettanto storica boy band degli anni ’90, i Take That. Da quando l’allora e tutt’ora birbante promessa della musica pop decise di lasciare il gruppo (era il ’95), Robbie Williams di strada ne ha fatta. Questa premessa è d’obbligo per comprendere l’intera linea dell’album. Di certo la storia di Robbie la conosciamo tutti e i fatti che lo riguardano sono sempre stati di dominio pubblico, che si sia trattata di una notizia riguardante un suo rehab o della nascita di sua figlia, tutti sentiamo parlare un pò di questo “personaggio”. Aveva capito tutto con il tour che ha segnato il suo ritorno con i Take That, l’anno scorso; aveva visto la gente chiamarlo a gran voce, aveva sentito gli stadi tremare sotto ai suoi piedi, vibrare sulle note delle sue canzoni da solista, delirare col suo rock o con le sue ballad. E forse un po’ di nostalgia dei vecchi tempi gli è venuta.

È per questo che il suo album, quello di Robbie Williams, prende il titolo di Take The Crown: prendere la corona che indossava non molto tempo fa, quando era lui l’indiscusso animale da palcoscenico che faceva sognare le ragazzine di tutto il mondo. Certo, spalanca questa sua nuova era discografica con un singolo al quanto mediocre, una Candy che ci fa muovere il ginocchio e che ci fa camminare a ritmo di musica, ma che in effetti non ci lascia moltissimo, oltre ad un ritornello accattivante. L’album però si apre con un brano di tutt’altra pasta, tra una tastiera sintetizzata ed un sax: è Be A Boy che da il La a questo album; ed è in questo brano che racchiude il senso di tutto questo voler tornare sulle scene come un tempo, forte di una fama e di una carriera alle spalle che gli permettono di poter fare praticamente qualsiasi cosa. “They say it was leaving me, the magic was leaving me, i don’t think so”, dice Robbie in questo brano, tra batteria e cori.

Merita spazio anche quello che sarà destinato ad essere il secondo singolo, Different. Una vera e propria “power ballad” la definiremmo noi, carica non solo da un punto di vista strumentale (meriterebbe un premio solo per la melodia) ma anche per il testo, ben elaborato e in perfetta lunghezza d’onda con tutto il progetto di Robbie, come del resto per Into The Silence. L’album è pieno, si potrebbe dire, di canzonette commerciali, come Shit On The Radio che sembra uscita da un LP dei One Diretion, o Gospel, che ci piace più per quello che dice che per come suona in generale, come brano. In All That I Want ci regala un po di sano funky-pop, mantenendo quello che è diventato un suo tratto inconfondibile nel fare brani di questo tipo, dance e a tratti ripetitiva ma pur sempre meritevole di essere ascoltata più e più volte (vedi Last Days Of Disco o Where The Pet Shop Boy, n.d.r.), mentre Hunting For You e Into The Silence sembrano essere messe una dopo l’altra come omaggio allo stile degli U2, chitarra vibrante e batteria contenuta. Hey Wow Yeah Yeah ci da la dimostrazione che ci avevamo visto giusto: Robbie ha fame di Live, vuole quel palcoscenico e desidera la parola “tour” più di ogni altra cosa, ascoltare per credere. Un testo senza senso per un brano carico di energia, energia pura. La sensazione che abbiamo ascoltando questo album è di qualcosa che comunque abbiamo già sentito, se non fosse per quei pezzi che proprio si distinguono (Be A Boy, Different, Into The Silence); siamo davanti ad un album che potenzialmente raggiungerebbe le prime classifiche quasi per ogni brano, ma non è ciò che conta per poter dire che si tratta di un “bel lavoro”. Da fan, da ascoltatore di musica, resto deluso nel sentire e nel constatare che oggi anche i “big” si affidano all’idea di vendere e non a quella di creare qualcosa che sia spinto, originale, all’avanguardia. Certo oggi fare musica all’avanguardia è azzardato, ma è proprio il rischio che avrebbe potuto lanciare la corona addosso ad un artista che negli anni ci ha regalato brani sempreverdi come Angel, Let Me Entertain You, Feel o Supreme. Nel complesso si tratta del come back di una star che, siamo sicuri, riuscirà comunque a riempire gli stai di mezzo mondo.

Appuntamento, allora, ad un possibile e sicuro live nel nostro paese!

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Gabriele Palella
Gabriele Palella
Milanese, giovane ma già competente in quella che è la sua più grande passione: la musica. Milano. Lavora, compone e produce brani, scrive e partecipa a numerosi e diversi eventi a Milano e dintorni. Di sé dice: "credo in quello che faccio, spinto dalla bellezza e dalla forza della musica che unisce, crea, intrattiene ma, soprattutto, insegna. Io ci credo a questa forza...e voi, in cosa credete?"

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