Resident Evil Retribution di Paul W. S. Anderson

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Resident Evil Retribution di Paul W. S. Anderson

Nell’Ombelico della Bestia: Continuano le Disavventure di Alice nel Paese degli Zombie nel 5°capitolo della saga di Anderson

Ci sono le volte che il titolo che battezza il film di turno è tutto un programma e quando, al contrario, è tanto criptico da rimanere tale anche dopo la visione, come nel caso di quello che accompagna l’uscita nelle sale del quinto capitolo della saga cinematografica di Resident Evil, quest’ultima ispirata all’omonimo videogame made in Japan di casa Capcom, nato nel 1996 per il mercato videoludico e trasferito sul grande schermo nel 2002 per mano di Paul W.S. Anderson. Si perché il senso di colpa a cui fa cenno il suddetto titolo, francamente nell’opera al quale fornisce il nome si fa fatica a comprendere chi o che cosa lo debba provare. Avventurandosi nel campo delle ipotesi le due più plausibili e sensate potrebbero essere: da una parte l’impossibilità o l’incapacità della protagonista di far fronte e impedire la diffusione dell’epidemia virale che ha trasformato i suoi simili in zombie, dall’altra le colpe della società che ha generato il virus alla sua base, ossia la Umbrella Corporation, per aver permesso che questo si diffondesse al di fuori delle provette dei suoi laboratori. Se la risposta la si potesse attribuire a una delle due o entrambe le ipotesi, allora il senso di colpa da una o dall’altra parte arriverebbe con ben dieci anni di ritardo e con quattro sequel all’attivo e un quinto (pare l’atto conclusivo, prequel, reboot e spin-off permettendo) in arrivo.

Detto questo, Resident Evil: Retribution è senza alcun dubbio tra gli episodi prodotti fino a questo momento quello maggiormente di transito, vuoi per la pochezza drammaturgica e la siccità narrativa che lo caratterizzano dal punto di vista della scrittura, vuoi per la necessità da parte degli autori di iniziare a ricucire i fili del discorso per preparare il campo all’imminente epilogo. Il tutto passa attraverso la rimpatriata di personaggi persi per strada nei capitoli precedenti, la presenza qua e là di elementi nel plot che permetteranno all’ultimo atto di sciogliere i quesiti sollevati in questi anni e soprattutto il ritorno della protagonista nell’ombellico della bestia, ossia il misterioso Alveare, la cloaca batteriologica dove tutto è cominciato nel 2002. Oggi come ieri, al timone dietro la macchina da presa ritroviamo Anderson, dopo che questo aveva lasciato il testimone del secondo (Apocalypse) e terzo atto (Extinction), rispettivamente ai colleghi Alexander Witt e Russell Mulcahy, per poi riprendere le redini nel quarto prima (Afterlife) e nel quinto ora.

Il T-virus mortale della società farmaceutica Umbrella Corporation continua a devastare la Terra, trasformando la popolazione mondiale in legioni di zombie affamati di carne umana. Alice, l’unica e ultima speranza per la razza umana, si risveglia all’interno della struttura segreta della Umbrella e svolgendo indagini approfondite, scopre alcuni segreti del suo misterioso passato. Senza un rifugio sicuro, Alice continua a cercare i responsabili dell’epidemia; un inseguimento che la condurrà da Tokyo a New York, Washington D.C. e Mosca, un viaggio che culminerà con una sconcertante rivelazione che la costringerà a rimettere in discussione tutte le sue certezze. Con l’aiuto di nuovi alleati e vecchi amici, Alice dovrà combattere per sopravvivere abbastanza a lungo da sfuggire ad un mondo sull’orlo dell’oblio.

Retribution inizia, infatti, proprio negli istanti immediatamente successivi all’epilogo di Afterlife, con uno spettacolare prologo in modalità rewind che catapulta la platea sulla portaerei Arcadia dove i sopravvissuti capitanati da Alice sono costretti a soccombere all’attacco nemico guidato da una vecchia conoscenza Jill Valentine per volontà della Regina Rossa (il computer centrale della Umbrella Corporation), rimettendo tutto in discussione, compresa la sopravvivenza della specie umana. Ritroviamo, dunque, la nostra Alice nel paese degli zombie, con l’unica eccezione che la storia allarga finalmente i propri orizzonti a una dimensione globale, proiettando le componenti drammaturgiche e i personaggi che le animano ben oltre il reticolo topografico di Raccoon City, la cittadina americana immaginaria sede della temibile multinazionale farmaceutica, ovvero a Tokyo, Mosca, New York e Washington D.C.

Lo script si genuflette letteralmente alla causa e di conseguenza alla dura logica dei sequel, tanto da non portare sul grande schermo una benché minima evoluzione sul versante della storia, ma solo qualche accenno di risoluzione alla saga. Se di solito i sequel sono veicolo soprattutto di sviluppo della trama, al contrario in Retribution, gli scopi sono decisamente altri e la conferma viene proprio dal prologo, dove a un monologo affidato alla protagonista spetta il compito di riassumere le puntate precedenti, un po’ per rinfrescare la memoria degli affezionati, un po’ per permettere a nuovi spettatori di agganciarsi alla saga prima che questa vada ad esaurirsi. Insomma, non c’è da aspettarsi nulla sul versante narrativo di diverso rispetto a ciò che un survivor horror dall’anima action come questo sia in grado di dare, a differenza della matrice romeriana o dell’approccio alla 28 giorni dopo. Nulla se non il minimo indispensabile per consentire agli eventi di manifestarsi e soprattutto di lasciare alla componente visiva il ruolo di primadonna sulla scena. E così è infatti, con i vari combattimenti tra le strade di Tokyo contro l’orda asiatica, di Mosca contro l’armata rossa zombie e di New York contro i giganti armati di ascia, dove la ripresa stereoscopica fa davvero la sua porca figura, replicando quello che di buono sul fronte dell’uso del 3D il regista inglese e la serie avevano già offerto in Afterlife. L’adrenalina e le spettacolari scene d’azione valgono quantomeno il prezzo del biglietto, di conseguenza mettevi l’anima in pace su tutto il resto.

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