Sulla cresta dell’ombra: Four Magazine incontra i Grandi Animali Marini

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Sulla cresta dell’ombra: Four Magazine incontra i Grandi Animali Marini

La rock band milanese composta da Francesco Ferrari (voce, chitarra), Gianluca Villa (chitarre, voce), Dario Giordano (basso, voce) e Luca Mazzarini (batteria), è emersa nel 2007 con l’omonimo album. A pochi giorni dall’uscita del secondo disco, il gruppo, tramite le parole del cantante Francesco, racconta a Four Magazine le esperienze raccolte nel mondo della discografia e il loro modo di fare musica.

Il 25 settembre è uscito il vostro secondo album: Sulla cresta dell’ombra. Che messaggio volevate lanciare con questo titolo?

Il significato è legato al modo di dire “Sulla cresta dell’onda” che indica ciò che è alla moda. Noi abbiamo usato il termine “ombra” che invece è un po’ il contrario della moda. Pensavamo che potesse rappresentare il nostro stato. La nostra prima uscita è stata con una major, siamo stati al Festival di Sanremo con determinate aspettative che poi in realtà sono crollate. Il titolo del nuovo album può essere letto in questo senso.

La partecipazione al Festival sembrava una buona possibilità per farsi conoscere. Cos’è che è andato male?

 A posteriori è stata un’ottima esperienza a livello personale. Come sviluppo della band invece è stato più che altro un ostacolo. Noi siamo un gruppo che fa rock alternativo, non pop. Inoltre noi avevamo proposto per Sanremo la canzone Splendidamente Pazza che però è stata rifiutata dalla commissione artistica e sostituita con Napoleone Azzurro. Il nostro editore propose poi il brano alla produzione del film Lezioni di cioccolato e così Splendidamente Pazza entrò a far parte della colonna sonora.

Tornando al nuovo album: qual è la differenza tra Sulla cresta dell’ombra e Grandi Animali Marini?

Musicalmente questo album ha sonorità più rock, anche abbastanza spinte in un certo senso, essendo più liberi dato che il cd è autoprodotto. Ci sentivamo creativamente più liberi, meno vincolati ad un determinato pubblico piuttosto che a un altro. Musicalmente è un album piuttosto eterogeneo e i pezzi hanno una genesi lunga.

 Sulla cresta dell’ombra sono già stati estratti tre singoli…

Si il primo, Piove nei tuoi occhi è una ballad uscita un anno fa. Poi nella compilation XL di Repubblica è uscito Le canzoni non vogliono dire niente. A fine agosto è uscito il terzo singolo, Il mare e molto probabilmente uscirà a breve un altro singolo.

A proposito del brano Le canzoni non vogliono dire niente. Per il video da abbinare avete avuto un’idea particolare, ovvero la vostra canzone è stata montata su uno di quei video “tormentone” che girano su You Tube.  Come mai questa scelta?

 Si, abbiamo unito questa canzone, che ha una deriva dance su un video storico, di un’icona della musica dance berlinese. Da una parte ci interessava avvicinarci al web ma soprattutto si è trattato di una provocazione, qualcosa di divertente, senza intenti artistici.

A cosa vi ispirate per scrivere i testi delle vostre canzoni. C’è un leit motiv?

I testi sono tutti riferiti alle nostre vite o a cose molto vicine a noi. Ovvero se non noi di persona, qualcosa di vissuto. Un esempio è la canzone Il centro del mondo che racconta di una ragazzina che va a Londra e fa esperienze, magari perdendosi via un po’. La ragazzina ovviamente non è nessuno di noi ma non è nemmeno un’unica persona da noi conosciuta, è l’insieme di una serie di persone che abbiamo conosciuto e che abbiamo sintetizzato dentro un’unica persona.

Molti dei vostri brani, sia di quest’album  che del precedente hanno un significato immediato. Mi riferisco per esempio a Tu mi fai star male, mentre altre come Napoleone Azzurro sono meno comprensibili, oniriche…mi sembra che valga lo stesso per il nome che avete scelto come band?

E’ per questo che ritenevamo che Napoleone Azzurro fosse un pezzo sbagliato per Sanremo in quanto non è di facile lettura. In effetti soprattutto il ritornello sembra una specie di viaggio psichedelico, un sogno. Il nome del gruppo arriva dalla volontà di qualcosa che possa incuriosire le persone. Devo dire che ci sono persone a cui non piace in maniera abbastanza netta. Trovo però che chi è affascinato da questo nome spesso ha delle cose in comune con noi, cioè  ha una visione un po’ romantica, un po’ onirica, come dicevamo, della vita. A distanza di anni devo dire che siamo contenti di aver scelto questo nome così strano. La scelta del mare è perché come elemento ha un forte impatto emotivo su di noi. Il mare è una rappresentazione dell’arte, dell’umanità, della fantasia. Qualcosa di positivo comunque. Nei video dei vari singoli estratti vi si vede spesso suonare insieme, come farebbe qualunque band in uno studio. Questo sembra indicare il forte senso di squadra che avete a livello musicale. Beh, noi abbiamo sempre fatto video in playback…è stata una scelta un po’ dettata dalle esigenze televisive. Ora ci piacerebbe poterne fare uno non in playback però non possiamo ancora dire se ci riusciremo.

Il 25 settembre avete fatto uno showcase al Rocket di Milano per presentare il nuovo album. Ora partirà una tourneè? Cosa caratterizzerà i vostri concerti e il vostro rapporto con il pubblico?

Si, il nostro obiettivo è quello di portare il più possibile in giro per l’Italia il nostro album. Speriamo di poter comunicare a breve sia sul sito che sulla pagina facebook una nutrita serie di date. Abbiamo preparato molto il live, in questo periodo stiamo suonando meglio che mai. Speriamo di realizzare qualcosa che sia il più bello e il più coinvolgente possibile. Per quanto riguarda il rapporto con il pubblico posso dire che noi non siamo propriamente da villaggio turistico. Abbiamo un’impronta più english. Personalmente mi piace raggiungere un certo tipo di concentrazione, di piacere nell’atto di suonare e di cantare ma senza fare particolari spettacoli.

Ora che avete pubblicato questo secondo album, quali aspettative e intenzioni avete per il prossimo futuro?

Il primo obiettivo è portare in giro questo disco. Soprattutto in palchi belli, dove ci sia un pubblico che ha voglia di ascoltare. E questo non c’entra con la grandezza del posto, ma con la gente presente. Teniamo a far sentire il nostro lavoro a persone a cui interessa.

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