Ted di Seth MacFarlane

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Ted di Seth MacFarlane

Dai Griffin al cinema, MacFarlane non perde un colpo

Passare dalla tv al cinema non è un passaggio particolarmente difficile o raro. Quello di Seth MacFarlane però è del tutto peculiare: da creatore di alcune delle più incredibili serie animate che la tv ricordi – I Griffin, American Dad e via dicendo – a realizzatore in prima persona (scrive, dirige e interpreta come voce del protagonista) di Ted, lungometraggio che declina in chiave hollywoodiana la sua visione del racconto.

Protagonista eponimo è un orsacchiotto che prende vita quando John a 8 anni esprime il desiderio di avere un amico perfetto; a più di 30 anni, con John fidanzato assieme a Lori, il rapporto tra i due fatto di film sul divano, sesso e droghe leggere rischia di diventare un peso. Come faranno? MacFarlane scrive con Alec Sulkin e Wellesley Wild una commedia a suo modo classica di bromance, Peter Pan che devono crescere e ragazze insoddisfatte, ma la fa ribollire dall’interno con le iniezioni di humour “estremo” a lui care.

Progettato come serie tv e poi elaborato come film, Ted prosegue il discorso del regista intorno ai meccanismi e ai significati nascosti – non di rado oppressivi e conservatori – della sit-comedy americana ampliando lo sguardo alla commedia sentimentale contemporanea, che ha preso in prestito dalla tv l’oltraggio linguistico e visivo e che qui invece diventa paradossalmente viaggio dentro il bisogno di normalità delle persone. Un cinema, ma anche un tv, di esseri (in)animati che svelano la loro forza emotiva e personale attraverso l’uso di forme verbali e comiche fulminanti (le continue promozioni di Ted al supermercato come premio per le sue indicibili bravate), così come MacFarlane mostra le carte di un asso del racconto attraverso l’ibridazione destabilizzante non solo dei generi (la comicità greve, la dolcezza sentimentale, il lato action caro al regista), ma anche della stessa linearità, non mancando i flashback e le digressioni distruttive proprie dei suoi cartoons (l’arrivo di Sam Jones da Flash Gordon dimostra che dagli anni ’80 non si esce vivi).

Rispetto alla tv, a Ted forse manca la goliardia estrema e irredenta, la distruzione nascosta delle regole sociali, ma è un rischio calcolato tanto dalla sceneggiatura ricca di momenti comici (il duello strepitoso tra John e Ted) alla regia fluida e svelta di MacFarlane che sa usare Boston alla stregua dei registi più esperti. Una delle commedie migliori degli ultimi tempi, baciata da un grandioso successo che fa tirare un sospiro di sollievo, se non alla fabbrica hollywoodiana delle commedie, almeno a noi spettatori.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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