Danza unica e senza tempo. Bill T. Jones al Romaeuropa Festival 2012

Games Week 2012 ospiterà il primo Italian Game Developers Summit
11 Ottobre 2012
L’Oroscopo di Glo dal 15 al 21 ottobre
15 Ottobre 2012

Danza unica e senza tempo. Bill T. Jones al Romaeuropa Festival 2012

Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company a Roma. Auditorium Conciliazione 12 e 13 ottobre

 

Bill T. Jones è un uomo elegante dal sorriso coinvolgente; ha occhi pieni di domande che promettono risposte. Il suo sguardo è quello indagatore di chi scruta le cose, le persone e i luoghi cercandovi un senso, un ordine, uno scopo. Nell’ampia sala dell’Auditorium Conciliazione di Roma in cui si svolge la conferenza stampa del coreografo americano nell’occasione dell’attesissima partecipazione della Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company al  Romaeuropa Festival 2012, l’impaziente desiderio di incontrare una delle figure centrali dello scenario coreografico mondiale degli ultimi trent’anni è sentimento comune e visibile. Soddisfazione che gli stessi Fabrizio Grifasi e Monique Veaute, presidente e direttore della Fondazione Romaeuropa, non mancano di dichiarare tra le espressioni autenticamente gioiose e i sorrisi sinceramente ammirati dei fortunati presenti. Non è nuovo il confronto tra il Romaeuropa Festival e Bill T. Jones e la partecipazione dell’artista americano ha già più volte arricchito la programmazione del festival romano a partire dal 1994 (Another History of Collage, Chapel/Chapter).

La presenza dell’autore possiede però quest’anno un’aura di preziosità che ne rende la performance imperdibile: 30th anniversary program, in scena il 12 e il 13 ottobre (Auditorium Conciliazione, ore 20.30) non è solo un omaggio al trentennale lavoro di esplorazione coreografica di Bill T. Jones; non è solo il freddo conteggio degli anni che passano e che ci separano dal lontano 1982 e dalla nascita della compagnia il cui nome costantemente ricorda e ringrazia il genio creativo e compositivo dei suoi fondatori Bill T. Jones e Arnie Zane; è principalmente l’occasione unica di rivedere e riscoprire alcuni dei lavori storici del repertorio della compagnia, di riassaporare il senso originario dell’ispirazione e di intuire il futuro di un percorso espressivo che parte da lontano e che non ha mai smesso di reinventarsi; è il momento di assistere ad un gioco di danza fugace che si tramuta in opera d’arte senza tempo pur restando attimo irripetibile e intangibile. E’ Fabrizio Grifasi ad introdurre l’artista, anticipando i titoli previsti per le serate del Romaeuropa: “alcuni lavori storici come D-man in the Waters e Continuous Replay fanno parte del programma di questa edizione (visibili anche in streaming gratuitamente su TELECOMITALIA.COM fino a giugno) ed è il modo in cui Romaeuropa intende ripercorrere alcuni passi significativi del percorso di Bill T. Jones e della lunga collaborazione con il festival. Il programma, che si concluderà domenica 14 Ottobre al Teatro Eliseo con l’ultima creazione del coreografo Story/Time, ci permette di connettere pezzi della storia della compagnia e si radica nel lavoro che il gruppo sviluppa in questo momento”.

Parlando di Spent Days out Yonder, lo stesso Bill T. Jones spiega: “ero coreografo residente a Lione quando mi fu chiesto di lavorare per una produzione che facesse parte di una serata mozartiana e scelsi l’Andante, quartetto per archi No.23. Sono un uomo moderno, ascolto molta musica ma quasi sempre in macchina e in formato elettronico non nelle grandi sale da concerto. Quello che per me era importante era però comprendere cosa fosse urgente in Mozart; era comprendere come fosse possibile danzare come un uomo del mio tempo rapportandomi alla musica di un uomo del XVIII secolo così com’era. Allora ho iniziato ad ascoltare la musica di Mozart nella mia stanza come se venisse fuori da un juke-box. Ho iniziato a muovere i fianchi e il busto come se stessi ballando sulla musica di James Brown. E’ bello vedere questi mondi convivere. Certo, il difficile è stato poi lavorare sull’improvvisazione e insegnare tutto ai miei danzatori. Questo mi porta a riflettere sul trentennale della compagnia: con gli anni io danzo sempre meno e i miei danzatori sempre di più. Bill adesso danza attraverso il corpo dei danzatori e poi scompare. Per quanto riguarda D-man in the Waters, posso definirlo una mia coreografia testamentaria anche se io non ho mai voluto niente del genere. Revelations di Ailey è un titolo presentato in ogni spettacolo e i danzatori ballano esattamente ciò che il pubblico si aspetta. Io non ho mai voluto questo. Questo lavoro è nato alla fine degli anni 80 e segue la crisi di quegli anni dopo la scomparsa di Arnie Zane nel 1988. Demian Acquavella era un meraviglioso ed eccentrico ballerino che chiamavamo D-Man. Era forte, divertente, camaleontico, poteva fare qualunque cosa. Era capace di andare in metropolitana con gli stivali ed un tutù. Poi si ammalò ed iniziò lentamente a morire. Al debutto dovetti prenderlo in braccio, era troppo debole. E’ successo a molti ed ancora succede. All’epoca sembrava una catastrofe caduta dal cielo. Io feci un sogno: tutti i miei amici ed io nuotavamo in un lago, alcuni giocavano tra gli schizzi, altri affogavano, altri ancora nuotavano coraggiosamente per salvare gli altri; poi come attraverso una telecamera che indietreggiava vidi una cascata e tutto cadeva giù ma continuavano a nuotare e giocare. Per questo utilizziamo una citazione di Jenny Holzer: in a dream you saw a way to survive and you were full of joy. Questo è il significato di D-man in the Waters.

Poi c’è la musica…la musica dal vivo. L’ho scelta perché Mendelssohn  (ottetto per archi in mi bemolle maggiore Op.20) aveva 16 anni quando la compose. All’inizio ero sospettoso verso questa musica romantica ma poi due dei miei ballerini mi suggerirono di ascoltarla con più attenzione: se Mendelssohn fosse vivo ora suonerebbe rock! Continuous Replay risale al 1977.

Ho lavorato per 17 anni con il mio collaboratore Arnie Zane e lottavamo tutto il tempo…era importante quando decideva di coreografare una lavoro per se stesso e così creò Continuous Replay. Abbiamo ballato molto insieme ma alla fine volle farlo da solo un’altra volta, esiste un video in cui Zane lo danza nel 1985 a Milano. Quando morì lo insegnai alla compagnia e divenne un lavoro di gruppo, aggiunsi una serie di stili per me interessanti ed è questa la versione che vedrete qui a Roma. E’, in un certo senso, l’ultima collaborazione tra me e Arnie Zane”.

Infine Bill T. Jones ci parla con passione dell’ultima creazione Story/Time: “ogni danza nasce da un’idea. Un tempo persino questa situazione (si riferisce alle sedie e agli occhi che lo circondano in sala stampa) mi avrebbe ispirato una coreografia ma adesso mi chiedo sempre perché faccio un lavoro e molto spesso il me stesso che si pone questa domanda è il danzatore che non è più danzatore. Ho fatto così tante cose che mi chiedo perché farlo ancora. Uno dei miei eroi è John Cage che ha vissuto una situazione simile: ad un certo punto della sua carriera non era sicuro che il suo lavoro fosse davvero rilevante, era confuso e si rivolse al buddhismo. Un giorno il suo maestro gli disse di non preoccuparsi, che non era necessario sapere tutto e si rese conto che era effettivamente possibile prendere decisioni in modo diverso. Per questo io mi chiedo: cosa amo del movimento? Cosa penso della vita e dell’essere vivo? Come posso mettere insieme queste cose? Ispirandomi ad Indeterminacy di Cage ho portato qui 60 storie scritte da me, sulla mia famiglia d’origine, sulla mia nuova famiglia. Storie brevi, storie filosofiche che si chiedono ad esempio cosa significhi per voi stare qui, adesso, seduti ad ascoltare me…a volte nulla, a volte è solo un gioco, uno scherzo. Le storie vengono presentate nella mia coreografia ogni volta in ordine diverso; all’inizio doveva trattarsi di un assolo ma è difficile per me pensare a qualcosa senza contemplare la mia compagnia. Si tratta di un lavoro per sua natura unico perché solo nel pomeriggio stesso della rappresentazione estraggo casualmente le 60 storie da mettere in scena tra le 140 scritte e coreografate. I miei danzatori scoprono solo poche ore prima dello spettacolo quale sarà la sequenza prescelta, Si tratta per questo motivo di una performance unica, fatta di schemi stabiliti e necessaria improvvisazione. E io sarò lì, in scena, a raccontare le mie storie”.

Spettacolo imperdibile, fortemente consigliato.

Comments on Facebook

Comments are closed.