I bambini di Cold Rock di Pascal Laugier

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I bambini di Cold Rock di Pascal Laugier

Il Macabro e Funereo Thriller di Laugier

Qualche volta a Cold Rock i bambini nascono anche quando non sono desiderati. Desiderati o no, a volte spariscono. Inizia con questa premessa I bambini di Cold Rock, un thriller macabro e funereo dalle tinte horror diretto da Pascal Laugier, stravagante regista francese autore di pellicole estreme come Martyrs e Saint’Ange.

Cold Rock è una misteriosa cittadina americana in cui, da circa tredici anni, i bambini spariscono misteriosamente senza lasciar traccia. Gli abitanti del posto incolpano un uomo misterioso, l’”Uomo Alto”, che, approfittando di un momento di disattenzione dei genitori, rapisce i loro figli e, con molta probabilità, li uccide. Una notte l’”Uomo Alto” sequestra anche David, il figlio dell’infermiera Julia Denning, che chiede l’aiuto dell’intera comunità e intraprende da sola una vera e propria caccia all’assassino.

Fumo, nebbia e tunnel poco illuminati sono i tratti distintivi della montana cittadina di Cold Rock. Dopo la chiusura della miniera, unica fonte di sostentamento economico degli abitanti del posto, una nube tossica di depressione, povertà e malavita ha invaso la cittadina mettendola in ginocchio. In questo scenario devastato e devastante, un misterioso “Uomo Alto” rapisce i bambini e ne fa perdere completamente le tracce. L’infermiera Denning, un’inquieta Jessica Biel, è l’unico punto di riferimento per i malati del posto, nonché la sola alternativa possibile al ricovero ospedaliero. Laugier, regista e sceneggiatore, divide ipoteticamente la pellicola in due parti: la prima, gotica e orrorifica, mette saltuariamente in scena un boogeyman, un uomo nero oscuro e pericoloso, che si mimetizza con il buio della notte e sparisce tra le ombre. La seconda, invece, è piuttosto una sorta di detective movie in cui si cerca bramosamente di scoprire il colpevole dei misteriosi rapimenti. Per riuscire a fare in modo che questi due piani di realtà – due modi differenti di vedere la vita- trovino un punto di unione, Laugier chiede all’abile Kamal Derkaoui di realizzare una fotografia fredda e glaciale con variegate sfumature di blu e verde, per far sfumare pian piano il confine tra presente e passato. Realtà, allucinazioni, incubi e deliri di madri private dei propri figli, infatti, si incontrano, si scontrano e infine si sovrappongono.

Difficile capire cosa sia frutto della realtà e cosa, invece, faccia parte dei deliri di una monte mostruosamente corrotta. L’”Uomo Alto”, infatti, era come una leggenda antica, come qualcosa di un libro di fiabe o come una vecchia canzone. Tutti parlavano dell’uomo nero perché tutti avevano paura di lui. Una minaccia fantasma, insomma, che approfittando di foreste chilometriche e di labirintiche gallerie, non mostra mai il proprio volto ma lascia che siano le proprie azioni a parlare per lui. Strizzando l’occhio ai film di genere, primo su tutti Missing, Laugier realizza una discreta pellicola adrenalinica che, però, abusando di troppi cliché, finisce per risultare troppo ambiziosa per essere credibile.

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