Intervista a Giorgia Trasselli

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Intervista a Giorgia Trasselli

“Finché vita non ci separi” è il nuovo progetto teatrale in cui lei interpreterà Alba, la suocera. 

Ci parli un po’ di questo personaggio. Quanto c‘è di Giorgia nel personaggio di Alba?

Come sempre in ogni personaggio che interpretiamo c’è qualcosa di noi, perché siamo noi che lo facciamo. Alba è la madre di Giuseppe, paracadutista in missione in Afghanistan e ora a casa in licenza matrimoniale. Alba, spero vivamente diversa da me, in quanto donna conformista,  non aperta all’ascolto dei veri problemi del figlio e più disposta  a sacrificare felicità, verità, armonia del figlio stesso e della propria famiglia pur di salvare le cosiddette  apparenze. Forse di me in questo caso, c’è il desiderio, la volitività nel risolvere questioni assai spinose, in generale. Forse. È un personaggio che pur freddo e a tratti terribile, amo molto interpretare.

Alba e la famiglia non accettano la futura moglie del figlio Giuseppe per differenze di classe. Quanto è attuale questo tema oggi secondo lei?

Il tema è assolutamente attuale. Ne parlavo proprio questa sera con alcuni amici. Loro stessi mi dicevano: potrebbe essere un testo di oggi come degli anni ’60. Per certi versi i cambiamenti, che pur ci sono, nella nostra società, spesso sono assai lenti e in molti casi quasi inesistenti.

Come si è trovata con gli altri attori e con la regista Vanessa Gasbarri?

Mi sono trovata molto bene. Sono certa che questo spettacolo, accolto dal pubblico romano con  calore, divertimento e applausi notevolissimi, oltre alla sapiente regia di Vanessa Gasbarri e il prezioso, davvero, testo di Gianni Clementi, deve tutto questo anche all’affiatamento del team, la compagnia. Sì, stiamo bene insieme e questo il pubblico lo percepisce, sempre.

Ha altri progetti in programma?

Dopo “Finché vita…” entrerò di nuovo a far parte di quel formidabile viaggio che è “Dignità autonome di prostituzione” mirabile format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna con la regia di Melchionna al Teatro Ambra Jovinelli fino al 4 novembre. E poi parteciperò con Vittorio Viviani e la regia di Andrea alla rassegna di drammaturgia internazionale IN ALTRE PAROLE con un testo canadese che verrà presentato nella sala IN del Teatro India il 16 ottobre prossimo.

Molti la ricorderanno come la famosa “tata” di Casa Vianello, che ricordo ha di quel ruolo ed è stato difficile allontanarsi da quella immagine? 

Per me quel ruolo ha significato molto. Ho cercato di non renderlo mai banale o macchiettistico e di conferirgli comunque una sorta di  umanità, cosa che accanto a Sandra e Raimondo, non è stato difficile. No, per me  lo staccarsi da quel personaggio non è mai stato un problema, semmai lo è stato, o forse lo è  per chi sceglie gli attori. Non so negli altri paesi, ma nel nostro penso che “staccarsi” sia un po’ complicato.

Inoltre ha lavorato spesso in televisione, come la maggior parte degli attori preferisce anche lei il teatro?

Come spesso dico, che sia cinema teatro o televisione, mi piace fare tutto al meglio. Amo davvero tanto questo mestiere, in tutte le sue forme espressive! Agli altri il giudizio di dove io possa ottenere i risultati migliori.

Lei è un’insegnate della scuola di recitazione “Fondamenta”, come si trova in questo “ruolo” di docente? E soprattutto, vuole dire qualcosa per invogliare i giovani ad andare a teatro?

Insegnare è bello, faticoso e coinvolgente. Andare a teatro è bello, è utile, è divertente, Anche se si va ad assistere a una tragedia, il teatro rende ricchi, credetemi……. sicuramente non nel portafoglio, per chi lo fa, ma battutina a parte, arricchisce sul serio. L’arte in tutte le sue forme e manifestazioni a questo serve, no?

Grazie!!

 

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