BAND OF HORSES. Aspettando di vederli a Novembre a Milano, ci siamo fatti spiegare come è nato “Mirage Rock”

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BAND OF HORSES. Aspettando di vederli a Novembre a Milano, ci siamo fatti spiegare come è nato “Mirage Rock”

Dal mondo dell’indie rock sono forse uno delle migliori band emerse negli ultimi anni:Band of Horses sono un gruppo che dal 2004 è in cerca di un piccolo posto tra i grandi della musica mondiale. Con un sound dal sapore di vecchio rock anni ’60 hanno dato vita al loro quarto lavoro in studio “Mirage Rock”, un album che contiene tutta la genuinità dell’indie rock e delle sonorità tradizionali americane con piccole evoluzioni pop. Ben Bridwell, Tyler Ramsey, Ryan Monroe, Bill Raynolds, Blake Mills e Creighton Barrett sono partiti da Seattle per cercare di arrivare nelle alte sfere e nel loro percorso hanno incontrato l’esperienza del grande Glyn Johns, pietra miliare della produzione musicale, nonché storico produttore di Bob Dylan, The Beatles, The Rolling Stones, The Who, Led Zeppelin, che li ha presi solo la sua ala per dare una rivalsa alla scena musicale americana e mondiale.“Mirage Rock” contiene 11 tracce che attraversano vari stili: dal pop al country, al beach rock con i tipici coretti, fino ai riff di chitarra un po’ più calcati, un percorso  che, in modo timido e mai forzato, esplora vari generi, discostandosi però a dismisura dai lavori iniziali. È il loro quarto album dopo Everithing All the Time (2006), Cease to Begin (2007) e Infinite Arms (2010). “Gli elementi presenti nei primi album sono presenti anche nell’ultimo lavoro, abbiamo mantenuto una linea rock e la presenza di Glyn Johns ha avuto un peso in questo; lui rappresenta il rock, ha realizzato il sound boogie dei Rolling Stones, ha prodotto i più grandi gruppi di sempre. Registrare questo album è stato come salire su una macchina nel tempo che ci ha portati negli anni ’60, dove abbiamo registrato tutto in presa diretta, proprio come all’ora.”

A proposito del titolo del disco, che potrebbe sembrare una riscoperta del vecchio rock o una nota malinconica per la mancanza di vero rock al momento, Ben ci racconta:
Ogni titolo dei nostri album contiene una battuta, per incuriosire, immaginavo qualcuno che si avvicinasse per ascoltare cosa stessimo suonando e nonostante il nostro sound possa essere buono, in realtà non ci si trova nulla, non c’è sostanza, un miraggio appunto!” Band of Horses sono nati dalle ceneri dei Carissa’s Wierd che con lo scioglimento costrinsero il cantate Ben a imparare a suonare la chitarra per poter continuare a far vivere la loro band:

Dopo aver terminato la scuola ci siamo trasferiti a Seattle perché sentivamo il bisogno di vivere in una città che potesse darci l’opportunità di emergere, una città dove avremmo potuto suonare. Arrivammo a Seattle per registrare il disco e mi ritrovai a dover imparare a suonare; non avevo mai suonato prima di allora. Trovammo un batterista e iniziammo un tour; alla fine io e Ryan tornammo a casa e iniziammo subito a pensare al secondo album dopo il quale partimmo per il nostro tour europeo. Tra noi componenti della band c’è sempre stato un grande sostegno reciproco, noi non siamo solo una band, siamo una famiglia e credo che questo sia una parte fondamentale. Amo questa versione dei Band of Horses!

Dopo Cease to Begin, secondo album per la SubPop, ecco arrivare la grande opportunità: firmano un contratto con la Sony/Columbia e nasce Infinite Arms il primo album che li fa emergere dalla scena underground spalancandogli le porte del successo che arriva fino ai  Grammy Awards con una nomination come Best Alternative.

Il cambio di label non ha portato cambiamenti nel gruppo e nelle dinamiche di registrazione.Quando siamo dietro gli strumenti non abbiamo idea di cosa stia succedendo e nessuno ci ha mai detto cosa fare o non fare, abbiamo sempre avuto la massima libertà. È ovvio che dopo la nomination le aspettative sono alte, ma a noi non è mai importato diventare popolari. Per noi non è importante; questo album nasce con un processo di lavoro  differente. Se succede di riavere una nuova nomination saremo felici di essere lì, se non succede va bene lo stesso. Non ci è mai passato per la mente di fare questo lavoro solo per raggiungere il successo, noi facciamo quello che amiamo, siamo incredibilmente fortunati.

Oltre alla nomination, i Band of Horses arrivano a dividere il palco con band come Foo Fighters, Pearl Jam, Kings of Leon in giro per il mondo.
Era la prima volta che suonavamo in Europa e vedere tutte quelle persone cantare e battere le mani per tutto il tempo fu incredibile, disarmante. Siamo partiti dal South Carolina ed non credevamo che, attraversando l’oceano fino in Norvegia o in Italia, ma anche in Australia e Giappone, potessimo trovare così tanti fans. È impressionante, non posso crederci.
Amiamo andare in tour aprire i concerti per altre band, è una grande opportunità per essere conosciuti, per imparare e conoscere il retroscena della nostra carriera.

Con l’uscita di “Mirage Rock” sono pronti per il nuovo tour mondiale che inizierà il 4 Novembre 2012 a Milano per terminare a Londra.

Ad aprire i nostri concerti sarà Tyler, come nei concerti a New York, ma non sarà la stessa cosa; c’è un progetto differente per il tour europeo.

Molti componenti della band affiancano al gruppo dei progetti musicali individuali che portano solo benefici per la band e per la composizione dei brani:
Tyler ha composto degli album da solo, è un percorso parallelo personale che va in una direzione totalmente differente da quella della band. Stessa cosa per Ryan, che è un fantastico autore di canzoni.
La sua è una musica principalmente strumentale dove suona la batteria e le tastiere. È molto divertente.
Il nostro è un lavoro impegnativo e ogni tanto prendiamo dei periodi di pausa per dedicarci ad altre attività per poi tornare carichi e pieni di idee che aiutano a far crescere la band e noi come artisti.
Le nostre canzoni nascono in ogni posto, in viaggio, in città, dopo si va in studio e insieme cerchiamo di completarle cercando di capire il miglior modo per crearle

Il successo è arrivato non solo però con i tour con i grandi del rock contemporaneo, ma anche grazie all’uso di loro canzoni per il cinema e per la televisione:
“Siamo stati molto fortunati ad aver avuto questa opportunità per le soundtrack per il cinema e per le serie tv, perché specialmente in America siamo stati limitati con la radio, soprattutto nel sud.
Ci sono radio commerciali dove viene trasmessa maggiormente musica pop e invece abbiamo potuto sperimentare questo nuovo territorio per farci conoscere.”

Per finire una curiosità riguardo il nome della band:

All’inizio il nostro nome era solamente Horses, ma poi ho saputo che negli anni ’70 esisteva una band con questo nome, la band di Don Johnson, l’attore di “Miami Vice” e per non incombere in problemi legali abbiamo deciso di cambiarlo in Band of Horses anche per non creare confusione tra i fans.

Intervista a cura di Eleonora D’Andrea

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Francesca Daccico
Francesca Daccico
Appassionata di Musica e di tutto quello che si chiama arte, imparerei a suonare qualsiasi tipo di strumento se ne avessi il tempo. Lavoro come Communication Manager presso la Paco Cinematografica, attualmente delegata alla produzione di concerti, rappresentazioni teatrali.

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