DISCONNECT – Quando la tecnologia non aiuta più!

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DISCONNECT – Quando la tecnologia non aiuta più!

 

Ambizioni, insicurezze, solitudini, intrecciati con bullismo, frodi informatiche, prostituzione virtuale…questa la ricetta di Alex Rubin in un presente dominato dalla tecnologia e dai social network.

 

“Ho deciso di realizzare questo film perché ho trovato in esso una visione compassionevole della fallibilità umana. I protagonisti tentano di combattere la solitudine, nascondere il dolore. Tutti ci siamo sentiti soli prima o poi, è una situazione universale. E mentre sempre più persone usano la tecnologia come uno strumento per sentirsi connessi, a volte questo può essere a spese di chi ci è immediatamente accanto. Quante volte abbiamo visto persone sedute a cena che stanno al telefono anziché parlare fra di loro? Il mio retroterra sono i documentari, che ho sempre inteso come lettere d’amore nei confronti degli argomenti affrontati. Disconnect è una lettera d’amore all’essere imperfetti e umani”.

Una società connessa alla rete, fragile, contraddittoria. Un film capace di raccontare, con originalità e compassione, uno spaccato del quotidiano di tutti noi, sempre più schiavi delle new technologies che hanno ridefinito in maniera inquietante i nostri rapporti umani. Le dinamiche sono cambiate, l’interazione tra le persone è relegata nel mondo digitale, e parte una vera è propria corsa all’ora, in pieno stile western, per declinare e utilizzare il nuovo strumento in tutte le sue forme.

Disconnect: Alexander Skarsgård e Paula Patton corrono sotto la pioggia in una scena del film

Rubin sforna, come opera prima, un Crash 2.0, racconta uno spaccato della società moderno/odierna nella quale il web “la fa da padrone”. Il digitale ha invaso la quotidianità, ha modificato le abitudini, ha aperto sbocchi lavorativi legali o meno, e si è imposto come tramite per le comunicazioni di ogni giorno.

Troviamo quindi la famiglia lacerata da un lutto, marito e moglie che non comunicano più, salvo rifugiarsi in chat room di forum e gruppi di supporto, il social network nella accezione negativa della viralità, come strumento di buzz-spamming mortale, all’utilizzo di piattaforme gratuite di condivisione video come base di organizzazioni pornografiche virali  e sfruttamento minorile.

Rubin mette tanta carne sul fuoco, magari non posiziona temporalmente la sceneggiatura nel periodo più adeguato, chat room e frodi web appartengono più ai primi anni del terzo millennio, oggi tanti canali sono stati abbandonati, seguendo le tendenze del popolo degli utenti in perenne evoluzione; eppure il film risulta piacevole, un ritmo cadenzato per sostenere una storia di intrecci e incomprensioni, di sfruttamento della rete e con la rete, di come la tecnologia oggi giorno sia entrata di fatto nel nostro DNA.

Un opera cross-comunicativa, passatemi il termine, che dimostra attraverso l’arte visiva, come il world wide web e la tecnologia abbiano definitivamente preso possesso dei nostri ritmi, modificato il modo di comunicare e interagire, dimostrando ancora una volta  come la nostra vita possa essere declinata, condivisa, utilizzata e giudicata.

Rubin, romanticamente, ci suggerisce di disconnettere internet, spegnere il telefono, chiudere il laptop e riprendere contatto con dinamiche sociali più genuine,o semplicemente più umane.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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