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Venezia 69, Penance di Kiyoshi Kurosawa

La Madre in Nero di Kurosawa

Dopo la morte della figlia uccisa da un maniaco sessuale, una madre chiede alle amichette testimoni della tragedia di trovare il colpevole, altrimenti patiranno un castigo. 15 anni dopo, ognuna delle ragazze deve fare i conti con quella promessa. Il regista Kiyoshi Kurosawa, tra i cantori della new wave giapponese dell’orrore tra i ’90 e gli ’00, arriva fuori concorso al Lido con la versione cinematografica di 4 ore e mezza di una miniserie tv  in 5 episodi che vira verso il dramma sociale una tipica storia di vendetta e rimorso.

Strutturata in 5 capitoli, più un prologo, ognuno dei quali dedicato a un personaggio e alla sua penitenza – traduzione più azzeccata di Shokuzai/Penance perché rende l’atmosfera infantile della premessa – la miniserie scritta dallo stesso Kurosawa con Kanae Minato racconta l’anaffettività sociale del Giappone, l’acuto formalismo borghese che si cristallizza e s’incancrenisce in parole e simboli che anziché ricalcare valori e tradizioni ne rappresentano la morte. Basterebbe il primo episodio, quello della bambola, per definire il progetto allegorico del film e ogni capitolo descrive con cupezza un lato della ciiltà nipponica, sciogliendosi in una conclusione che sarà anche convenzionale, ma che è coerente con l’anima romanzesca che si cela dietro al lavoro di Kurosawa: l’uso espressivo dell’illuminazione, la geometria delle scene, la costruzione allo stesso tempo di un’atmosfera agghiacciata e di un pathos sottile esaltano una descrizione dei personaggi notevole, che s’illumina della classe e della bellezza di Kyoko Koizumi. Se qualcuno notasse affinità col bellissimo Confessions di Nakashima avrebbe ragione: la sceneggiatrice e l’autrice del romanzo di partenza, scrisse anche quel film.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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