Spring Breakers – Il Punto più Basso di una Mostra Altalenante.

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Spring Breakers – Il Punto più Basso di una Mostra Altalenante.

Trama

Quattro amiche, compagne di college, decidono di rapinare un fast food per potersi finanziare lo Spring Break, il tradizionale scatenato periodo di vacanza primaverile degli Stati Uniti. Il colpo però non riesce e le quattro finiscono in galera: ne usciranno grazie all’intervento di uno spacciatore e trafficante d’armi, che paga loro la cauzione e poi cerca di costringerle a far fuori la sua nemesi.

Ecco come dopo 69 anni capolavori, dopo aver ospitato la Dolce Vita italiana, star internazionali, titoli ricercati e tutta la magia della settima arte, la Mostra Internazionale Cinematografica più antica e sontuosa, scava la propria fossa senza battere ciglio, soccombendo a quattro ragazzine di 15 anni amanti dell’alcol, droga, sesso e sana violenza.

In concorso quest’anno troviamo Spring Breakers, un film di Harmony Korine con Selena Gomez, James Franco, Vanessa Hudgens, Ashley Benson, Rachel Korine.

Un film….un film? Effettivamente ha tutte le caratteristiche di un una opera audiovisiva questo è certo, un video c’è, manca la regia, manca la storia, mancano gli attori, manca la decenza e il rispetto verso un arte, come quella cinematografica, che spesso si è trovata a lottare contro pregiudizi e superficiali etichette.

Spring Breakers è la dimostrazione di come il cinema lo possa fare veramente chiunque. A sancire, questo che diventerà ahimè un postulato, niente meno che la Mostra Internazione Cinematografica di Venezia alla veneranda età di 69 anni.

“Spring Breakers”, un ignobile videoclip di terza categoria della durata di 90 min circa, è in concorso all’interno della Mostra di Venezia, con tanto di cast al seguito, interviste, conferenza e photocall come da protocollo. Un “film” che sottolinea ed evidenzia definitivamente la povertà della nostra società, un indigenza di valori, falsi miti, superficialità e faciloneria, che ben viene descritta da Korine.

Un opera provocatoria? Decisamente no, un opera provocatoria, spesso è geniale, a volte ha uno scopo, ma non è mai insulsa. Ho assistito (scuserete la prima persona) alla proiezione in anteprima per la stampa, ho assistito allo scempio del cinema, nel tempio del cinema con tanto di sottofondo di risate e applausi strozzati qua e là. Ho assistito ad alcuni fischi durante la proiezione del film di Terence Malick, poiché non tutte le persone avevano digerito una opera con la “O” maiuscola, controversa, originale, forse non decifrabile, o forse semplicemente non per tutti i gusti.

Perché di gusto, si può parlare, riferendosi ad un maestro come Malick; solo il gusto può interporsi fra l’opera “To the Wonder” e il giudizio dello spettatore/critico.

Accostare un video del genere a nomi del calibro di Terence Malick, Brian DePalma, Paul Thomas Anderson, Kim Ki-Duk, Kil Serebrenikov dimostra come le opere in concorso, o perlomeno non tutte abbiano superato, o siano state sottoposte, aduna vera e propria selezione.

Oggi in Sala Darsena si è palesato un problema culturale di portata internazionale. L’insensatezza scorreva a 24 frame al secondo, riproducendo un video che commetteva un delitto, o che mostrava pubblicamente come la signora della vetrine cinematografiche ammutinava l’arte che per 69 anni le ha regalato fama, fasti e gloria.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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