Venezia 69: The Master di Paul Thomas Anderson

Venezia 69, La Città Ideale di Luigi Lo Cascio
31 Agosto 2012
Venezia69: Queen of Montreuile
1 Settembre 2012

Venezia 69: The Master di Paul Thomas Anderson

 

A cinque anni da Il Petroliere, Paul Thomas Anderson torna sul grande schermo, nel contesto della 69ma Mostra del Cinema di Venezia, con The Master, di cui firma sia la regia che la sceneggiatura.

The Master segna in realtà anche il ritorno di Joaquin Phoenix, a due anni dalla collaborazione con Casey Affleck per I’m still Here e non si tratta di un ritorno in sordi

Il film si sviluppa prendendo per protagonista Freddie Quell (Phoenix), un reduce di guerra la cui psiche è evidentemente e fortemente provata dal dramma vissuto, al quale si lega il forte stress emotivo di una relazione d’amore non vissuta, per ragioni che lo stesso protagonista andrà ricostruendo nel corso della narrazione. Le difficoltà interiori di Freddie, la sua propensione a reazioni violente ed eccessive, la sua dipendenza dall’alcool – se così si può definire l’intruglio dal quale non riesce a separarsi – lo rendono un soggetto fragile e incapace di integrarsi pienamente nella società.

Solo e in fuga, Freddie incontra casualmente Lancaster Dodd – interpretato dal sempre ottimo Philip Seymour Hoffman – e la sua famiglia (Amy Adams nell’importante ruolo della moglie Peggy). Un po’ scienziato, un po’ santone, Dodd è il fondatore di una sorta di setta, La Causa, che teorizza la possibilità di riportare alla memoria le esperienze di vite vissute in precedenza, sfruttandole per guarire le afflizioni della presente realtà. Affascinato dalla figura carismatica e paterna di Dodd, Freddie si affida a lui, in un mix di estatica convinzione e scetticismo latente. Il rapporto darà molto ai due, ma la risultante finale potrebbe non essere uno scontato lietofine…

Come dimostrato già dai precedenti lavori, Anderson è un regista capace di spaziare nelle sue opere su diversi piani di significato e costruire film che trovano più nella descrizione della natura umana che nella narrazione il loro punto di forza. Potendosi valere di due attori di grande spessore, il regista lavora sul loro rapporto, costruito a partire dalla volontà di Dodd di guidare Quell verso la propria verità. Dal confronto fra i due personaggi, inizialmente posti su un piano antitetico, Anderson analizza e critica in modo tutt’altro che velato il sistema di credenze e i meccanismi che portano all’imposizione di una fede, per poi smontarne in modo drastico i presupposti e portare il discepolo su un piano di consapevolezza probabilmente superiore a quella del maestro. Il percorso di maturazione di Quell è infatti in gran parte attribuibile al rapporto con Dodd e ai suoi insegnamenti, ma trova il proprio compimento in un’accettazione di sé che impone di andare oltre il maestro e le contraddizioni del suo credo.

Tutt’altro che facile da seguire in virtù dell’intreccio fra la realtà esteriore, quella interiore e i passaggi e meccanismi simbolici che le legano, The Master è un film che lavora in modo indiretto sulla coscienza dello spettatore: inizialmente spaesante, fa maturare il proprio messaggio man mano che si riflette su di esso, e quando si trova la propria chiave di lettura, quale che sia, non si può non apprezzare le raffinate componenti che ne hanno permesso la ricerca.

Comments on Facebook
Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

Comments are closed.