The Iceman – Quando la Recitazione Innalza la Banalità!

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The Iceman – Quando la Recitazione Innalza la Banalità!

Zodiac incontra Goodfellas nel film di Ariel Vromen dedicato al mob killer americano più famoso: Richie Kuklinski, gelido assassino “boia” di 100 persone nel corso di quattro decenni. E ‘una storia raccapricciante e poco edificante in cui un Michael Shannon typecast dona solidità alle “prestazioni” mostruose dell’impassibile killer psicopatico.
Kuklinski emerge come un assassino compulsivo che ha trovato un modo per guadagnare attraverso le sue abilità e tendenze. Vediamo Kuklinski prima degli anni ’60, quando – pare un ragazzo timido ma fondamentalmente onesto – va ad un appuntamento con Deborah (Winona Ryder), la donna che diventerà sua moglie e la madre delle sue due figlie.

La vena psicotica viene celata e adombrata, sotto mentite spoglie: il suo lavoro nel settore del porno e la sua impassibile aria da duro impressiona il mafioso locale Wiseguy Roy Demeo (Ray Liotta), che lo mette in libro paga con il suo consigliere inaffidabile, Josh (David Schwimmer).

Ben presto, Richie – in collaborazione con Robert Pronge (Chris Evans), inquietante semi-indipendente killer che istruisce Richie nell’arte del congelamento e smaltimento dei corpi, diventerà un killer seriale senza soluzione di continuità.
Ci sono bel po ‘di déjà vu in questo film: blanda vita familiare, i tempi che cambiano, gli omicidi brutali, le scene diurne nei locali,e, naturalmente, la presenza di Liotta – è tutto un ricordo di Quei bravi ragazzi di Scorsese, ma senza l’arguzia e la profondità di carattere che contraddistingueva  l’opera citata.

Shannon Richie è di poche parole e non riflette. Anche il suo interesse sentimentale per i bambini in generale, e verso la propria famiglia, non ci dice molto su di lui. Semplicemente non c’è tutto quel sé interiore- non è interessato, e uccidere allevia le sue pulsioni Dexteriane.
Shannon porta al ruolo un vuoto, una forza brutale ed una magistrale credibilità: mentre la storia risulta stranamente opaca e banale.

Gli omicidi non portano grandi rivelazioni, non conducono la storia verso nessuna svolta narrativa, appiattendo volontariamente qualsiasi acme diegetico.

Il potere dell’opera rimane dunque recintato attorno alla figura e alla prestazione di Shannon che innalza la banalità del male grazie ad un efficace lettura e interpretazione attoriale.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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