Venezia69: Betrayal (Izmena)

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Venezia69: Betrayal (Izmena)

Trama:
Due conoscenti occasionali vengono a sapere che i rispettivi
coniugi sono amanti. La scoperta li spinge a compiere delle
azioni che prima non avrebbero mai avuto il coraggio di compiere.
La gelosia o la passione, la vendetta o il perdono? I protagonisti
cercano le basi per una vita nuova, ma non è facile:
il Tradimento sottomette ogni loro azione alla propria logica.

“Mio marito mi tradisce con sua moglie”.

Lo snodo del plot narrativo parte da questa affermazione da parte Franziska Petri, vera femme fatale algida, poco equilibrata e ossessionata, al paziente e protagonista del film Dejan Lilic.
Un opera intimista, atemporale e criptica,che dimostra come Serebrennikov non sia mai banale, ne nella pulizia e geometria della costruzione dell’inquadratura e tantomeno nelle idee di una sceneggiatura che tiene sempre sulle spine, non sottolinea mai qualcosa che si potrebbe già intuire da qualche dettaglio. La regia si divincola fra diversi registri, fra cui il tragico, il grottesco, il thriller, il melò mescolati insieme con maestria tra piani temporali e identità dei personaggi che cercano disperatamente un riconoscimento autoriale all’avanguardia.

PRO:
•    FOTOGRAFIA BELLISSIMA
•    ATTRICI AVVENENTI  che giustificano con la loro bellezza la follia dei rispettivi partner;
•    SOGGETTO INTERESSANTE


La storia si perde, o per meglio dire si dipana in diversi micro episodi che come un mosaico, a volte confusionario e ridondante, creano una storia incentrata sul cuore. Il cuore come molla di svariate sensazioni contrastanti, amore, odio, violenza,gelosia, ossessione, tutto concentrato in quasi due ore di opera cinematografica a tratti illeggibile.
Si, perché in seguito alla magistrale ellisse temporale, che introduce di fatto la “seconda” parte della storia, Serebrennikov sembra perdere le file del discorso, seguendo e palesando tutte le microstorie e sensazioni che si aprono all’interno della narrazione. Rimangono da giustificare almeno 45 min dove la lentezza diventa tensione, e il  film diventa ermetico e complesso.

CONTRO

•    TROPPO LUNGO
•    PERSONALE e POCO FRUIBILE

Audace, a mio parere, la scelta volontaria di omettere o rendere impalabile la colonna sonora, acuendo i tratti ossessivo/intimisti dell’opera stessa.

Trama:
Due conoscenti occasionali vengono a sapere che i rispettivi
coniugi sono amanti. La scoperta li spinge a compiere delle
azioni che prima non avrebbero mai avuto il coraggio di compiere.
La gelosia o la passione, la vendetta o il perdono? I protagonisti
cercano le basi per una vita nuova, ma non è facile:
il Tradimento sottomette ogni loro azione alla propria logica.

“Mio marito mi tradisce con sua moglie”.

Lo snodo del plot narrativo parte da questa affermazione da parte Franziska Petri, vera femme fatale algida, poco equilibrata e ossessionata, al paziente e protagonista del film Dejan Lilic.
Un opera intimista, atemporale e criptica,che dimostra come Serebrennikov non sia mai banale, ne nella pulizia e geometria della costruzione dell’inquadratura e tantomeno nelle idee di una sceneggiatura che tiene sempre sulle spine, non sottolinea mai qualcosa che si potrebbe già intuire da qualche dettaglio. La regia si divincola fra diversi registri, fra cui il tragico, il grottesco, il thriller, il melò mescolati insieme con maestria tra piani temporali e identità dei personaggi che cercano disperatamente un riconoscimento autoriale all’avanguardia.

PRO:
•    FOTOGRAFIA BELLISSIMA
•    ATTRICI AVVENENTI  che giustificano con la loro bellezza la follia dei rispettivi partner;
•    SOGGETTO INTERESSANTE
La storia si perde, o per meglio dire si dipana in diversi micro episodi che come un mosaico, a volte confusionario e ridondante, creano una storia incentrata sul cuore. Il cuore come molla di svariate sensazioni contrastanti, amore, odio, violenza,gelosia, ossessione, tutto concentrato in quasi due ore di opera cinematografica a tratti illeggibile.
Si, perché in seguito alla magistrale ellisse temporale, che introduce di fatto la “seconda” parte della storia, Serebrennikov sembra perdere le file del discorso, seguendo e palesando tutte le microstorie e sensazioni che si aprono all’interno della narrazione. Rimangono da giustificare almeno 45 min dove la lentezza diventa tensione, e il  film diventa ermetico e complesso.

CONTRO

•    TROPPO LUNGO
•    PERSONALE e POCO FRUIBILE

Audace, a mio parere, la scelta volontaria di omettere o rendere impalabile la colonna sonora, acuendo i tratti ossessivo/intimisti dell’opera stessa.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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