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L’Italia alle Olimpiadi S’è (Quasi) Desta

Per fortuna il peso dalle spalle forti di Federica Pellegrini e da quelle fragili di Alex Schwazer è stato tolto: non saranno additati come responsabili di un fallimento ora che sia il nuoto sia l’atletica hanno vinto la loro prima medaglia alle Olimpiadi. Bisogna dire grazie a Martina Grimaldi e a Fabrizio Donato.

La prima ha vinto il bronzo nella 10 km di nuoto in acque libere, di solito in mare qui in lago, la maratona del nuoto durata praticamente due ore in acqua a meno di 20 gradi. Il secondo ha vinto anch’esso il bronzo nel salto triplo con la misura di 17.48 realizzata in una serie di salti eccellente, che lo mostrava in gran forma nonostante un indolenzimento al tendine d’Achille. A fine gara, parole che fanno bene soprattutto alla federazione: “Io facendo sport mi diverto e basta”. Beato lui, verrebbe da dire. A dire comunque della bellezza della gara, anche il 4° posto rinfrancante di Daniele Greco.

Durante quella gara abbiamo assistito comunque alla più brutta immagine delle Olimpiadi: Leevan Sands, saltatore bahamense che durante il secondo dei tre movimenti del salto si spezza un ginocchio a causa del cedimento di una caviglia già infortunata. E sempre ieri, c’è stato un brutto esempio di quella che è la burocrazia della federazione internazionale di atletica: la staffetta sudafricana della 4×400, che non aveva terminato la semifinale a causa di una caduta, viene ammessa in finale. Tutto nasce da un corridore kenyano che cercando di prendere  bene una curva e la corsia fa inciampare l’avversario sudafricano. I giudici squalificano il Kenya, il quale accetta la decisione senza fare appello. Allora, il Sudafrica approfitta di un regolamento sciocco, fa ricorso per essere stato danneggiato e, vincendolo, è ammesso alla finale senza aver gareggiato e con due dei suoi 4 staffettisti completamente a riposo. Se la normativa fosse seria, avrebbero fatto correre il Sudafrica da solo (come avviene in altri sport o discipline come il nuoto) e verificati i tempi li avrebbe riammessi. Ma per amore di spettacolo (una finale con una squadra in più) si fa di tutto: a maggior ragione se in quella squadra c’è l’amatissimo Oscar Pistorius.

E lo spettacolo è tutto, lo sappiamo, per gli USA, soprattutto per le sue squadre. Poco da dire sui due dream team di basket, sia quello maschile sia quello femminile in semifinale: gli uomini hanno passeggiato quasi sempre, andando regolarmente oltre i 100 punti – tranne all’esordio con la Francia – e arrivando in semifinale contro l’Argentina, l’unica squadra ad averli mai battuti alle Olimpiadi (in semifinale nel 2004) da quando gli USA schierano i professionisti dell’NBA; le donne con quasi la stessa facilità, se non superiore, sono in finale contro la Francia. Ma il vero spettacolo – e anche un buon numero di polemiche – lo ha fornito la nazionale femminile di calcio, al 4° oro olimpico, il 3° consecutivo, dimostrando una spettacolarità di gioco e fantasia davvero notevoli, come dimostra l’incontro preliminare contro la Francia (arrivata 4^) o la semifinale contro il Canada (arrivato 3°) finita 4-3 ai supplementari, pietra dello scandalo però per un rigore regalato agli USA e la punizione del gol decisivo dubbia. Ma la qualità del gioco resta a prescindere dagli arbitri.

Chiudiamo con un dubbio, in attesa delle semifinali delle nazionali di pallanuoto e pallavolo: ieri il setterosa ha vinto 11-7 contro la Gran Bretagna nella finale per il 7° posto. Perché? Se ai mondiali e agli europei i gironcini dei perdenti servono per qualificarsi agli altri tornei maggiori, come per esempio alle Olimpiadi, ma a Londra a che servono? La svogliatezza delle giocatrici ieri era uno spot molto brutto per la pallanuoto, specie per chi anziché la medaglia di cartoncino bagnato voleva vincere l’oro.

P.S. Usain Bolt è nella leggenda, ma questo lo sapete già.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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