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Anche a San Marino Volevano le Olimpiadi

Seguire le Olimpiadi rende chiari alcuni misteri sportivi. Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della prima medaglia africana nella scherma, con l’egiziano Abouelkassem. Ieri abbiamo capito perché questa difficoltà: i capelli. Durante il quarto di finale della spada femminile a squadre tra Italia e Usa (vinto dalle americane che poi vinceranno il bronzo), la spadista Maya Lawrence ha avuto per almeno 15 minuti – senza contare le numerose interruzioni – problemi con la sua enorme e vistosissima pettinatura afro. Ci hanno provato prime le compagne, poi gli arbitri e persino le rivali. La maschera, con il meccanismo che trasmette il segnale delle stoccate, di chiudersi non voleva saperne. Ora nessuno dice di imporre il modo di pettinarsi a nessuno, ma ci sono scelte di look  – ma non solo – che danneggiano l’atleta, e soprattutto rendono difficile e fastidiosa la gare tanto agli atleti quanto agli arbitri. Non si tratta di convenzioni, che nella scherma comunque sono la base del regolamento, ma di rispetto.

Si tratta di retorica invece se parliamo dell’oro vinto ieri da Jessica Rossi nel tiro a volo: perché sentire l’inno e vedere sventolare la bandiera fa sempre un bell’effetto ai media, ma soprattutto perché la 20enne olimpionica e soprattutto autrice di un impossibile record del mondo (99 piattelli su 100) è nativa di Crevalcore, una figlia del terremoto come pateticamente hanno sottolineato molti tg. E’ bello ed emozionante che lei dedichi una vittoria superlativa alla sua terra, che non deve mollare; molto meno che l’informazione ci si getti a capofitto con furia, come una vittoria sportiva ricostruisca da sola lo spirito e le case degli abitanti emiliani. E allora, preferiamo concentrarsi su una zona lì vicino, San Marino. Nella stessa gara che ha incoronato Rossi, Alessandra Perilli ha sfiorato il podio, la prima medaglia della storia della piccola repubblica confinante con l’Italia. 5^ dopo le eliminatorie, ha fatto un prodigioso recupero che l’ha portata a pari merito con la francese Reaule e l’ex-campionessa olimpica ed ex-primatista Stefecekova. Nello spareggio, Perilli è stata la prima a sbagliare, scendendo orgogliosamente dal podio, ma siglando la più grande prestazione di sempre di un atleta sammarinese. Fra 4 anni a Rio, tiferemo anche per lei.

Così come non si può non tifare, ma il suo nome è molto più noto, per Oscar Pistorius, l’atleta doppiamente amputato che dopo aver fatto sfaceli nelle categorie per disabili dell’atletica, e dopo essere diventato il primo disabile a vincere un oro per normodotati (ai mondiali dell’anno scorso, in staffetta) ieri si è qualificato per la semifinale dei 400 metri e ha annunciato che correrà anche la staffetta. In attesa del re della velocità Usain Bolt è un ottimo viatico.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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