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Dio Salvi la Regina delle Olimpiadi

Come si diceva parlando del nuoto, che oggi chiuderà il suo programma, la regina delle Olimpiadi ha fatto ieri il suo ingresso in campo: l’atletica ha cominciato il suo programma con le prime qualificazioni e le prime medaglie, ma è bastata la prima mattinata per evidenziare l’ennesima falla nell’organizzazione olimpica. Durante le qualificazioni per il lancio del martello, un forte acquazzone si abbatte sullo stadio olimpico di Londra. Se le gare in pista, grazie alla resistenza dei materiali, non ne risentono, i concorsi con attrezzi hanno più problemi, perché le pedane diventano scivolosi. Ma nessuno ha provveduto a coprire i campi di gara per i concorsi – in questo caso il salto con l’asta dell’eptathlon, oltre al martello – né ad asciugare in alcun modo le pedane, senza però sospendere la gara. E di fatto, falsandola, perché tutti quelli che hanno lanciato dopo il maltempo non sono stati in grado di agire su un campo decente, così come alcune eptatlete hanno rischiato di farsi male con la loro asta.

Se ne è avvantaggiato il capitano della nazionale di atletica azzurra Nicola Vizzoni (già argento olimpico a Sidney nel 200), che nonostante un poco soddisfacente 74.79 si è qualificato per la finale, al contrario dell’altro italiano Povegliano, bloccato successivamente sul 71,55 (il suo personale è di 8 metri superiore). Dovrebbero prendere esempio dall’efficienza di Wimbledon e proprio il torneo di tennis ci impone una riflessione. Da quando nel 1988 il tennis è stato reintrodotto nel programma olimpico si è spesso disquisito su come il tennis non fosse sport olimpico, per il semplice fatto che il suo circuito è così indipendente dal resto degli sport e soprattutto così miliardario da non vedere nelle Olimpiadi e nel suo spirito il clou di un ciclo: così come il calcio senior, il rugby, il golf o altri sport, per un tennista il sogno è di vincere Wimbledon e non le Olimpiadi. E poi, tutte queste parole venate di invidia economica vengono gettate al vento da un’immagine: Juan Martìn Del Potro e Roger Federer piangono entrambi dopo la semifinale, durata 4 ore e 25, la più lunga partita non solo della storia olimpica ma dell’intero tennis sui tre set. Lo svizzero re del tennis strappa la finale per l’oro olimpico (l’unico che gli manca) con un 19-17 nel 3° set di un incontro splendido, che entra negli annali soprattutto per la grandiosa qualità e la tenacia dei due atleti. Che strappano il precedente record delle Olimpiadi a un altro grandioso incontro di qualche giorno fa: Tsonga-Raonic, finito per il primo 25-23 nel 3° set (in cui non c’è tie-break) dopo 3 ore e 56 minuti. Solo per la cronaca le finali del singolare sono Federer- Murray, replica della finale di Wimbledon di un mese fa, e Serena Williams-Sharapova, ossia il meglio del tennis in circolazione. alla faccia dello sport non olimpico.

Torniamo quindi a fare le pulci invece a uno sport olimpico per eccellenza, i tuffi: anche in uno sport di pura prestazione tecnica, ci sono i trucchetti, che vengono dal più impensabile degli oggetti, il piccolo asciugamano facciale denominato pelle, come quella di daino con sui si lucidano le auto. Sono in micro-fibra e servono per asciugarsi, ovviamente: ma se gettati con discrezione dentro la piscina in cui si effettua un tuffo danno un’indicazione di spazio e tempo alle atlete, perché indicano dove arrivare col tuffo e quando stendersi per l’ingresso in acqua. Se ti fai accorgere dai giudici (e come potrebbe essere altrimenti) ti penalizzano, com’è accaduto ieri nella qualificazione del trampolino donne da 3 metri (Cagnotto e Dallapè qualificate). Oltre a darti del fesso.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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