IN VIAGGIO CON CAPOSSELA. La Tappa Romana del Tour “Rebetiko Gymnastas – esercizi allo scoperto”

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IN VIAGGIO CON CAPOSSELA. La Tappa Romana del Tour “Rebetiko Gymnastas – esercizi allo scoperto”

“Spero vi abbia fatto male”.

Con questa frase si è concluso il concerto romano di  Vinicio Capossela, impegnato nel tour estivo ‘Rebetiko Gymnastas – esercizi allo scoperto’, dove presenta il suo nuovo lavoro “Rebetiko Gymnastas” pubblicato dal 12 giugno in Italia e Grecia per La Cupa/Warner. Un concerto dalle sonorità ellenico-mediterranee, come suggerisce appunto il titolo, in cui Capossela, voce e pianoforte, era accompagnato da una band italo-greca composta dai “cumbari” Glauco Zuppoli al contrabasso, Vincenzo Vasi al campionatore, Alessandro Stefana alle chitarre, Vassilis Massalas al baglamas, Ntinos Chatziiordanou all’ accordeòn, Dimitrios Emmanouil alle percussioni e Manolis Pappos, uno dei più grandi compositori grechi che ha stupito il pubblico con un meraviglioso solo di bouzouki. Il titolo dell’album è evocativo delle sonorità che ci aspettano in questo tour estivo: il Rebetiko è un genere musicale tipicamente greco nato nella società emarginata della Grecia che trasmette storie di amore e morte, alternando toni tristi a toni ironici. Il grande palco della cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma era occupato solo al centro da strumenti e musicisti, illuminati da alcuni fari che, come fossero candele, donavano all’ambiente un’atmosfera da locanda su un porto di mare. Vinicio Capossela fa il suo ingresso rompendo un piatto nella parte del palco antistante al suo microfono, onorando così una tradizione greca chiamata “kefi” che vede nella rottura di piatti durante una manifestazione artistica, un espediente per scacciare influenze negative durante lo spettacolo. Uno spettacolo che ha visto tra i protagonisti una grande voce greca, Kati Ntali che Vinicio definisce “una voce potente con la civetteria di Patty Pravo”. A suon di sirtaki il concerto salpa verso rivisitazioni di classici come l’omaggio a Ennio Morricone che Capossela ha definito un “western ellenico” o come la rilettura in chiave rebetika del brano divenuto famoso per essere stata la soundtrack di Pulp Fiction, “Misirlou”.Tra una canzone greca e una italiana, Vinicio legge poesie, cerca di scuotere sempre di più il pubblico, portandoli a momenti di riflessione personale. Racconta aneddoti come preambolo dell’esecuzione, che raggiunge l’apice con “Brucia Troia”, dove con pelliccia e maschera regala ai presenti  minuti di intenso spettacolo e forti emozioni che confluiscono poi ne “Il ballo di San Vito”. Il concerto sembra volgere al termine ma, con “Scivola vai via”, Vinicio dà inizio alla seconda parte del concerto, riproponendo classici del suo repertorio e dando spazio ai duetti con Manolis, interpretando il brano Atakti, preceduto da una toccante poesia, e il classico italiano “Come prima” (1957 – Tony Dallara) con Kati Ntali che viene anticipato da un aneddoto di Capossela in cui rivela di quando Kati gli raccontò di un amore di gioventù  italiano che aveva come colonna sonora proprio il successo di Tony Dallara. In tre ore di concerto  abbiamo viaggiato nel mediterraneo con Vinicio, abbiamo ascoltato di “amore e morte”, di ironia e drammi e abbiamo messo in discussione il nostro mondo interiore. Le sue parole come lame e la sua voce come la mano che sferra colpi allo stomaco.

Sì, ci ha fatto male.

Articolo di Eleonora D’Andrea

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