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Lo Spirito delle Olimpiadi non Abita Più Qui (?)

Cos’è lo spirito olimpico? Semplificando si potrebbe citare la frase ” L’importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene” coniata da De Coubertin come promotore dei moderni giochi. Dare il massimo per arrivare alla fine e onorare in questo modo chi vince e chi perde. Storie come quella di Moussambani raccontata ieri, o come quella di Hamadou Djibo Issaka, canottiere nigeriano che come Eric l’anguilla è salito su un’imbarcazione 3 mesi fa e si è ritrovato alle Olimpiadi in virtù della wild card, arrivando nella sua batteria ultimo a più di 90 secondi dal penultimo, ma con l’entusiasmo della folla. Quello spirito è stato trafitto (quasi) a morte ieri, quando scoppia lo scandalo badminton, uno di quegli sport che per il mondo esistono solo ai Giochi e che quindi per essi dovrebbero vivere.

Ieri si è scoperto che il concetto di “biscotto”, inteso come combine e aggiustamento – quello di Svezia-Danimarca degli europei ’04, quello che farà squalificare giocatori e allenatori in serie A – esiste anche nello sport del volano. Sono 8 le giocatrici finite sotto inchieste, un paio già squalificate, per aver perso volontariamente un incontro con lo scopo di aggiustarsi la classifica del girone per non incontrare nel turno successivo avversarie più quotate. Mediaset Sport riporta: “Sotto accusa, in particolare, è finito un match di doppio tra le cinesi Yu Yang e Wang Xiaoli contro le sudcoreane Jung Kyung e Kim Ha Na. Le cinesi, già qualificate, hanno perso contro le meno quotate avversarie in una partita che non ha visto scambi più lunghi di quattro colpi oltre che a battute direttamente a rete o volutamente fuori dal campo di gioco. In questo modo, Yu e Wang (che si sono giustificate quasi come Buffon, “2 feriti sono meglio di un morto”) hanno evitato l’incontro nelle eliminatorie con le connazionali Tian Qing e Zhao Yunlei. Il pubblico non ha pero’ gradito e le giocatrici hanno lasciato il campo tra i fischi”. Oltre alle cinesi nel mirino due doppi sud-coreani e uno indonesiano, con lo spettro delle scommesse clandestine sullo sfondo. Alla faccia del calcio miliardario.

E continua a colpire, se non lo spirito olimpico la pazienza degli spettatori, la querelle tra Magnini e la nazionale azzurra di nuoto: dopo le frecciate, arrivano i tweet (evidentemente l’affaire Daley non ha insegnato nulla) con il nuotatore che insulta chi lo critica, bollando come “gente cattiva” chi sta contro di lui sui social network e, come se non bastasse, ufficializza le indiscrezioni secondo ci sarebbe una faida interna all’interno della nazionale, schierandosi contro l’allenatore e Dotto che oggi, dopo la qualificazione nei 50 stile, rigetta le accuse definendole “campate in aria”. Panni sporchi che con tutta quell’acqua potrebbero lavarsi per conto loro.

Meno male che l’Italia ha ancora qualche vero campione a contatto con l’acqua: Daniele Molmenti che ieri ha festeggiato il suo 28° compleanno con una medaglia d’oro nello slalom del kayak. Una prova la sua splendida che vale molto più di una torta di compleanno alle Olimpiadi. Chi non festeggia è la Gran Bretagna: non solo perché si è accorta che organizzare le Olimpiadi non è una passeggiata, e non solo perché le stime degli analisti e i primi dati di affluenza remano contro il comitato che – preventivando 2,5 miliardi – ne ha spesi ufficialmente più di 9, con voci che parlano invece di 24, sperando di incassarne almeno 10. Pare invece che non incasseranno che un decimo di questa stima. Per non parlare di una compagine sportiva non all’altezza: non solo perché le medaglie arrivano quasi col contagocce, per una nazione ospitante, ma proprio perché per questo status la Gran Bretagna è costretta a schierare almeno un atleta o una squadra in ciascuna competizione. E così si vedono squadre dilettantesche o create per l’occasione senza alcun tipo di preparazione degna delle Olimpiadi. E se è giusto applaudire la volontà delle ragazze della pallavolo che hanno lottato almeno nel 1° set contro le quotate avversarie italiane, è stato desolante vedere una squadra di fioretto che ha faticato ad arrivare a 10 stoccate su 45 contro le azzurre. In nome dello spirito olimpico, valgono anche le figuracce evitabili?

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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