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Le Colpe degli Altri e Quelle Proprie alle Olimpiadi di Londra

Quello che salta all’occhio se si guardano i primi giorni di Olimpiadi è che i nuotatori italiani sono alla frutta. Nessuna medaglia, pochissime finali conquistate, prestazioni regolarmente al di sotto delle possibilità. Di chi è la colpa? Certo degli atleti che non hanno dato il massimo e non si sono concentrati. Ma questo può valere per il singolo atleta. Ma se il problema è di un intero movimento? Evidentemente c’è un problema di squadra, di preparazione, di incapacità di portare la mente e i corpi dei nuotatori al livello ottimale per affrontare la più importante delle gare. Però evidentemente è un argomento tabù. Certo quando Federica Pellegrini – con sobrietà – e Luca Magnini – con fare cafoncello, specie coi giornalisti – denunciano difficoltà generali sulla preparazione e anche sull’amalgama interna alla squadra di nuoto, si sente aria di scarico di barili; ma i fatti finora danno loro ragione.

Ma il problema della coppia Magnini-Pellegrini è che hanno commesso il peccato originale per un italiano, diventare famoso, avere successo, innescando il meccanismo mediatico per cui tutti ti vogliono vedere, in ogni istante, e allo stesso tempo se ne lamentano. Se hai fatto pubblicità, se sei sulle riviste, se ti permetti il lusso di avere un fidanzato pubblicamente e magari esserne anche felice (tralasciando il discorso maschilista dietro l’idea di atleta che fa sesso), allora sei scandalo, sei feccia, le tue parole hanno valore solo contro di te. Siamo italiani: scarichiamo i barili dalle nostre responsabilità per riempirli con acredine e invidia.

Di certo, il problema dell’invidia non riguarda i confronti di Eric Moussambani, il peggior nuotatore del mondo, ora alla guida della nazionale della Guinea Equatoriale. Il suo mito nasce nel 2000 a Sidney: da pallavolista impara nuotare 8 mesi prima della gara, da autodidatta, in un albergo. Sfruttando la wild card che il CIO dà ai paesi emergenti senza qualificati, Moussambani viene scaraventato a Sidney. Nella sua batteria, la 1^, deve affrontare il nigeriano Karim Bare e il tagiko Farkhod Oripov. I quali entrambi, contemporaneamente commettono falsa partenza e vengono squalificati. Eric è da solo, 17.000 persone a incitarlo: la prima metà va via, con difficoltà ma senza drammi. E’ la seconda vasca quella tragica: lo stile incerto e dilettantesco che varrà al nuotatore il nome di Eric l’anguilla gli impedisce in pratica di avanzare, 50 metri nel suo corpo diventano due chilometri, lui pensa quasi di mollare a metà vasca, ma poi spinto dal pubblico finisce quella che ha definito “la più grande fatica della mia vita”, col tempo di 1′ 57″52, il più lento della storia delle Olimpiadi. Il nome di Moussambani è tornato sulle labbra ieri, quando Il post ha pubblicato un articolo (con video imperdibile) in cui si raccontava la sua carriera di allenatore della nazionale alle Olimpiadi di Londra, dopo aver portato il suo personale a un più umano di 57 secondi. Poi c’è stata la rettifica: la Guinea Equatoriale non ha nuotatori, ma la storia di Eric l’anguilla era troppo bella per non essere raccontata.

Dal lato opposto dell’Olimpo sportivo, un altro nuotatore si staglia come più grande atleta, come Zeus della storia delle Olimpiadi: Michael Phelps, con l’argento nei 200 farfalla e l’oro nella staffetta 4×200 stile libero diventa l’atleta che ha vinto il maggior numero di medaglie nella storia, 19 di cui 15 d’oro (altro record assoluto). Era proprio l’oro il grande assente, dopo qualche delusione come l’ultima manata di Leclos che gli ha fatto perdere la vittoria nell’altra finale di ieri, ed è arrivato anche quello, facendogli superare la ginnasta Larisa Latynina ferma a 18 medaglie (9 ori) vinte tra il ’56 e il ’64.

E a proposito di record, ieri – nella prima giornata senza medaglie della nazionale azzurra – si è assistito all’esempio dello sviluppo dei paesi emergenti: la scherma, casa nostra si potrebbe dire, ha visto la prima medaglia mondiale e olimpica vinta da un atleta africano, precisamente l’egiziano Alaaeldin Abouelkassem che dopo aver sconfitto Cassarà si è arreso in finale al colosso cinese Lei dimostrando però uno spirito indomabile – nonostante il totale deficit tecnologico che dopo il caso cronometro ora mette sotto accusa l’inaffidabilità del sistema wireless nel conteggio delle stoccate -, di quelli che fanno capire cosa sono le Olimpiadi.

Qualcosa che pare non aver capito bene l’Inghilterra e la squadra britannica: oltre ad aver vinto un solo oro nel canottaggio e inanellato qualche delusione, dimostrano difficoltà palesi di organizzazione, avendo sub-appaltato sicurezza, trasporti e altri servizi fondamentali a società private poco accorte e ceduta la sovranità sul territorio al marketing del comitato olimpico. Un esempio è proprio legato alla più grande delusione sportiva finora degli albionici: Tom Daley. Il tuffatore star non è riuscito a conquistare il podio nei sincronizzati dal trampolino di 3 metri, il suo profilo Twitter è invaso di frecciate e insulti, di cui uno fa imbizzarrire l’atleta: “Pensa alla delusione che hai dato ai tuoi genitori”. Scatta la denuncia e l’arresto per “messaggi maliziosi”. Roba da dittatura, o semplicemente da chi ha cominciato a perdere il controllo della situazione.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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