I Prodigy all’Heineken Jammin Festival!

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I Prodigy all’Heineken Jammin Festival!

Un po’ di pioggia non ha mai fatto male a nessuno ma un diluvio come quello di ieri subito prima dell’esibizione dei Prodigy non può che riportare alla mente ciò che è avvenuto all’ HJF del 2010 (l’esibizione dei Green Day venne annullata 10 minuti prima del loro ingresso a causa di condizioni atmosferiche avverse) e trascinare il pubblico in un tunnel senza uscita fatto di strane supposizioni e tentativi di rispondere alla domanda cruciale: “il concerto verrà annullato o no?” Ma il maltempo sembra concedere una piccola pausa 5 minuti prima dell’ingresso previsto della band, e c’è chi urla al miracolo e chi al magico potere della d ‘n b .Si accendono le luci on stage e con loro anche tutta l’arena, che si lancia indemoniata verso il palco riconoscendo la voce di  Maxim e di Kate come un richiamo ipnotico: i Prodigy sono arrivati e vogliono urlarlo a squarciagola, aprendo il concerto con una “World on Fire” potentissima e una “Breathe” che ha fatto impazzire i fan totalmente immersi nel pogo più delirante. Una scaletta fantastica che raccoglie tutti (o quasi, l’assenza di “Out of Space” e “Girls” ha lasciato l’amaro in bocca a molti) i loro più grandi successi, da “Voodo People” a “Invaders must Die”, e sulle note di “Omen” ricomincia una pioggia battente a cui nessuno sembra dare peso, Rho Fiera è in fiamme, canta a pieni polmoni e si lancia in balli sfrenati, come per sfidare i lampi all’ orizzonte che fanno da cornice perfetta ad un trio formidabile: Maxim e Kate sono dei veri e propri animali da palcoscenico, le loro urla entrano nelle viscere e smuovono ogni singolo muscolo del corpo, dando la riprova che anche se gli anni passano la grinta e la voglia di dare il meglio on stage è ancora al massimo.

 Una “Smack my Bitch Up” martellante chiude il concerto ma i fan vogliono di più e i Prodigy li accontentano, tornando sul palco sulle note di “Take me to Hospital” e finendo con “Their Law”. Le luci si riaccendono e mi guardo intorno: siamo tutti bagnati fradici, c’è chi zoppica, chi scopre lividi effetto del pogo e chi ancora canticchia “Smack my bitch up”, ma poco importa, perché è uno solo il coro che si eleva dalla platea: “Fuck the Rain, Join the Rave” Le nuvole spariscono lasciando il posto ad un cielo limpido quando a mezzanotte circa sul palco viene calato un velo che cela il volto dei Gorillaz e su cui appare la band “Virtuale”, con i 4 componenti trasformati in cartoni animati. Uno show multimediale di circa un’ora e mezza fatto di proiezioni video, giochi di luci e tanta elettronica intervalla alla dubstep, in cui la band alterna remix dei loro successi (“Feel Good” e “Clint Eastwood” per citarne alcuni) a sperimentazioni audio e video, per uno show da vedere e da ascoltare a pieno. Peccato che si siano saliti sul palco così tardi, il pubblico era stanco e dimezzato e non ha goduto a pieno dell’esibizione.

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