Il Ritorno dei Blink 182. Four Magazine al Concerto al Forum D’Assago

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Il Ritorno dei Blink 182. Four Magazine al Concerto al Forum D’Assago

Il giorno è finalmente arrivato, per la gioia di tutti i fan che hanno dovuto aspettare più di un anno per vedere dal vivo il trio californiano (il concerto era infatti previsto per la scorsa estate).Non è un sold out, eppure c’è chi giura di essersi messo in fila dalle prime ore del giorno per riuscire a toccare le transenne; e del resto come dargli torto, il concerto dei Blink 182 ha il sapore di seconda possibilità, quella data dopo lo scioglimento del 2005, quella che ti permette di vedere dal vivo la band che ha segnato la tua adolescenza, e per questo va vissuta al massimo e facendo qualche sacrificio. Nell’aria c’è attesa, curiosità e un sacco di dubbi: saranno cambiati? Sono di nuovo pronti a calcare i palchi o è una reunion dovuta a necessità di marketing? Quella dal vivo è la prova decisiva, in parte superata dopo l’uscita di “Neighborhoods”, album uscito nel 2011 che segna una evidente crescita della band. Il concerto si apre con “Feeling This” e corre veloce fra canzoni dell’ultimo album e hit storiche alla “what’s my age again”, ma la sensazione è sempre una sola: Tom DeLonge e Mark Hoppus non sono comunicativi, sbiascicano qualche parola in italiano (un’infinità di grazie, scusi buonasera) e tentano di riscaldare i fan con qualche battuta(scontata), per poi lanciarsi in rutti a tempo di musica sulle note di “Always”. Ci sono sbavature nelle voci che lasciano un po’ a desiderare, ma ci penso e sorrido, sono ad un concerto punk ed il punk è basato su urla di stomaco, come del resto mi fa notare il pubblico completamente in visibilio alla vista di Tom DeLonge che quasi rimane a torso nudo mentre ulula una “Ghost on the Dancefloor” con tutta la voce che ha in corpo; da qui chitarrista e bassista  si rianimano ed escono dalla tranche in cui erano caduti, suonando una “All the small things” fenomenale e giocando a prendere in giro le Spice Girls.Si balla, si canta, si poga e soprattutto si rimane impressionati da un Travis Barker impeccabile, sempre sul pezzo, che  ha dato carica a tutto lo show ed è stato il vero protagonista durante “I miss you” (mentre DeLonge e Hoppus perdevano colpi).

Ma Barker fa molto di più, regalandoci il momento più alto del concerto: un assolo di batteria da brividi, in cui è riuscito a fondere il sound hip-hop con il punk rock, facendosi così incoronare dal pubblico re della serata e  vero frontman di un gruppo di cui altrimenti non varrebbe la pena vedere un live.

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