Shameless. A Gallagher’s Story

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Shameless. A Gallagher’s Story

Un finale commovente per Shameless, volto a riscattare una seconda stagione che mette al fuoco un po’ troppo, rischiando di demolire i pilastri portanti di una serie che ha fatto delle peculiarità oggettive di ogni personaggio il proprio punto di forza.

Ma procediamo con ordine…

Alla fine della prima serie avevamo lasciato la primogenita Fiona decisa, seppur a malincuore, a non lasciarsi investire dal folle piano dell’amato Steve/Jimmy di mollare tutto e trasferirsi in capo al mondo. Il suo posto è con Lip, Ian, Debbie, Carl e Liam: sbarcare il lunario e dare loro una parvenza di famiglia dopo l’ennesimo abbandono di Monica (la mamma) e le innumerevoli mancanze e problematiche sollevate da Frank, padre alcolizzato e nullafacente.

E’ estate a Chicago, quale migliore occasione per coinvolgere tutta la famiglia in estenuanti quanto fantasiosi metodi per procurarsi i soldi in vista dell’inverno; così tra l’asilo in casa gestito dall’intraprendente Debbie, le generose mance dei business men  adescati dall’amica per Fiona, il carrozzone di “bibite, gelati e non solo” di Lip e Kevin, tutto procede nel migliore dei modi.

Sono quattro gli snodi narrativi di questa seconda stagione che, seppur non si avvicini neanche lontanamente alla freschezza e alla compattezza narrativa della precedente, regala comunque parecchie emozioni. Vediamo:

Il ritorno di Peggy – Dopo una prima apparizione nella prima stagione che ne aveva lasciato intravedere il carattere e il background esplosivo, la nonna esce di prigione e fa ritorno in casa Gallagher. La reazione di Frank svelerà finalmente un po’ di questo personaggio che, seppur centrale, è stato ridotto fino ad ora ad una sorta di caricatura di se stesso.

La gravidanza di Karen – Che fosse un personaggio piuttosto problematico già lo sapevamo, ma se nella prima stagione i suoi eccessi risultavano comprensibili, in questa gli sceneggiatori quasi si accaniscono trasformandola in una sgualdrina insensibile e opportunista che miete vittime a go-go, in primis Lip che passa da genio potenziale a sbandato invischiato in un tale turbinio di storyline che a salvarlo è solo l’interpretazione eccezionale di Jeremy White.

Il ritorno di Steve/Jimmy – Che sarebbe tornato ce lo aspettavamo tutti, in verità però, se si eccettua l’ultimissima puntata, a me risulta quasi fastidioso. Sarà per l’interpretazione non particolarmente brillante di Justin Chatwin, o per la montagna di menzogne che rappresentano la sua vita, di fatto non convince almeno fino a quando nel finale trova il modo di riscattarsi…

Il (non) ritorno di Monica – Già nella capatina della prima stagione avevamo avuto modo di inquadrare il personaggio.  Qui in realtà la sua presenza altro non è che “l’yin dello yang” di Frank, l’éscamotage per dare finalmente un volto al principio del mal de vivre di un uomo – interpretato magistralmente da William H. Macy – che abbandonato da madre e moglie rigetta non solo la sua figura di padre ma di uomo nella sua totalità.

Senza nulla anticipare al pubblico, sappiate però che nel finale di questa seconda stagione vi sono alcuni dei momenti più toccanti di una serie basata più che altro su un registro da commedia e che riconduce come per magia tutto al proprio posto. Dopo il vento di cambiamento che ha sferzato in questi dodici episodi, Fiona riacquista il suo ruolo centrale e insostituibile nella famiglia, Lip come la pecorella smarrita torna all’ovile, Veronica e Kevin, tra varie vicissitudini, tornano a fare ciò che sanno far meglio e, come si dice, tutti vivono felici e contenti. O quasi…

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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